Nuovi lockdown e impatto economico: perché i mercati non li temono?

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Alberto Battaglia
15.11.2021
Tempo di lettura: 5'
In alcuni Paesi europei i nuovi contagi Covid sono ai massimi di sempre, ma questo è solo parte della storia, e i mercati hanno retto

Austria e Olanda hanno iniziato a reintrodurre restrizioni anti-contagio dopo l'impennata nei nuovi casi. Ma ci sono buone ragioni per credere che il contenimento del Covid, nell'inverno europeo di quest'anno, non richiederà misure paragonabili a quelle del 2020

Con un impatto economico che si prevede moderato, l'azionario europeo è rimasto orientato verso la crescita

Nel corso dell'ultimo fine settimana la parola 'lockdown' si è guadagnata nuovo spazio sulle cronache europee. In Austria sono entrate in vigore a partire da lunedì 15 novembre una serie restrizioni selettive che colpiranno i non vaccinati, mentre in Olanda, a partire dal precedente sabato, bar e ristoranti saranno costretti ad abbassare le serrande con orario anticipato, con varie altre restrizioni sulla frequentazione dei luoghi affollati, come gli stadi. Le scelte non sono state casuali: per Austria e Olanda i nuovi contagi settimanali sono ai massimi da inizio pandemia e, in rapporto alla popolazione, sono due fra i Paesi colpiti al mondo. Il ritorno dei contagi ha una portata europea: rispetto al 14 novembre del 2020 il ritmo dei nuovi casi, un anno dopo, è analogo o superiore almeno per alcuni Paesi, fra cui anche Germania (ai massimi da inizio pandemia) e Regno Unito.



Se ci si fermasse a queste evidenze sarebbe lecito aspettarsi un nuovo inverno turbolento per l'economia e per i mercati, che potrebbero essere nuovamente colpiti dalle chiusure e dalle misure anti-Covid. Uno sguardo più approfondito sui dati, però, aiuta a capire perché la nuova ondata che si sta formando in Europa nelle ultime settimane non ha scalfito gli indici azionari. Nel mese che ha portato al 15 novembre, infatti, l'Euro Stoxx 600 ha aggiunto il 3,78%, nonostante la crescita dei contagi (e i timori legati all'inflazione).

Covid, cos'è cambiato rispetto al 2020


A risultare molto diversa rispetto a un anno fa, infatti, è il potere che il Covid-19 avrebbe perduto nel minacciare la tenuta degli ospedali. In nessuno fra i grandi Paesi europei, Austria e Olanda incluse, il numero dei ricoveri è pari o superiore a quello osservato un anno fa. Il 7 novembre in Austria c'erano 1.570 soggetti ospedalizzati contro i 2.533 di un anno prima (-38,02%). Nel Regno Unito, nello stesso periodo, il confronto è fra 8796 ricoverati attuali contro i 14.314 (-38,55%). E se si prendono in considerazione i Paesi attualmente meno colpiti il confronto è ancora più netto. In Italia, ad esempio, il calo dei ricoverati nel confronto anno su anno al 7 novembre è dell'87,15% (3.565 contro 27.743).



Tutto questo sta spingendo gli operatori di mercato e gli economisti a mantenere una visione complessivamente ottimista sul possibile impatto del coronavirus in questo inverno.

L'ipotesi è che i lockdown torneranno “mirati”, come avvenuto in Austria, colpendo una platea specifica di soggetti non vaccinati o che, comunque, le chiusure complete osservate l'anno scorso non saranno nuovamente adottate. Se la pressione del Covid sugli ospedali si manterrà controllabile, un impatto economico moderato in Europa appare come lo scenario più probabile.

Dai dati attualmente acquisiti sembra di osservare un importante contributo dalla campagna vaccinale, data una certa correlazione fra il ritmo dei nuovi contagi e percentuale nell'immunizzazione della popolazione. Se questa tendenza fosse confermata, Portogallo, Spagna e Italia si confermerebbero fra le economie meglio attrezzate per contenere Covid, misure anti-contagio e, in ultima analisi, l'impatto economico della pandemia nel periodo invernale. Sul versante opposto, invece, sarebbero più esposte, in Europa, Svizzera, Austria, Germania e Svezia.

Nonostante le prospettive generalmente più rassicuranti rispetto a un anno fa, la Covid-19 potrebbe comunque incidere in modo localizzato su alcuni particolari settori, a partire dal commercio al dettaglio. "A questo punto ci aspettiamo un'ammaccatura nei consumi, ma non un deragliamento”, ha dichiarato al Financial Times l'economista di Allianz, Katharina Utermöhl, “sarà di nuovo un anno terribile per le vendite natalizie al dettaglio , ma in gran parte queste si sposteranno online e pensiamo che ristoranti, viaggi e alloggi continueranno a registrare migliori risultati".

"Non credo che i ristoranti torneranno di nuovo semivuoti, poiché il virus avrà solo un impatto modesto", ha detto il capo economista di Berenberg, Holger Schmieding, "il più grande rischio al ribasso per la crescita sono catena di approvvigionamento”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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