I mercati si possono fidare del vaccino anti covid?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
10.11.2020
Tempo di lettura: 5'
L'euforia dei mercati per il vaccino sembra aver innescato una vera e propria rotazione dei titoli in portafoglio, segnando l'inizio della fine (della crisi). È davvero così? Le banche centrali chiuderanno i cordoni della borsa? Rispondono Marco Mossetti (Credit Suisse) e Tommaso Federici (Ifigest)

La rotazione andrà sicuramente avanti nel breve periodo. Il consenso del mercato adesso è posizionato su un prosieguo della rotazione, poiché già scontava un probabile arrivo dei vaccini, anche se non al 100%. E poi c'era l'incertezza delle elezioni Usa

L'impulso della notizia del vaccino Pfizer rispetto a quello del post elezioni è diverso. Il movimento post elettorale è stato guidato da una riduzione del premio per il rischio. È venuto meno un fattore di incertezza molto importante. Il vaccino invece ha un effetto sulle prospettive di crescita

Per andare "oltre l'anno", non si potrà prescindere dall'andamento delle politiche economiche e fiscali. Al momento, le previsioni degli analisti dicono che i tassi non saliranno fino al 2025

Dal punto di vista geografico, c'è un Paese in particolare che beneficerà dell'effetto positivo del vaccino, essendo esposto per il 33% a titoli correlati negativamente con la pandemia

La rivincita della tradizione. Così potrebbe battezzarsi la giornata borsistica di lunedì 9 novembre 2020. Infatti, nel giorno in cui Pfizer annunciava dati di efficacia superiori al 90% per il suo vaccino anti covid, su tutte le principali piazze balzavano i “vecchi” titoli value, quelli di un'economia che viaggia, si muove, si assicura, non mangia sempre chiusa in casa. Quindi: trasporti, aviolinee, servizi finanziari, bancari, petroliferi, assicurazioni. I titoli ciclici. Di contro, i campioni del 2020, ossia tech, biotech, healthcare, consegna di cibo a domicilio, prodotti per la casa, hanno sofferto. Ne stiamo uscendo? È l'inizio della fine?

Mercati, incertezza da vaccino versus incertezza da elezioni Usa


«La rotazione andrà sicuramente avanti nel breve periodo», specifica Tommaso Federici, vicedirettore generale e direttore investimenti Ifigest, laddove «per “breve periodo” intendiamo i prossimi tre-sei mesi». Il consenso del mercato è posizionato su un prosieguo della rotazione, poiché «già scontava un probabile arrivo dei vaccini, anche se non al 100%. Era sul 50%-60%, e poi c'era l'incertezza delle elezioni». I due accadimenti sono però diversi.

Aggiunge Marco Mossetti, senior portfolio manager di Credit Suisse, «l'impulso della notizia del vaccino Pfizer rispetto a quello del post elezioni è diverso. Il movimento post elettorale è stato guidato da una riduzione del premio per il rischio. È venuto meno un fattore di incertezza molto importante. Il vaccino invece ha un effetto sulle prospettive di crescita: a seguire, avremo i dati di Moderna, che utilizza la stessa tecnologia di Pfizer. Poi, ci sarà Astra Zeneca. E dal secondo trimestre 2021 si potrà iniziare ad avere una vaccinazione di massa». Ciò si rispecchia nei riflessi di Borsa. «Dopo le elezioni, sono stati i titoli ‘star' di quest'anno a brillare. Il vaccino invece ha spinto le aree depresse del listino». Marco Mossetti inoltre ricorda che il vaccino Pfizer necessita di due dosi e che deve essere conservato a -80 gradi. Anche per questo, «il tema della logistica giocherà un ruolo importante».

Le banche centrali e i tassi. Per andare «oltre l'anno»


Per superare il breve periodo e andare «oltre l'anno, non si potrà prescindere dall'andamento delle politiche economiche e fiscali», ammonisce Tommaso Federici. Al momento, le previsioni degli analisti ci dicono che «i tassi non saliranno fino al 2025. La Bce del resto deve ancora aumentare il Qe [sia Pepp che App, ndr]. Mentre la Fed deve terminare la messa a terra dei suoi stimoli. E creane di altri: è in arrivo il quinto pacchetto di stimoli negli Usa. In Europa c'è ancora da implementare tutta l'impalcatura del recovery fund».

Federici poi ricorda che il consenso economico attuale è per una crescita 2021 un po' più bassa di quella che un vaccino già distribuito alle fasce più a rischio avrebbe garantito. Ad ogni modo, per i mercati è una buona notizia. «Nel lungo termine i tassi potrebbero salire, ma non tanto. Potrebbero esserci degli aggiustamenti, ma non tanto da far deragliare l'impianto”.

La rotazione dei mercati in seguito al vaccino cambierà la traiettoria dello stimolo monetario e fiscale?


«Ciò che è essenziale comprendere adesso, è se questa notizia cambierà la traiettoria di stimolo monetario e fiscale nei prossimi importanti appuntamenti», conviene Mossetti. Il mercato si aspetta che l'Ecb continui a sostenere l'economia aumentando i suoi programmi di stimolo. Nel caso degli Usa, bisogna vedere quali dimensioni avrà l'ulteriore sforzo che il Congresso si appresta a compiere. In questa fase, «il rischio potrebbe essere che, in presenza di un miglioramento delle prospettive, gli stimoli delle banche centrali potrebbero aver raggiunto il loro apice», conclude Mossetti. Il combinato disposto del vaccino e degli stimoli delle banche centrali farà tornare l'inflazione? «Non ci sarà un ritorno dell'inflazione quanto piuttosto una reflazione», afferma Federici. «Si pensi solo a quanto tempo ci vorrà per recuperare tutta la disoccupazione. Gli interventi pubblici diventano inflazione se la moneta circola, altrimenti no. Nel 2011, quando il bund rendeva il 4%, l'inflazione era alta perché la velocità di circolazione della moneta (M3) era elevata».

Il Regno Unito (che sorpresa!) e i megatrend


Dal punto di vista geografico, «chi beneficerà più di tutti dall'arrivo del vaccino è il Regno Unito, esposto per il 33% da società negativamente legate alla pandemia (trasporti, finanziari, società minerarie, assicurazioni, energia…)», prosegue Mossetti. E i megatrend digitali e tech, resteranno? «Si, alcuni di essi hanno subìto una forte accelerazione nel 2020. Però bisogna avere in mente che i titoli legati all'e-commerce e al tech in generale si troveranno nel 2021 ad avere confronti anno su anno più difficili rispetto ai titoli ciclici, tradizionali».

Federici aggiunge che «il tech non è certo da vendere». Si tratta delle «aziende più belle del mondo, quelle in cui è il futuro». Ma bisogna essere consapevoli che «nei prossimi mesi, a causa della rotazione, questo comparto soffrirà. Ora punterei più sulla rotazione che sul livello degli indici», prosegue l'esperto.
caporedattore

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti