May bye bye. Theresa lascia, arriva Boris Johnson

Teresa Scarale
Teresa Scarale
23.7.2019
Tempo di lettura: 5'
Come annunciato, il 24 luglio 2019 Theresa May lascia. Il suo traghettamento verso la Brexit è stato disastroso: non è arrivato a destinazione. Ora, il regno è tutto nelle mani del nuovo premier Boris Johnson, eletto con maggioranza schiacciante nuovo leader Tory

Boris Johnson, ex ministro degli Esteri britannico, si è impegnato senza mezzi termini a portare il Regno Unito fuori dall'Ue: con o senza accordo, entro il 31 ottobre

"So che ci saranno persone che metteranno in dubbio la saggezza della vostra decisione. Oggi in questo momento cruciale della nostra storia, dobbiamo conciliare due nobili istinti: quello di lavorare con gli altri e quello di autogoverno, ovvero l'amicizia con gli alleati europei e il desiderio di un autogoverno democratico per questo Paese"

Se però il premier è cambiato, gli ostacoli restano. E analisti e asset manager lo sanno: le probabilità di una hard Brexit sono aumentate

Il mantra della mia campagna elettorale è stato: portare a termine la Brexit, unire il Paese e sconfiggere il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn. Lo faremo, dobbiamo portare il Regno Unito fuori dall'Ue
Boris Johnson

Zar Boris?


Chiamarlo zar è forse una forzatura, ma il piglio è quello di un sovrano. Boris Johnson, ex ministro degli Esteri britannico si è impegnato senza mezzi termini a portare il Regno Unito fuori dall'Ue: con o senza accordo, entro il 31 ottobre. Johnson ha ottenuto 92.153 preferenze contro i 46.656 voti dell'altro candidato, l'attuale ministro degli Esteri, Jeremy Hunt. I membri del partito che hanno partecipato al voto sono stati 159.320, con un'affluenza dell'87,4%, mentre le schede nulle 509. Da notare il sostegno di un piccolo numero di legislatori dell'Irlanda del Nord - il partito democratico unionista nordirlandese (Dup). Per inciso, Johnson assumerà la carica di primo ministro del Regno Unito (dopo un elaborato rituale) con una maggioranza, seppur ridotta, alla Camera dei Comuni.

Boris Johnson estrarrà la spada dalla roccia?


La Brexit ha già mietuto vittime eccellenti, da Theresa May a David Cameron. Saranno i mesi a venire a rivelare se Boris Johnson sarà in grado di affrontare la sfida. "So che ci saranno persone che metteranno in dubbio la saggezza della vostra decisione. Oggi in questo momento cruciale della nostra storia, dobbiamo conciliare due nobili istinti: quello di lavorare con gli altri e quello di autogoverno, ovvero l'amicizia con gli alleati europei e il desiderio di un autogoverno democratico per questo Paese". Sono le parole che Johnson ha pronunciato dopo la sua proclamazione a leader dei Tory.  "Il mantra della mia campagna elettorale è stato: portare a termine la Brexit, unire il Paese e sconfiggere il leader laburista, Jeremy Corbyn. Lo faremo, dobbiamo portare il Regno Unito fuori dall'Ue".
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Boris Johnson

I commenti di colleghi e “rivali”


Nemmeno a dirlo, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha accolto con entusiasmo la vittoria di Johnson e si è congratulato con lui su Twitter dicendo che "sarà fantastico" averlo come nuovo premier del Regno Unito.

Il negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barnier, ha scritto su Twitter che "non vedremo l'ora di lavorare in modo costruttivo con il premier Boris Johnson quando entrerà in carica, per facilitare la ratifica dell'accordo di recesso e realizzare una Brexit ordinata".

La premier, Theresa May, si è congratulata con Johnson "per essere stato eletto leader del partito conservatore. Ora dobbiamo lavorare insieme per portare a termine una Brexit che funzioni per tutto il Regno Unito e per mantenere il leader del partito laburista, Jeremy Corbyn, fuori dal Governo. Avrai il mio pieno sostegno in parlamento", ha scritto su Twitter.

"Auguro a Boris Johnson ogni bene come primo ministro con il suo impegno di portare a termine la Brexit a ogni costo il 31 ottobre. E' 'questione di vita o di morte' non solo per la Brexit ma anche per il futuro del partito conservatore. Avrà il coraggio di realizzare l'uscita del Regno Unito dall'Ue per il Paese?". Così il leader del Brexit Party, Nigel Farage.

Boris Johnson. Il premier è cambiato, ma gli ostacoli restano


Al di là dell'entusiasmo dei suoi sostenitori, gli ostacoli che hanno contraddistinto il governo di Theresa May rimangono. A Boris Johnson spetta il compito di guidare un esecutivo traballante, con un parlamento che ha ripetutamente respinto l'accordo che May aveva raggiunto sulla Brexit con l'Ue. La prospettiva di una hard Brexit prende ora sempre più sostanza.

Il nuovo premier ha comunque promesso di rinegoziare l'accordo con l'Ue, respingendo il backstop nordirlandese. Si prevede che, dopo la sua elezione, aumenterà la pianificazione per attenuare gli effetti più gravi di una Brexit senza accordo, ad esempio per impedire che importazioni, importanti come i medicinali, siano ostacolate da nuovi controlli alle frontiere dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.

L'Ue ha affermato che non è disponibile a rinegoziare un elemento così fondamentale dell'accordo, come il backstop, che evita di ristabilire un confine rigido tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord e ha ribadito di essere contraria a una Brexit senza accordo, sebbene le ricadute economiche e politiche saranno molto peggiori per il Regno Unito che per l'Unione.

Critico, invece, il leader del partito laburista britannico, Jeremy Corbyn, il quale subito dopo la proclamazione del risultato ha dichiarato quanto segue. "Boris Johnson ha ottenuto il sostegno di meno di 100.000 membri del partito conservatore, una quota non rappresentativa. Promettendo tagli alle tasse per i piú ricchi, presentandosi come amico dei banchieri e spingendo per una dannosa Brexit senza accordo. Non si è guadagnato però il sostegno del nostro Paese".

"Il no-deal di Johnson significherebbe tagli dei posti di lavoro e prezzi piú alti nei negozi e creerebbe il rischio che il nostro servizio sanitario nazionale venisse venduto alle societá statunitensi grazie a un accordo con Trump. La gente del nostro Paese dovrebbe scegliere il proprio primo ministro attraverso un'elezione generale".
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Theresa May

I commenti di asset manager e analisti


"La crescita economica rimane una preoccupazione cruciale per gli investitori, in quanto il 2019 dovrebbe registrare un'espansione del Pil inferiore al 2%, per il quarto anno consecutivo. Inoltre, la fiducia si sta deteriorando nell'edilizia, nei settori manifatturiero e terziario, così come tra i consumatori", afferma O'Connor di Janus Henderson Investors. "Con l'economia che sembra prossima alla recessione, una risposta politica è fondamentale. Un taglio dei tassi nel 2019 sembra sempre più probabile ed è quasi certo che Johnson introdurrà misure di stimolo fiscale", prosegue l'analista. "Entrambe le misure possono contribuire ad attenuare l'impatto dell'incertezza legata alla Brexit, ma un pieno ripristino della fiducia sembra improbabile fino a quando la questione principale non sarà risolta".

Secondo Moody's, la probabilità che il Regno Unito lasci l'Ue senza un accordo è aumentata. Le possibilità che il Paese trovi un compromesso sostenibile sulla Brexit sembrano essere inferiori dopo il voto. "Sebbene lo scenario di uscita senza intesa sia ora più probabile, non esiste ancora alcun sostegno della maggioranza in Parlamento", precisano gli analisti.

Dello stesso avviso pare Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario, T. Rowe Price."La guerriglia parlamentare si intensificherà all'avvicinarsi del 31 ottobre, aumentando le possibilità che si arrivi a nuove elezioni anticipate".

Howard Cunningham, gestore reddito fisso di Newton Im (Bny Mellon Investment Management), non si aspetta di "di vedere importanti movimenti sui mercati dopo il risultato in Uk, perché Johnson era chiaramente il leader favorito e l'esito trovava già riscontro nei prezzi dei titoli finanziari. Potrebbe tuttavia persistere la volatilità valutaria e sui gilt britannici connessa all'incertezza sulla Brexit". Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist, Schroders, reputa "non credibile" lo slogan "do or die". Per questo motivo, "Data la bassa probabilità di successo di una ri-negoziazione, l'esito più probabile in vista della scadenza della Brexit è quello di un altro posticipo".
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caporedattore

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