Mario Draghi, un anno e mezzo di tempo

Teresa Scarale
Teresa Scarale
3.2.2021
Tempo di lettura: 5'
Lo spread si è intimidito di fronte a “super Mario”, battendo in ritirata vicino ai cento punti nella giornata della sua salita al Colle. Cosa significa? Qual è la situazione del debito italiano rispetto ai paesi “periferici”? La ricchezza privata che ruolo ha? We Wealth ne ha parlato con il professor Carlo Altomonte (Università Bocconi) e Giacomo Alessi (Marzotto Sim)

Se Mario Draghi riuscirà a rimettere l'Italia sulla rotta del recovery plan, avremo un vantaggio di crescita aggiuntiva del pil, probabilmente dell'1-1,5% nei primi anni. Basterebbe un 1% sistematico di crescita (partendo dall'attuale zero virgola…) per garantire una condizione di sostenibilità del debito

Festeggiamo per uno spread btp-bund che si avvicina ai 103 punti, ma ricordiamo che gli analoghi valori per gli altri paesi sono «110 per la Grecia (tradizionalmente il paese ‘messo peggio' in Ue), 58 per la Spagna, 52 per il Portogallo»

Se il tentativo di Mario Draghi di formare un nuovo governo dovesse andare a buon fine, è altamente probabile che lo spread «scenda sotto i 100 punti». In caso contrario, in un solo giorno si arriverebbe a fiammate in area 250 punti. Con la Troika all'orizzonte

I mercati del debito pubblico hanno già dato il loro verdetto. Con Mario Draghi premier l'indebitamento pubblico costerà ancora meno all'Italia: in apertura di seduta (3/2/2021) lo spread Btp-Bund a 10 anni segna 106 (103 in chiusura), in netto calo dai 113 punti base del giorno precedente. In decisa diminuzione il rendimento sul Btp decennale (-0,59 per cento). Ma perché l'idillio non sia effimero, bisogna fare presto.
«Abbiamo un anno e mezzo di tempo», ammonisce il professor Carlo Altomonte, professore di economia dell'integrazione europea presso l'Università Bocconi. «Di qui ad allora la Bce ci fornirà la liquidità necessaria, comprando i titoli del nostro debito pubblico». Nello stesso momento, l'Italia «va rimessa nel solco del recovery plan». Se Mario Draghi ci riuscirà, «avremo un vantaggio di crescita aggiuntiva del pil, probabilmente dell'1-1,5% nei primi anni. Basterebbe un 1% sistematico della crescita italiana (partendo dall'attuale zero virgola…) per garantire una condizione di sostenibilità del debito. Ecco perché – prosegue il docente – il mercato è tranquillo».

Con l'ombrello della Bce fino al 2022, la rotta in un certo senso è sul pilota automatico. Le elezioni a breve invece «toglierebbero la bussola al mercato, facendo schizzare lo spread». Se il tentativo di Mario Draghi di formare un nuovo governo dovesse andare a buon fine, è altamente probabile che lo spread «scenda sotto i 100 punti» (evento che si verificò nel dicembre 2015, quando si registrò in media uno spread di 99,9 punti).
«I rendimenti dei paesi periferici [come l'Italia, ndr] sono prossimi allo zero, mentre quelli delle curve core sono ampiamente in territorio negativo», sottolinea Giacomo Alessi, senior fixed income analyst di Marzotto Sim. E il debito italiano resta ancora il più costoso dell'eurozona. Se oggi festeggiamo per uno spread btp-bund che si avvicina ai 103 punti, ricordiamo che gli analoghi valori per gli altri paesi sono «110 per la Grecia (tradizionalmente il paese ‘messo peggio' in Ue), 58 per la Spagna, 52 per il Portogallo». L'esperto non crede che in questo frangente l'Italia andrà a chiudere completamente lo spread con Spagna e Portogallo: «si tratterebbe di 50 punti base».
Oggi, prosegue Alessi, «I titoli decennali italiani rendono 0,56%, quelli spagnoli 0,10%, i portoghesi 0,03%. L'arrivo di Draghi potrebbe spingere il debito italiano verso i rendimenti dei due paesi iberici, con una riduzione del nostro spread di 30 punti base, in area 0,30 - 0,35%. Sarebbe già un ottimo risultato, che ci porterebbe a 70-80 pb di differenziale con i titoli tedeschi». Le metriche del nostro debito, già deteriorate, ora sono peggiorate, con un rapporto debito / pil del 160%. Questa marea di liquidità porterà con sé i rendimenti dei titoli corporate, prosegue l'analista. «Dovrebbe giovarsi dell'arrivo di Draghi il settore finanziario e bancario, zoccolo duro del nostro listino, in passato molto sofferente per le crisi precedenti». In particolare gli analisti di Equita suggeriscono di «puntare su titoli liquidi che traggono vantaggio dalla riduzione dello spread, dall'implementazione degli investimenti legati al recovery fund e/o dalla riduzione dello 'sconto Italia'».
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I rendimenti dei titoli decennali italiani. Fonte: Trending Economics
La congiuntura favorevole del Next Generation Eu e dei tassi a zero non durerà per sempre. Aggiunge il professor Altomonte, «le riforme necessarie per implementare il piano di ripresa e resilienza sono circa 20-25 (accesso alle energie rinnovabili, processi autorizzativi, assetto del mercato 5G, giustizia…). «Vi è un legame esplicito fra riforme e investimenti. Bisogna chiudere in fretta e bene l'agenda». Il nostro spread, prosegue Carlo Altomonte, è arrivato a essere superiore a quello della Grecia. La penisola ellenica «ha presentato un piano dettagliato, ben discusso con Bruxelles, molto orientato alle riforme, con una solida governance. Accederà a fondi che rispetto al pil sono il doppio di quelli italiani».
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Fonte: Trading Economics
«Draghi in qualità di primo ministro designato italiano segnerà la fine dell'incertezza politica a breve termine e probabilmente si tradurrà in un governo decisivo per combattere la pandemia e tracciare un percorso di ripresa», commentano gli analisti di Citi. Ma la strada per arrivare a una maggioranza non è in discesa. E se l'ex presidente Ecb non dovesse riuscire a mettere in piedi un esecutivo, «lo spread potrebbe arrivare in area 250 punti in un giorno», preconizza Alessi, mentre Altomonte agita lo spauracchio della “Troika” (ricordiamo al lettore: un mix di rappresentanti di Commissione europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale. Lo stesso che intervenne in Grecia).

Un'osservazione. L'Italia sta mantenendo un rating investiment grade grazie alla ricchezza privata. «Tutte le agenzie di rating, sottolineano sempre l'elevata percentuale (195%) della ricchezza finanziaria netta privata dell'Italia sul suo debito pubblico», conclude Giacomo Alessi. Un rapporto (l'unico?) che depone a favore dell'Italia.
caporedattore

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