L'ultima view di Moneyfarm: è l'ora della volatilità “a grappoli”

Teresa Scarale
Teresa Scarale
17.4.2018
Tempo di lettura: 3'
Il primo trimestre 2018 ha visto i mercati azionari scossi dal ritorno della volatilità, o meglio della “volatilità a grappoli”: movimenti irregolari e sussultori che hanno portato ad una contrazione generale dei prezzi delle azioni rispetto a inizio anno. Eccezion fatta per i mercati emergenti.

Da inizio anno l'S&P 500 ha perso il -2.09%, dopo un picco iniziale del 6,90 il 26 gennaio. Sorte analoga per l'Europa, con l'Euro Stoxx 600 che al 23 gennaio 2018 era ai massimi dal dicembre 2007 (+5.02% da inizio anno), ma che ha poi si è trovato a fine trimestre a -5.03% da inizio anno e -9.57% da gennaio.

Indice del risveglio dei mercati è stata la grande volatilità che ha caratterizzato il trimestre appena passato.

La “minaccia” commerciale di Trump alla Cina e lo scandalo Facebook.

Se non altro non si tratta di acqua cheta. I mercati hanno ripreso vivacità. La volatilità dei titoli è stata il tratto loro tratto distintivo nel trimestre appena conclusosi. Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm, ha sottolineato questo aspetto nell'ultimo studio dell'osservatorio sui mercati globali della società di consulenza finanziaria indipendente. Ad inizio anno, una sorta di impennata aveva portato l'S&P 500 e l'Euro Stoxx 600 rispettivamente ad un +6,90% e un + 5,02%. Valori che poi sono caduti a -2.09% dall'inizio dell'anno per l'S&P e a -5.03% per l'Euro Stoxx.
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Michele Morra, courtesy Moneyfarm
Per quanto riguarda invece i mercati emergenti, i risultati sono stati positivi. Da inizio anno il guadagno è stato del +2.06%, non solo grazie ai rialzi più marcati nei periodi positivi (+9.89% al 26 gennaio contro il 6.92% gli altri paesi), ma anche per merito dei ribassi più “morbidi” nelle vendite di fine marzo (-3.27% contro -3.95%). Secondo l'outlook di Moneyfarm, tutto ciò sottolinea come la percezione dei provvedimenti sul commercio sia ancora quella di una questione a due tra Cina e Usa, per quanto si possa definire “a due” la questione del commercio tra le due prime potenze mondiali. Conseguenze su questa classe di attivi potrebbe esserci solo in caso di un esacerbamento della disputa. Il ritorno delle onde imprevedibili della volatilità made in 2018 ha una caratteristica particolare. In gergo, viene chiamata volatilità a grappoli. Ossia un fenomeno finanziario che si manifesta con scosse rapide e irregolari. Dall'osservatorio di Moneyfarm dicono che per capire la sua importanza nel primo trimestre 2018 basta mettere a confronto la quantità di variazioni giornaliere dello S&P 500 superiori all'1% in valore assoluto: esse sono state pari a 8 nell'arco dello scorso anno e sono salite a 21 nell'arco dei primi 3 mesi del 2018 (in particolare, 12 a febbraio e 9 a marzo). L'andamento non è da considerarsi anomalo dati tutti gli avvenimenti internazionali o specifici di determinate regioni o settori, come ad esempio quello dei social media / settore digital. Quella che si è abbattuta sui titoli tecnologici è stata una bufera. Lo scandalo Cambridge Analytica ha scoperchiato le controversie dei modelli di business à la Facebook . Il mastodonte di Menlo Park ha perso il 13.5% in una settimana, influenzando pesantemente i principali listini dell'azionariato globale. La crescente incertezza sugli esiti delle vicende in corso ha dunque portato a sconti più elevati degli asset finanziari e ad una conseguente riduzione dei prezzi in un contesto il quale rimane solido, ma che ormai non ha più il fattore sorpresa dalla sua. Non va dimenticato però che ad oggi giganti del digitale occupano da soli una fetta pari al 16% della capitalizzazione dello S&P 500.
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Courtesy Moneyfarm
Sul versante USA poi, il continuo avvicendarsi di nomine al Campidoglio non ha certo dato l'impressione di un paese politicamente stabile. Stabilità che almeno apparentemente si è voluta minare nei rapporti con la Cina. I dazi annunciati da Trump non sono stati ritenuti forieri di una credibile guerra commerciale col Dragone da tutte le istituzioni finanziarie mondiali più importanti. I due paesi sono troppo interconnessi per dare il via ad un reale conflitto, e ciò è riconosciuto anche da Michele Morra. Il portfolio manager avverte dunque che un eventuale ribilanciamento dello squilibrio commerciale – restando limitato – potrebbe non avere nel medio periodo effetti disastrosi.
caporedattore

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