L'Italia vista da Bofa tra ripresa, m&a e risparmio gestito

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
19.4.2021
Tempo di lettura: 5'
L'Italia nel 2021 crescerà meno del previsto, ma dall'Europa sono in arrivo 250 miliardi di euro. Nel mentre i mercati al rialzo incanalano capitali nelle società di gestione, le moratorie sul debito fanno tirare un sospiro di sollievo alle banche, mentre tassi bassi e dta spingono al consolidamento bancario

Bank of America ha pubblicato il report Italian Financials and Macro, con il quale ha analizzato le prospettive di crescita italiane e l'andamento del sistema finanziario

A seguito della contrazione del pil del 9% nel 2020, Bofa si aspetta  che nel 2021 la ripresa sarà del 3,2% e del 3,5% nel 2022

Secondo Assogestioni in Italia gli afflussi in fondi comuni di investimento sono stati pari a 6,6 miliardi di euro nel periodo gennaio-febbraio

L'Italia s'è desta? Ancora presto per dirlo: la luce in fondo al tunnel si vede, ma il covid potrebbe riservare dei colpi di coda inattesi. Scongiurando nuove varianti ci si appresta comunque a un nuovo inizio - si spera - anche economico. Di certo c'è che a breve la penisola sarà inondata dalla marea di liquidità del Recovery Fund, che non potrà che fare bene al Bel Paese. Nel mentre il sol'esserci di Draghi sembra avere ridato fiducia agli investitori: lo spread si è abbassato e gli afflussi di capitale sono in aumento. Qual è l'outlook per l'Italia? Bank of America ha risposto a questa domanda analizzando il contesto macroeconomico e il mondo finanziario italiano.

Quanto crescerà l'Italia nel 2021?


Le stime di crescita dell'Italia elaborate dall'istituto americano per l'anno in corso sono state riviste al ribasso, dal 3,5% al 3,2%, sulla scia delle restrizioni covid più lunghe del previsto e di un percorso di riapertura più graduale. Per gli stessi motivi la contrazione del pil attesa nel primo trimestre 2021 è stata ricalibrata al 1,6% (dal 1% in precedenza). Secondo e terzo trimestre invece dovrebbero avere una crescita rispettivamente del 1,8%. Con la campagna di vaccinazione che dovrebbe raggiungere gli obiettivi di immunità alla fine dell'estate, Bofa suppone che l'economia entri in una nuova normalità post-Covid nel quarto trimestre. La minore crescita del 2021 rispetto alle attese sarà compensata da una maggiore crescita nel 2020, anno in cui il pil dovrebbe crescere del 3,5% invece che del 3,2%. Se queste stime dovessero essere confermate, il pil italiano rimarrà del 2% più basso rispetto ai livelli del 2010.

204 miliardi (in cinque anni) in arrivo


La ripresa dell'Italia dunque subirà un'accelerazione a partire dall'anno prossimo, anno in cui dovrebbero arrivare anche i primi aiuti sostanziali da parte dell'Europa. Secondo Bofa, le risorse consentiranno di completare lo sforzo fiscale nazionale e di impegnarsi in una pianificazione di riforme a lungo termine per la ripresa economica. Le risorse del Recovery Fund destinate all'Italia ammontano a € 204,5 miliardi che saranno stanziati tra il 2021 e il 2026, di cui € 81 miliardi in sovvenzioni nell'ambito. Il picco di stimolo arriverà solo nel 2023-24 mentre i primi esborsi saranno anticipati nel 2021-22. I fondi sono subordinati all'attuazione di un piano nazionale di ripresa e resilienza conforme agli obiettivi del semestre europeo. Secondo Bofa, la competenza del primo ministro Draghi e il profilo economico del ministro delle Finanze Franco aumentano la probabilità che i piani rispettino i requisiti (chiarezza sulle tappe e tempistica, rispetto degli obiettivi di spesa, impegno per il programma di riforme strutturali).

I gestori sorridono


Segnali incoraggianti intanto arrivano dal settore finanziario. In particolare da quello del risparmio gestito. Le principali sgr italiane hanno conosciuto un buon primo trimestre, sulla scia di quanto osservato in tutte Europa. Secondo Assogestioni i flussi in fondi comuni di investimento in Italia sono stati pari a 6,6 miliardi di euro nel periodo gennaio-febbraio 2021: tre volte tanto rispetto all'anno passato. L'appetto per il rischio – favorito dalle notizie sui vaccini, l'insediamento di Darghi, la ripresa in atto e i mercati al rialzo – hanno fatto particolarmente ai fondi azionari, che ora pesano per il 26% rispetto al 21% nel 2018. Tuttavia il margine di crescita ancora ampio, in quanto l'Italia è ben al di sotto della media europea del 40% circa. Banca Mediolanum è quella che ha beneficiato di più nei primi tre mesi dell'anno di questo ottimismo di mercato, con la massa in gestione in crescita del 8%. Per gli investitori il titolo “di gestione” da comprare è invece Azimut: il rapporto prezzo/utili è di 10 contro il 14 della media europea e il prezzo obiettivo di Bofa è di 24 euro.

Default: da tsunami ad alta marea


Il “decennio perduto” delle banche italiane potrebbe non essere rinnovato. Il covid ha cambiato le carte in tavole: gli istituti bancari italiani - che negli ultimi anni sono stati messi sotto scacco prima dalla crisi del debito sovrano e poi da varie fonti di incertezze – godono ora di una prospettiva positiva grazie ad iniziative inedite prese a livello nazionale e sovranazionale. Tra quelle che stanno alleviando i dolori da covid ci sono da ricordare certamente le garanzie statali al credito (che coprano complessivamente l'8% dei prestiti esistenti) e la moratoria sui prestiti. Bofa, si aspetta che la scadenza di questa ultima, prevista per giugno, sarà posticipata fino a fine anno, elargendo più tempo ai mutuatari in carenza temporanea di liquidità e dunque riducendo l'ammontare delle insolvenze. Tuttavia quando la moratoria cesserà, è ragionevole aspettarsi un numero elevato default, dato che nel corso dell'ultimo gli attivi sono considerevolmente peggiorati. Nel complesso il credito bancario, nonostante la contrazione del pil, è aumentato (nelle precedenti crisi economiche le banche lo avevano ridotto).

M&A: terreno fertile per le acquisizioni


Infine fronte m&a, per Bofa il consolidamento bancario è appena iniziato. Dopo l'acquisizione di Ubi da parte di Intesa e quella imminente di Creval da parte di Credit Agricole, i tassi bassi che soffocano i margini spingono le banche verso operazioni straordinarie, che possono ridare respiro agli utili delle banche. Inoltre, un altro fattore a favore del consolidamento sono le nuove regole sulle imposte attive differite (DTA). Le società le cui assemblee approveranno accordi di m&a nel 2021 possono trasformare le DTA fino al 2% del totale attivo della società più piccola in crediti d'imposta. La misura comporta una tassa deducibile dalle tasse del 25% sulle DTA convertite. Un quarto del vantaggio fiscale si concretizza il primo anno, il resto nel secondo.

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