L'Italia resta da sola fra i "pigs" d'Europa

Teresa Scarale
Teresa Scarale
3.6.2019
Tempo di lettura: 3'
Secondo un report di Goldman Sachs, l'Italia sarebbe rimasta sola fra i "pigs". Una sorta di piccolo pianeta esterno, come Plutone, una realtà in fuga dall'Europa, centro del sistema economico su cui si fonda il nostro benessere inconsapevole

Dal primo gennaio 2018 l'Italia è stata l'unica economia europea ad aver registrato aumenti dei tassi sui titoli del debito sovrano, sia sui quinquennali che sui decennali. I primi sono passati dallo 0,68 all'1,84%, i secondi dall'1,97 al 2,67%

Date le condizioni attuali, se l'Italia avesse la possibilità di emettere nuovi titoli decennali con i tassi del Portogallo, lo Stato risparmierebbe a parità di emissione il primo anno 6,4 miliardi di euro, il secondo 11,9, per poi arrivare dal settimo anno a un risparmio annuo di 31,8 miliardi

Guardando al tessuto economico e alla forza dell'impresa, però, l'Italia non ha proprio nulla da invidiare agli altri pigs. Ma i mercati non perdonano: in economia, contano la reputazione e i segnali credibili

Il nostro debito con gli scorsi governi era in leggera diminuzione, passando dal 131,6% nel 2015 al 131,4% nel 2017, per poi riprendere a salire: dal 132,2% nel 2018 al 135,2% previsto nel 2020 dalla Commissione Ue

Da un anno e mezzo a questa parte l'Italia è l'unico Paese fra gli (ex?) pigs (Portogallo, Italia, Grecia Spagna) ad aver visto aumentare i rendimenti dei propri titoli di Stato. Dal primo gennaio 2018, infatti, i tassi di interesse sul debito sovrano italiano sono stati gli unici ad aumentare. Aumenti che riguardano sia i titoli quinquennali che quelli decennali.  E' noto del resto che i primi sono cresciuti dallo 0,68 all'1,84%, i secondi dall'1,97 al 2,67%. Il significato? Sempre il solito. Il Belpaese è ritenuto meno affidabile dei suoi pari europei nel ripagare i debiti: agli italiani indebitarsi costa di più che ai colleghi europei.

Il Portogallo, per dire, al 1° gennaio 2018, pagava tassi decennali quasi simili ai nostri, 1,89% Lisbona versus 1,97% Roma. Ma poi la divergenza è diventata astronomica: 0,81% il Portogallo contro il nostro 2,67%, pari a uno spread di 186 punti base. Anche la Grecia fa meglio di noi: con i cugini ellenici infatti lo spread è di 200 punti base. Ecco perché, la banca d'affari Goldman Sachs (come ha pubblicato il Sole 24 Ore) ha ritenuto di paragonare l'Italia a Plutone, il piccolo pianeta del Sistema Solare esterno. La Grecia invece, è paragonata a Nettuno: seppur lontano dal Sole, vi è pur sempre più vicino di Plutone.

Italia ed Europa, una nuova guerra dei mondi?


A parità di politica monetaria, all'Italia costa di più indebitarsi rispetto a tutti gli altri in Europa. A tal proposito, Intesa Sanpaolo ha calcolato che se l'Italia avesse la possibilità di emettere nuovi titoli decennali con i tassi del Portogallo, lo Stato risparmierebbe a parità di emissione il primo anno 6,4 miliardi di euro, il secondo 11,9, per poi arrivare dal settimo anno a un risparmio annuo di 31,8 miliardi.

Una situazione amara e beffarda per un Paese che, con gli altri "Pigs" d'Europa, proprio nulla ha da spartire, ma in senso positivo. L'Italia è in avanzo commerciale di 89 miliardi (dati 2018. Nel 2010 eravamo a 31 miliardi), e ha un'enorma ricchezza finanziaria privata, pari a due volte e mezzo il debito pubblico nazionale (asset per il 248% del Pil, dati Moody's), oltre ad un cospicuo patrimonio immobiliare. La giustificazione economica di un simile trattamento da parte della banca d'affari Usa appare allora quantomeno ingeneroso.

In economia, conta la reputazione


Perché i mercati "maltrattano" l'Italia? Il motivo non è solo l'aumento esponenziale del debito pubblico, ma anche e soprattutto la mancanza di volontà da parte del governo di porvi un argine. Inoltre, il pericoloso spauracchio dell'uscita dall'Europa viene agitato senza riserve da vari esponenti politici di maggioranza. Quello del debito crescente è sempre stato, negli anni, un punto debole per l'Italia. Ma la classe politica in passato dava mostra di volervi porre un freno. Cosa che con il nuovo governo non sta più accadendo. I mercati non vanno tanto per il sottile: interpretano ogni baruffa fra Roma e Bruxlles come l'anticamera dell'Italexit.

Stante la situazione attuale, l'Italia è l'unico Paese per cui è previsto un debito pubblico in aumento. Il nostro debito con gli scorsi governi era in leggera diminuzione, passando dal 131,6% nel 2015 al 131,4% nel 2017, per poi riprendere a salire: dal 132,2% nel 2018 al 135,2% previsto nel 2020 dalla Commissione Ue. Grecia, Portogallo e Spagna invece sono sulla traiettoria inversa, quella del rientro. Aggiudicandosi così il beneplacito dei mercati. All'Italia, data la sua florida economia reale, basterebbe molto meno. Forse anche solo dichiarazioni più accorte da parte dei politici, perché in economia le aspettative sono tutto. Ne sanno qualcosa dalle parti del Nobel.

 
caporedattore

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