L'Italia e gli altri: il bilancio economico da inizio pandemia

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Alberto Battaglia
27.12.2021
Tempo di lettura: 3'
Dal confronto degli indicatori economici di 23 Paesi avanzati l'Economist ha collocato l'Italia al 15esimo posto, davanti alla Germania

La rivista britannica ha stilato una classifica analizzando cinque parametri dal pre-covid a oggi: l'andamento del Pil, i redditi delle famiglie, le performance dei mercati azionari, gli investimenti in conto capitale delle imprese e il rapporto debito/Pil

Nel G7 i Paesi che hanno reagito meglio alla crisi-covid sono stati Usa e Canada; in generale, però, le migliori performance si osservano in Nord Europa

A quasi due anni dalla diffusione globale del covid-19 è tempo di bilanci per le maggiori economie globali. Le strategie messe in atto per contenere il virus e moderare gli effetti dei lockdown sono stati molto diversi, e i risultati finali sono ormai chiaramente visibili nei dati. Un nuovo confronto realizzato dalla rivista inglese The Economist ha sintetizzato in una graduatoria la situazione economico-finanziaria di 23 Paesi avanzati servendosi di cinque indicatori: l'andamento del Pil, i redditi delle famiglie, le performance dei mercati azionari, gli investimenti in conto capitale delle imprese e il rapporto debito/Pil. Per ciascun indicatore è stato messo a confronto il momento attuale con quello pre-covid.
Si scopre così che nel mondo sviluppato la ripresa è stata particolarmente disomogenea, nonostante il forte recupero testimoniato dal dato generale: nell'Area Ocse, infatti, il prodotto interno lordo ha già superato da qualche mese i livelli pre-covid.

L'Italia, benché incoronata dallo stesso Economist come Paese dell'anno nel 2021, resta fortemente penalizzata dall'impatto che la pandemia ha avuto nel 2020: su 23 Paesi, la Penisola è in posizione 15. L'andamento del Pil, del debito pubblico e dei redditi delle famiglie, infatti, non sono stati dei migliori.

Rispetto ai livelli del quarto trimestre 2019 il prodotto interno lordo italiano, alla fine del terzo quarto del 2021, era in calo dell'1,3% e anche i redditi delle famiglie (inclusi gli aiuti governativi e al netto dell'inflazione) si erano ridotti dello 0,2%. Le aziende italiane, tuttavia, brillano in termini di investimenti in conto capitale (capex), con un aumento del 6,9% che testimonia un passo avanti nella fiducia – forse influenzata positivamente dall'arrivo del Next Generation Eu.

 

A dominare in classifica, invece, sono alcuni Paesi del nord Europa, inclusa la Svezia (terza) – la cui strategia anti-Covid, che ha limitato i lockdown, ha avuto l'effetto di contenere, se non altro, l'impatto economico della pandemia. Al primo posto compare la Danimarca, spinta da un notevole balzo in avanti delle valutazioni azionarie, con un +53% rispetto ai livelli pre-covid. E' il contributo di alcuni titoli farmaceutici inclusi nel listino danese, fortemente aiutati dalle scelte degli investitori durante la pandemia.

Fra le grandi economie, precedono l'Italia sia il Canada (11esimo) sia gli Stati Uniti (decimi). Il Pil degli Usa è attualmente superiore dell'1,4% rispetto a quello di fine 2019 e anche tutti gli altri indicatori sono in territorio positivo. Per il Canada, la strategia è stata simile a quella statunitense: anche in questo Paese, infatti, la spesa pubblica è aumentata per sostenere direttamente i redditi delle famiglie, che sono aumentati del 9,4% rispetto ai livelli pre-pandemia.

La maggioranza dei Paesi del G7, tuttavia, sembra aver accusato il colpo più dell'Italia. La Francia, 15esima a pari merito con Roma, ha lasciato sul campo meno prodotto economico, ma non ha osservato un grande aumento negli investimenti delle imprese.

Per la Germania e il Giappone (20esimi a pari merito) il quadro è più fosco rispetto a quello italiano, anche se gli scenari peggiori si osservano nel Regno Unito (22esimo) e in Spagna (ultima al 23esimo posto). In questi ultimi due Paesi non solo l'impatto sul Pil è stato più elevato (rispettivamente -2,1% e -6,6%), ma anche in Borsa le performance hanno risentito di più della fase pandemica. A Londra le azioni sono in calo del 22% nel confronto fra la fine del 2019 e la fine del terzo trimestre del 2021, mentre a Madrid il rosso arriva al 7,2%. Ad aggravare la situazione spagnola, inoltre, è stato l'impatto sui redditi delle famiglie – meno sostenuti rispetto a quanto avvenuto negli altri Paesi – con un calo del 6,3% al netto dell'inflazione.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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