L'inflazione è morta, ma non l'ha uccisa il Covid

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La pressione sui prezzi è calata strutturalmente negli ultimi due decenni, erosa da globalizzazione e tecnologia. Oggi il principio dei vasi comunicanti favorisce un livellamento ulteriore, riducendo il divario tra paesi avanzati ed emergenti

La crisi sanitaria ha affossato la dinamica dei prezzi. Ma già prima dell'emergenza l'inflazione era molto bassa

Dal 1999 a oggi l'aumento dei prezzi al consumo nei paesi avanzati è stato del 42%. Nei Paesi emergenti è del 251%

Nel 1999 il livello assoluto dei prezzi nei paesi emergenti era un terzo di quello dei Paesi avanzati: oggi siamo a tre quarti. Finché questo processo di livellamento continua, l'inflazione nei paesi avanzati rimarrà contenuta

Perché l'inflazione è così bassa? La risposta a questa domanda è facile, nelle temperie di questi tempi. È bassa perché siamo in crisi, la domanda langue, i produttori, pur di vendere, assottigliano i margini, i prezzi delle materie prime sono lontani dai picchi del passato…
Il problema è che l'inflazione era bassa anche prima della crisi, era bassa anche quando i tassi di disoccupazione scendevano dappertutto e, almeno in alcuni Paesi a cominciare dagli Usa, erano vicini ai minimi storici senza che un mercato del lavoro così teso facesse pressioni sui salari prima, e sui prezzi poi. Allora – ripetiamo – perché l'inflazione è così bassa? Nel 1996 un economista inglese, Roger Bootle, pubblicò un libro, dal titolo macabro ma intrigante: The death of inflation (La morte dell'inflazione). Prontamente tradotto lo stesso anno dal Sole 24 Ore Libri (con un titolo un po' meno luttuoso, La fine dell'inflazione), si è rivelato una delle opere più profetiche degli ultimi decenni.

Quali sono le cause di fondo che ci hanno fatto entrare in un'era di bassa inflazione? Le pressioni sui prezzi vengono da
due “poteri”: il potere dei produttori nella fissazione dei prezzi stessi, e il potere dei lavoratori nella fissazione dei salari (la componente principale di detti prezzi). Ambedue questi poteri sono oggi erosi da globalizzazione e tecnologia.
Da quando, alla fine degli anni ‘80, la “forza di lavoro di mercato” raddoppiò nel mondo con l'ingresso di miliardi di persone da Cina, India e Russia, (tre popolosi paesi che andavano scrollandosi di dosso lo statalismo), questa immensa riserva di manodopera era in grado di usare le nuove tecnologie per produrre quasi qualsiasi cosa a costi contenuti. Questo epocale sommovimento portò a pressioni al ribasso sui salari dei Paesi avanzati. I sindacati persero potere, e non solo per l'avvento nell'arena del mercato di lavoratori a basso costo. Anche perché le tecnologie, dall'informatica alle telecomunicazioni, permettevano di usare meno lavoro.
A questa perdita di potere dei lavoratori si aggiunse quella dei produttori: un'impresa di rubinetti della Val Trompia deve sempre fare i conti col fatto che, in questo ‘maledetto' mondo globalizzato, c'è sempre da qualche parte un dannato produttore che può fabbricare un rubinetto con lavoro a basso costo. E a questo si aggiunge un aumento di potere dei consumatori: grazie a internet e al commercio online i consumatori possono potenzialmente passare in rassegna, seduti davanti al Pc, tutte le offerte del mondo e trovare la più conveniente.
Le ragioni della bassa inflazione appena menzionate sono fondamentali, e riguardano i freni sia all'inflazione da domanda che all'inflazione da offerta. Ma c'è una terza ragione, di solito ignorata. L'inflazione ha due dimensioni, equivalenti, se vogliamo, alla distinzione fra flussi e fondi: la variazione dei prezzi, cioè l'inflazione propriamente detta, e il livello assoluto dei prezzi in ogni Paese. Chiamiamo quest'ultimo aspetto: “inflazione da vasi comunicanti”.
Cosa vuol dire? La globalizzazione sta spingendo verso un livellamento dei livelli assoluti dei prezzi fra paesi emergenti e paesi emersi. Prodotti che sono costati un pugno di riso vengono a far parte dei panieri dei prezzi nei Paesi avanzati. Dal 1999 a oggi l'aumento dei prezzi (al consumo) nei paesi avanzati è stato del 42%: nei Paesi emergenti del 251%. Si può calcolare, con qualche eroica ipotesi, che nel 1999 il livello assoluto dei prezzi nei paesi emergenti era un terzo di quello dei Paesi avanzati: oggi siamo a tre quarti. Finché questo processo di livellamento continua – e sta continuando, dato che nuovi Paesi emergenti a basso costo del lavoro si aggiungono ai ‘vecchi' emergenti – l'inflazione nei paesi avanzati rimarrà bassa.

(Articolo apparso sul numero di novembre del magazine We Wealth)

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