Le scommesse ribassiste sull'euro tornano ai massimi dal 2020

Alberto Battaglia
29.8.2022
Tempo di lettura: 5'
Il mercato dei future indica che le posizioni ribassiste nette sull'euro hanno raggiunto i massimi dall'inizio della pandemia

L'euro ha già perso il 12,2% sul dollaro da inizio anno ed è sceso sotto la parità per la prima volta da 20 anni a questa parte. Secondo le aspettative dei trader, però, la caduta non sarebbe finita

Le dichiarazioni falco della Bce potrebbero arginare nuovi ribassi dell'euro, ma una parte del destino della moneta unica dipende anche dalle forniture di gas russo

L'euro ha già perso il 12,2% sul dollaro da inizio anno ed è sceso sotto la parità per la prima volta da 20 anni a questa parte. Secondo le aspettative dei trader, però, la caduta non sarebbe finita. Secondo i dati compilati dalla Commodity Futures Trading Commission, i contratti derivati sottoscritti per scommettere su un ulteriore ribasso della moneta unica sono aumentati da 42.800 a 44.100 unità nette (ossia sottratte per i derivati che coprono dal rischio opposto, un rafforzamento dell'euro sul dollaro) nella settimana al 23 agosto. E' lo sbilanciamento più ribassista sull'euro mai osservato dal marzo 2020, che allora risentiva delle paure dovute all'inizio della pandemia. Nei giorni successivi l'euro ha recuperato leggermente e al 29 agosto, mentre scriviamo, l'euro viene scambiato a 0,996 sul dollaro. Nei giorni precedenti aveva toccato un minimo a 0,9902.   

"Il mercato si aspetta già un rialzo di 50 punti base da parte della Bce a settembre, e sarà difficile per Lagarde mostrarsi particolarmente più 'hawkish'", ha dichiarato a We Wealth il FX strategist di ING, Francesco Pesole, "questo vuol dire che l’abilità della Bce di risollevare l’euro attraverso la politica monetaria dovrebbe rimanere limitata per ora, specialmente considerando uno scenario economico nell’eurozona che continua a deteriorarsi".


 

Nel corso del simposio annuale di Jackson Hole, che riunisce i maggiori esponenti delle banche centrali, sia la Federal Reserve sia la Banca centrale europea hanno manifestato l'intenzione di proseguire con i rialzi dei tassi, anche a costo di sacrificare la crescita economica. 

“Il mercato sconta adesso fed funds a fine 2022 attorno al 3,8% (dal 3,3% di inizio agosto e 3,7% della scorsa settimana) dall'attuale 2,25-2,5%, quindi circa 125 punti basi di aumento tassi da qui a fine anno”, ha commentato il co-responsabile dell'Ufficio studi di Equita Sim, Luigi De Bellis

Il membro lettone del board Bce, Martins Kazaks, il 28 agosto ha dichiarato che un rialzo dei tassi da “almeno 50 punti base sarebbe appropriato” a settembre. In un'intervista a Bloomberg, Kazaks ha anche avvertito che effetti di secondo livello, come quelli sull'aumento dei salari (non direttamente nominato) “stanno diventando più trasparenti ed ovvi”: questo richiede una risposta “molto forte e risoluta". 

"Quello che monitorerei con molta attenzione", ha aggiunto, "sono le aspettative di inflazione, l'inflazione complessiva, ma soprattutto l'inflazione di fondo... e non dovremmo avere fretta" di interrompere i rialzi "se l'inflazione di fondo in un trimestre o in un mese scende".


La possibilità che un rialzo da 75 punti base venga discusso dall'Eurotower e che i rendimenti dei bond europei tornino ad essere interessanti in seguito all'aumento dei tassi dovrebbe, almeno sulla carta, favorire un ritorno della domanda di titoli denominati in euro e sostenere il cambio nei prossimi mesi. 


“Anche Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, si è schierata apertamente a favore di interventi forti”, ha ricordato De Bellis, “e quindi rialzi dei tassi senza 'cautela', rendendo probabile un aumento di 50 punti base alla prossima riunione dell'8 settembre”.


Per i tassi dell'Eurozona il mercato sconta tra i 125 e i 150 punti base di incremento da qui a fine 2022 e quindi tasso sui depositi all'1,25-1,5% a fine anno, ha aggiunto l'esperto di Equita. 

"Le banche centrali stanno aumentando i tassi per contrastare l'inflazione e la questione diventa quella di quali economie siano in grado di resistere meglio. Gli Stati Uniti sono in prima linea in questo senso, poiché hanno aumentato i tassi molto rapidamente e una recessione non è inevitabile. Il contrario è probabilmente vero per l'area dell'euro", ha dichiarato a We Wealth Craig Erlam, analista di Oanda, "i tassi sono aumentati più lentamente fino ad ora, l'economia è più vulnerabile e presenta maggiori rischi di ribasso a causa dell'esposizione all'energia russa e alla guerra in Ucraina. Alla luce di ciò, il dollaro è meglio posizionato rispetto all'euro, poiché i tassi stanno aumentando più rapidamente negli Stati Uniti rispetto all'eurozona e l'economia è più resistente".

Cambio euro-dollaro: il fattore gas

Più che le aspettative sull'andamento dei tassi (se questi salgono, la moneta tende a rafforzarsi), sarebbero le vulnerabilità sul fronte dell'energia in vista dell'inverno ad aver penalizzato l'euro nell'ultimo periodo.  "L'euro in questo momento è solo una funzione dello shock energetico europeo", ha dichiarato al Financial Times Mark McCormick, responsabile globale della strategia Forex di TD Securities, "il più grande driver per le prossime due settimane è rappresentato da ciò che accade con il Nord Stream 1 e l'aumento dei prezzi del gas".

Solo nel mese di agosto il prezzo del future Ttf che è di riferimento per il prezzo del gas in Europa è aumentato del 37%, raggiungendo nuovi massimi storici; da metà giugno l'incremento è stato del 215% circa. Parallelamente l'euro ha ceduto  il 2,75% sul dollaro nell'ultimo mese e il 7,4% negli ultimi 3 (i dati sono aggiornati al 29 agosto).

"Le scommesse ribassiste sull’euro sono state guidate primariamente dall’ulteriore rialzo del prezzo dell’energia in Europa, il quale ha continuato a peggiorare le aspettative del mercato riguardo la tenuta economica dell’eurozona", ha dichiarato a We Wealth Francesco Pesole, FX Strategist di ING. "Al contempo, la Fed è rimasta generalmente hawkish, non escludendo un altro rialzo di 75 punti base a settembre. Questo – insieme all’impatto negativo sul settore azionario – ha generato un’ulteriore spinta rialzista sul dollaro". 

Cosa cambia nella pratica? Per gli investitori europei l'indebolimento dell'euro ha reso relativamente più convenienti gli investimenti denominati in altre monete, in particolare il dollaro americano: il suo rafforzamento, in caso di liquidazione della posizione, va ad aggiungersi alla performance dei titoli sottostanti. Ripercussioni meno evidenti invece, per chi ha scelto di investire su prodotti finanziari esteri con fondi coperti contro il rischio di cambio, salvo il fatto che tale copertura, oggi, si è fatta più costosa. 


Se le forniture del gas fossero effettivamente viste come un fattore determinante sul cambio da parte degli investitori, la scommessa sull'ulteriore ribasso dell'euro implicherebbe che ci si aspetta una linea dura da parte di Mosca. 


Sul fronte azionario, l'aumento delle aspettative di politiche monetarie restrittive ha penalizzato recentemente i titoli quality/growth (più esposti a rischio derating in uno scenario di aumento tassi) rispetto ai value”, ha affermato De Bellis, “tuttavia, i recenti sviluppi nell'Ue, soprattutto a causa dell'aumento dei costi dell'energia, puntano ad un rischio di un rallentamento economico più profondo del previsto. Riteniamo che in questo scenario, i titoli quality con maggior diversificazione internazionale, struttura finanziaria solida e protezione dall'inflazione siano da preferire”. 


Del resto l'Italia, in caso di taglio completo del gas proveniente dalla Russia, aveva calcolato uno studio del Fondo monetario internazionale, andrebbe a subire il quarto impatto più negativo sul Pil, fra i tutti i Paesi Ue.


Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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