Le azioni Usa tirano il freno (e i bond temono l'inflazione)

Laura Magna
Laura Magna
31.12.2021
Tempo di lettura: 5'
Il 2021 sarà il quarto anno di sovraperformance per Wall Street. La statistica, ma anche ragioni fondamentali, inducono a credere che il prossimo anno sarà un anno di pausa. Sul fronte delle obbligazioni, invece, l'incertezza la fa da padrone. Ma l'ago della bilancia sarà l'aumento dei prezzi. L'analisi di Bnp Paribas Am

"Su base relativa, le valutazioni delle azioni europee rispetto a Wall Street hanno raggiunto i minimi storici". Potrebbe essere l'ora del Vecchio Continente, secondo dice Daniel Morris, chief market strategist di BNP Paribas asset management

Azioni o bond? Le attese per il 2022 sono di rallentamento, soprattutto per quanto riguarda l'equity e Wall Street in particolare. Mentre sui bond pesano le incertezze sulla persistenza e la forza dell'inflazione che condizionano le politiche monetarie delle Banche centrali. “Il 2021 sarà probabilmente il quarto anno consecutivo di sovraperformance delle Borsa americana rispetto al resto del mondo. Se la storia degli ultimi 50 anni significa qualcosa, non avremo un quinto anno di rialzi così poderosi”, dice a We Wealth Daniel Morris, chief market atrategist di BNP Paribas asset management. Ma ci sono altre ragioni, più solide della statistica, a sostegno di questa previsione. La prima è che gli Stati Uniti sono usciti dai lockdown pandemici prima di tutti gli altri Paesi e la crescita del pil ha già superato i livelli pre-Covid.

“Inoltre le politiche monetarie e fiscali sono destinate a rientrare, dopo il massiccio sostegno dei governi alle famiglie e alle imprese durante la pandemia”. Le azioni Usa soffrono inoltre di valutazioni elevate che però non rappresentano secondo il manager, “una minaccia per i rendimenti. I multipli sono stati potenziati dal Quantitative Easing e saranno supportati finché le obbligazioni acquistate rimarranno nei bilanci bancari e i tassi rimarranno storicamente bassi”. Su base relativa, tuttavia, le valutazioni delle azioni europee rispetto alle azioni statunitensi hanno raggiunto i minimi storici, in parte per l'esplosione dei multipli delle big tech Usa, in parte perché la maggior parte dei settori europei viene scambiata con uno sconto rispetto alla controparte statunitense. “Il premio sulle azioni statunitensi non è ovviamente giustificato, dato che la crescita e la performance degli utili del mercato azionario europeo ha tenuto il passo con gli Stati Uniti nel 2021 e le aspettative di profitto per il prossimo anno sono simili e ugualmente modeste”, dice Morris. E sarà un anno di transizione anche per il reddito fisso, dopo 15 anni di batoste che derivano da eventi senza precedenti, dalla grande crisi finanziaria del 2008, all'infinita politica espansiva della banca centrale, alla pandemia e al lockdown. “Oggi l'incertezza su quanto rapidamente e senza intoppi l'economia globale raggiunga la prossima "nuova normalità" si riflette nella volatilità dei tassi di interesse e nelle stesse previsioni sulle politiche monetarie. Un esempio è la dispersione delle proiezioni del Fomc (Federal Open Market Committee), i cui membri stimano tassi sui fed funds nel 2024 compresi tra lo 0,6% e il 2,6%, ovvero un range amplissimo”. E c'è un cortocircuito tra percezioni dei mercati e Fed in merito all'inflazione: i primi si aspettano due rialzi dei tassi nel 2022, poiché ritengono che l'inflazione persista più a lungo e a un tasso più alto di quanto la Fed sarà disposta a tollerare. “Nell'Eurozona, dove la pressione inflazionistica è inferiore poiché lo stimolo fiscale è stato meno intenso e la ripresa di conseguenza meno forte, i mercati non prevedono rialzi prima del 2023 – dice Morris – In ogni caso, riteniamo che le aspettative del mercato saranno soddisfatte e che la Fed sarà costretta a moderare la sua narrativa di inflazione transitoria – sostiene Morris – la ragione sta nel fatto che il mercato del lavoro statunitense sembri destinato a raggiungere la piena occupazione prima del previsto facendo aumentare, di conseguenza, le pressioni salariali. L'incremento dei rendimenti dei titoli di Stato sarà maggiore per le duration fino a cinque anni, poiché le aspettative sui tassi ufficiali a breve termine aumenteranno di più. L'aumento dei rendimenti dei Treasury a più lungo termine sarà limitato dalle aspettative di inflazione transitoria e dalle dimensioni del bilancio della Federal Reserve, che manterranno bassi i rendimenti reali”. Sui corporate bond, invece, le prospettive sono rosee: le aziende sono state in grado di raccogliere una notevole liquidità per far fronte al periodo di crollo della domanda. “Sebbene questa ancora di salvezza fosse fondamentale per la sopravvivenza di molte aziende in quel momento, sollevava preoccupazioni sulla loro capacità di sostenere l'onere aggiuntivo una volta che le condizioni finanziarie si fossero normalizzate. Con il forte rimbalzo degli utili societari, questi timori si sono finora rivelati infondati. Vale la pena ricordare che i rapporti tra debito netto e Ebitda sono tornati ai livelli pre-pandemia – conclude Morris - Il credito investment grade e high yield (ad alto rendimento), in genere, sovraperforma i titoli di Stato durante un ciclo di rialzi, in particolare all'inizio, prima che gli aumenti dei tassi ufficiali siano sufficientemente significativi da rallentare la crescita economica”.

(Articolo pubblicato sul numero di dicembre del Magazine We Wealth)

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