La tassa pandemica proposta da Fmi non si applica all'Italia

Laura Magna
Laura Magna
8.4.2021
Tempo di lettura: 5'
Il Fondo monetario internazionale torna a parlare di redistribuzione della ricchezza e propone un'imposta una tantum sui super ricchi e sulle imprese che hanno avuto utili straordinari grazie al covid. Non allo scopo di appianare i debiti enormi contratti dagli Stati, ma per dimostrare che la battaglia è collettiva. Secondo Mara Palacino (Pirola, Pennuto, Zei & Associati), in Italia un'iniziativa simile potrebbe essere assunta solo con il coordinamento dell'Europa

È una proposta che ha il valore di un forte impatto simbolico e la finalità di cercare di ridurre le disuguaglianze

Non è la prima volta che l'Fmi parla della necessità di usare le tasse a favore delle fasce più svantaggiate della popolazione nella crisi attuale: lo aveva fatto a giugno 2020

Una tassa pandemica per chi dalla pandemia ha tratto profitto. La proposta dell'Fmi è rimbalzata su tutta la stampa internazionale, a partire dall'Ft.
Si tratterebbe di un contributo mirato a rinsaldare la coesione sociale e a ridurre le ineguaglianze che sono state esacerbate dalla crisi sanitaria in un mondo in cui la ricchezza già si andava polarizzando.

“È una proposta che ha il valore di un forte impatto simbolico e la finalità di cercare di ridurre le disuguaglianze – dice a We Wealth Mara Palacino, partner Pirola Pennuto Zei & Associati, studio di consulenza legale e tributaria - e un aspetto critico potrebbe essere proprio come questa finalità possa essere perseguita. Si recupera più gettito con una tassazione eccezionale, ma questo contributo dovrebbe essere finalizzato a una sorta di ridistribuzione a quelle fasce che sono state colpite dalla pandemia. Su questo aspetto ci sarebbe bisogno di indicazioni più precise”.

Non è la prima volta che l'Fmi parla della necessità di usare le tasse a favore delle fasce più svantaggiate della popolazione nella crisi attuale: lo aveva fatto a giugno 2020. E non è neppure la prima volta che il Fondo sottolinea la polarizzazione della ricchezza come un nemico da combattere. Lo aveva fatto Christine Lagarde nel 2019, nel discorso di presentazione dell'Article IV (il rapporto sullo stato di saluta economica degli Usa), parlando di un “Paese con un debito pubblico insostenibile”, del 50% della popolazione più povera “sempre più povera, a causa di un'inefficace distribuzione del reddito”, nonostante un decennio di crescita senza sosta. Lagarde faceva notare che i bambini americani "hanno considerevolmente meno probabilità dei loro genitori di salire sull'ascensore sociale” mentre “un americano su venti, inoltre, si trova in condizioni di povertà estrema”.

La pandemia ha acuito, se possibile, questa spaccatura in Usa come nel resto del mondo. Il rapporto Oxfam a inizio 2021 ha tracciato il quadro in maniera impietosa: con il boom dei mercati azionari, il patrimonio dei miliardari ha raggiunto i massimi storici a fine 2020. Parliamo di 11.950 miliardi di dollari, ovvero, l'equivalente delle risorse stanziate da tutti i paesi del G20 per contrastare gli effetti della crisi pandemica.

Anche in Italia, secondo la 35esima indagine annuale di Forbes sui supermiliardari del mondo, il loro numero è arrivato a quota, 46 con un patrimonio complessivo di oltre 150 miliardi di dollari (e sono 2.755 nel mondo, 660 in più di un anno fa, con un patrimonio di 13mila miliardi di dollari, rispetto agli ottomila del 2020). Di quanto la proposta dell'Fmi sia applicabile in Italia

A pagarla, intanto, secondo l'Fmi, dovrebbero essere “i lavoratori ad alto reddito e le aziende che hanno prosperato nella crisi del coronavirus” e che secondo quanto ha dichiarato Vitor Gaspar, capo degli affari fiscali del Fondo, all'Ft aiuterebbe a rafforzare la percezione dei cittadini "che tutti contribuiscono allo sforzo necessario per il recupero dal covid-19".

Gaspar ha parlato di una tassa temporanea, di vera emergenza, paragonandola all'imposta di solidarietà della Germania dopo la riunificazione. Ma a subirla non sarebbero solo i super-ricchi bensì anche le società che hanno realizzato rendimenti insolitamente elevati nel 2020, per cui si dovrebbe prevedere un'imposta speciale sugli utili.

“In questo caso – precisa Palacino – l'individuazione del bacino potrebbe essere più difficile, perché si dovrebbe riuscire a determinare quale parte dell'extra profitto è attribuibile alla pandemia. Soprattutto in Italia, dove non rilevo verosimilmente casi evidenti di aziende che con la pandemia hanno realizzato utili enormi”. E in Italia l'applicazione di una tassa per quanto temporanea e per quanto di solidarietà diventa complessa anche per un'altra ragione. “Perché – dice Palacino – l'Italia è poco probabile che si muova da sola senza coordinamento a livello europeo. Farlo potrebbe indurre qualche inopportuno trasferimento in un altro paese dell'Unione che questa imposta non la applica. Un intervento coordinato a livello europeo potrebbe anche essere plausibile, ma mi sembra di capire che nel breve  i paesi europei siano orientati sulla minimum tax del 21% per le multinazionali, così da ridurre la concorrenza di quei paesi che applicano aliquote inferiori”.

Quanto alle modalità di prelievo, non esiste alcuna difficoltà tecnica come ha dimostrato il caso precedente della tassazione aggiuntiva “sui redditi sopra i 300mila euro che proprio in Italia abbiamo sperimentato come contributo eccezionale – prosegue Palacino - Volendo andare incontro a questa proposta bisognerebbe capire qual è il limite di reddito da tassare e quanto potrebbe essere l'aliquota aggiuntiva. E soprattutto qual è il beneficio di questa tassazione straordinaria”.

Il beneficio, secondo l'Fmi, è in effetti più di tipo simbolico che sostanziale, come spiegato dallo stesso Gaspar, che non intravede una crisi delle finanze pubbliche in Occidente, nonostante le economie avanzate abbiamo preso in prestito l'11,7% del proprio Pil in media (contro il 9,8% degli emergenti e il 5,5% dei paesi a basso reddito): l'onere del debito pubblico si stabilizzerà in questi paesi più ricchi entro la metà del decennio, cosa che invece sarà più difficile per i paesi più poveri. Per appianare anche questo divario, dunque, la tassa di solidarietà pandemica potrebbe essere una scelta dirompente.

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