La solidarietà dell’Ue all’Ucraina e la complicità di Dubai alla Russia

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Nicola Dimitri
13.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Oltre 50 membri del Wto hanno approvato una dichiarazione di solidarietà con l'Ucraina

Gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna l'invasione dell'Ucraina

Il ruolo giocato da Dubai per l'élite russa che cerca protezione dopo l'invasione dell'Ucraina ha messo in luce la necessità di introdurre nuove misure per combattere il riciclaggio di denaro

La guerra attualmente in corso a seguito dell’invasione russa del territorio ucraino, di fatto, coinvolge anche numerosi attori politici esterni.

In particolare, l’Unione europea, particolarmente impegnata nella strategia di contrasto all’azione bellica russa, ha recentemente introdotto il sesto round di sanzioni contro la Federazione, al fine di indebolirne il tessuto economico e politico.

La vicinanza al popolo ucraino dell’Ue è stata inoltre ribadita in occasione della conferenza svoltasi a Ginevra tra gli Stati membri del Wto, vale a dire l’organizzazione internazionale del commercio.

In questa occasione, è stato messo in evidenza come il protrarsi della guerra in Ucraina per volere del Cremlino stia mettendo seriamente in pericolo il settore agroalimentare mondiale, nella cui filiera un posto di primo piano è ricoperto dal grano ucraino.

A tal proposito, l’Ue e il Wto hanno espresso massima solidarietà all’Ucraina impegnandosi ad applicare le migliori strategie possibili per garantire, in tempi rapidi, la sicurezza alimentare: l’Ue ha affermato che inizierà a lavorare alla costruzione di un pacchetto di misure idoneo ad assicurare l’esportazione di grano dall’Ucraina e l’invio di aiuti umanitari.

E invero, l’appoggio e il sostegno all’Ucraina è solo una faccia della medaglia di questo conflitto. Vi sono, infatti, alcuni stati e aree del mondo che non solo non hanno espresso rammarico per quanto in corso in Ucraina ma, al contrario, si sono dimostrati complici delle politiche e delle attività del Cremlino.

Un caso emblematico si individua nella posizione assunta dagli Emirati Arabi Uniti: il territorio del golfo persico è divenuto ben presto il luogo prescelto dagli oligarchi ove trasferirsi e mettere al riparo beni e capitali dal rischio di sequestro da parte delle autorità degli Usa e dell’Ue. Il 25 febbraio, del resto, gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condanna l'invasione dell'Ucraina.

Gli Stati del golfo, e in particolare la città di Dubai, sono diventati un rifugio per i super ricchi russi in fuga dall'impatto delle sanzioni globali, dopo l'invasione dell'Ucraina.

Ebbene, per la complicità dimostrata dagli Emirati nei confronti del Cremlino, sono sempre di più le istituzioni sovranazionali e gli attivisti che chiedano vengano applicate sanzioni secondarie anche oltre i confini russi, dunque a carico di tutte quelle giurisdizioni che in via di fatto fornisco assistenza agli oligarchi e alla politica di Mosca. Come riportato in un recente articolo pubblicato dal The Guardian nel giro di poco tempo un’ondata di russi ha acquistato proprietà negli Emirati Arabi Uniti al fine di ottenere permessi e visti e, conseguentemente, sentirsi al riparo da ogni sanzione. Un rapporto dell'agenzia immobiliare di Dubai Betterhomes ha rilevato che gli acquisti di proprietà nell'emirato sono aumentati del 67% nei primi tre mesi del 2022.

E invero, Dubai e le altre capitali degli Stati del golfo, anche a seguito delle pressioni ricevute da Usa e Ue, i quali minacciano di far entrare gli EAU nella black list dei paesi poco inclini alla trasparenza fiscale, potrebbero cambiare orientamento e adottare politiche di collaborazione con le autorità occidentali.

Il fatto che Dubai, tra tutte, sia divenuto il principale luogo-rifugo per l'élite russa che cerca protezione dopo l'invasione dell'Ucraina, ha perciò messo in luce la necessità di introdurre nuove misure per combattere il riciclaggio di denaro.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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