La nuova Abenomics giapponese riparte dagli Stati Uniti

Livia Caivano
Livia Caivano
6.10.2020
Tempo di lettura: 3'
Il nuovo primo ministro giapponese sembra voler raccogliere il testimone del suo predecessore in fatto di politica economica. Suga Yoshihide è però una figura controversa e molti lo definiscono spietato e vendicativo. Riuscirà a mantenere i buoni rapporti che Shinzo Abe aveva sviluppato con Donald Trump? L'analisi di Ispi

Il nuovo primo ministro è stato capo di Gabinetto per Shinzo Abe ma non ha molta esperienza in fatto di politica internazionale

I rapporti commerciali con gli Stati Uniti sono cruciali per il Giappone e anche se Abe aveva stretto un forte legame con Donald Trump non è detto che Yoshihide riuscirà a percorrere gli stessi passi

Shinzo Abe è stato il primo ministro più longevo della storia del Giappone e la sua strategia in fatto di politica economica è tanto nota da aver preso il suo stesso nome. Il suo successore, Suga Yoshihide, in carica dallo scorso 16 settembre, ha un'eredità pesante sulle spalle - ma sembra essere anche il più qualificato a ricoprire questo incarico: è stato capo di Gabinetto di Abe dal 2012 al 2020, ha partecipato a tutte le decisioni del governo passato e soprattutto ha dichiarato di voler seguire le orme del suo predecessore in fatto di politica economica.
Come raccontato da  Axel Berkofsky e Guido Alberto Casanova in un approfondimento per l'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), negli anni il nuovo primo ministro si è fatto conoscere dalla stampa nazionale cercando di controllare e persino censurare i resoconti dei media sull'amministrazione Abe. “Suga è stato definito spietato, controllante e vendicativo. E' famoso per aver reso la vita difficile ai giornalisti che facevano troppe domande sul coinvolgimento del primo ministro in vari scandali di corruzione”.

Non si può dire però che sul fronte delle relazioni internazionali Suga sia però altrettanto preparato. Nel breve termine, si legge nello studio Ispi dal titolo Yoshihide Is the New Prime Minister, Suga potrebbe mantenere un approccio cauto e simile ad Abe nelle relazioni internazionali del Giappone, anche se forse meno aggressiva. Il mandato del nuovo primo ministro è segnato innanzitutto dal mantenimento delle relazioni con gli Stati Uniti – ma anche dalla cooperazione con la Cina, il cui ruolo in Asia si fa sempre più ingombrante.

Accordi commerciali internazionali


“La politica estera di successo di Abe, in particolare sulle questioni commerciali, è stata il prodotto della sua esperienza in diplomazia e dei suoi rapporti personali con i leader mondiali, che Suga deve costruire quasi da zero”, scrive sempre per Ispi Yuka Fukunaga. L'ex primo ministro ha costruito con successo un rapporto personale di fiducia con il presidente Donald Trump e ha reso l'alleanza Giappone-Stati Uniti più forte che mai”. Risalgono all'ottobre 2019 le firme per un accordo commerciale bilaterale e di un accordo commerciale digitale con gli Stati Uniti: “Il Giappone si aspetta che questo impegno impedisca agli Stati Uniti di far fronte alla minaccia di imporre tariffe aggiuntive sulle sue automobili e sui suoi componenti per motivi di sicurezza nazionale”.

Suga ha dichiarato più volte che promuoverà gli sforzi diplomatici di Abe, ma che la strada da percorrere rimane in salita: “Il compito più importante - e tuttavia più difficile per lui - è rafforzare ulteriormente l'alleanza con gli Stati Uniti, chiunque vinca le elezioni presidenziali di novembre”, prosegue Fugunaga. “Se Trump vincesse, Suga sarebbe in grado di trarre vantaggio dai legami personali di Abe con lui, ma dovrebbe fare i conti con misure protezionistiche commerciali unilaterali potenziali ed effettive. Potrebbe anche essere spinto a concludere un accordo di fase due per espandere la portata dell'accordo commerciale bilaterale per coprire altre aree, come le automobili e il commercio di servizi”. Non sarebbe più facile lavorare con Biden, noto sì per aver sostenuto iniziative di libero scambio nel suo mandato come vice presidente di Barack Obama - ma la cui attenzione per la creazione di posti di lavoro potrebbe indirizzarlo verso una politica commerciale protezionistica.

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