Jackson Hole un anno dopo: cosa attendersi dalla Fed?

Teresa Scarale
Teresa Scarale
23.8.2021
Tempo di lettura: 3'
A dodici mesi dall'incontro che pareva aver rivoluzionato la politica monetaria americana, si avvicina per Jerome Powell la decisione di ridurre gli stimoli

Nel 2020 la località del Wyoming aveva accolto il gotha delle banche centrali solo virtualmente; lo stesso accadrà quest’anno (dal 26 al 28 agosto)

Con l’economia in ripresa, al presidente della Fed si chiederà quale sarà il ritmo dell’incipiente processo di tapering, ovvero di riduzione degli acquisti di titoli del debito Usa

Il dato fondamentale che potrebbe accelerare le scelte sulla riduzione del quantitative easing americano è quello sull’inflazione

Il duplice obiettivo della banca centrale americana sembra centrato a metà. Il problema ora attiene al suo terzo, ufficioso compito: quello della stabilità dei mercati. Cosa sceglierà di comunicare Powell?

Sembra un decennio, eppure è passato solo un anno dall'ultima – allora definita epocale – riunione annuale di indirizzo della Fed, quella di Jackson Hole 2020. La località del Wyoming aveva allora accolto il gotha delle banche centrali solo virtualmente; lo stesso accadrà quest'anno (dal 26 al 28 agosto). In quell'occasione, il governatore Jerome Powell ufficializzava il nuovo corso della banca centrale Usa. Da quel momento in poi, ci sarebbe stata più tolleranza verso aumenti temporanei dell'inflazione: dichiarazioni che avevano cementato aspettative di tassi ultra bassi per gli anni a venire. L'accordo era stato preso all'unanimità da tutti i membri del board, sia di area democratica che repubblicana. Oggi, ancora una volta, il forum macroeconomico organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City metterà insieme banchieri centrali e ministri delle finanze per discutere delle attuali problematiche dell'economia mondiale e dei conseguenti indirizzi da intraprendere.
Ma la domanda che gli operatori faranno a Jerome Powell sarà solo una. Con l'economia in ripresa, al presidente della Fed si chiederà quale sarà il ritmo dell'incipiente processo di tapering, ovvero di riduzione degli acquisti di titoli del debito Usa. Il dato fondamentale che potrebbe accelerare le scelte sulla riduzione del quantitative easing americano è quello sull'inflazione, osserva Filippo Diodovich, strategist di IG. «Venerdì (27 agosto 2021, ndr) sarà infatti pubblicato l'andamento dell'indice core Pce, Personal consumption expenditures esclusi energetici ed alimentari, principale misura di inflazione utilizzata dalla Federal Reserve».

Sarà quello allora il momento verità per le intenzioni emerse dalle ultime minute della riunione del 27-28 luglio della Fed (i funzionari della banca centrale Usa hanno parlato delle tempistiche e dei piani di rientro degli stimoli monetari, oggi pari a 120 miliardi di dollari di acquisti mensili tra Treasuries e mortgage backed securities, come sottolinea Diodovich). In base ai verbali, il processo di tapering dovrebbe cominciare entro fine 2021, con probabile annuncio nel primo meeting autunnale della Fed (21-22 settembre). Una decisione che non lascerà indifferenti i mercati: dall'inizio della crisi pandemica, la Fed ha acquistato oltre 4000 miliardi di dollari in asset, cifra pari al 18% del pil americano (dati Economist).
Alcuni acuti osservatori però (come il presidente del Queen's college di Cambridge, Mohammed El-Erian, dalle pagine del Ft) affermano che Powell tenterà di volare basso e di non fare alcun annuncio sensazionale, optando per una strada maggiormente avversa al rischio. Powell ha ripetutamente segnalato negli anni la sua preferenza per una politica monetaria graduale, dagli aggiustamenti sottili. Un atteggiamento che si accorda con un orizzonte economico ancora incerto, con disoccupazione elevata, seppur in consistente diminuzione, almeno negli Usa. Il duplice obiettivo della banca centrale americana (contenimento della disoccupazione – in discesa al 5,4% a luglio – e dell'inflazione – in salita al 5,4% a luglio la complessiva, 4,3% la core, senza cibo ed energia) sembra centrato a metà, sottolinea l'accademico. Il problema ora attiene al suo terzo, ufficioso compito: quello della stabilità dei mercati. Questi ultimi infatti continuano a prezzare gli asset più rischiosi divergendo dai loro fondamentali, incrementando possibili bolle e la potenziale volatilità dello scenario.
caporedattore

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