Italiani pessimisti sul futuro, ma attingono meno ai risparmi

Rita Annunziata
13.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo l'ultimo rapporto Eurispes, otto italiani su dieci avvertono un peggioramento dell'economia nazionale nell'ultimo anno. Cala il ricorso ai risparmi, ma crescono le richieste di prestiti bancari

Otto italiani su dieci rilevano un peggioramento dell’economia nazionale negli ultimi dodici mesi, considerato “netto” o “in parte” rispettivamente per il 54,4 e il 25,1%

A calare è il numero di famiglie che attingono ai propri risparmi per arrivare a fine mese (47,7%), ma il 15,1% afferma di aver richiesto un prestito bancario

Gian Maria Fara: “La costruzione degli scenari futuri va al di là di una semplice proiezione della situazione presente: richiede una visione”

La fotografia scattata dalla 33esima edizione del Rapporto Italia di Eurispes mostra un Paese diviso dall'insofferenza e dall'insicurezza. La pandemia, spiega il presidente dell'istituto di ricerca Gian Maria Fara, “ha messo in discussione valori, interessi, scelte, etiche, priorità e prospettive”. Ma ha anche ridisegnato alleanze e confini politici, imponendo nuovi percorsi economici e sociali e mettendo in risalto “fragilità e ritardi del sistema”. Un contesto che ha spinto il 51,2% dei cittadini a ritenere che un superamento della crisi economica possa essere possibile unicamente grazie a un ruolo più forte dello Stato.
Otto italiani su dieci, infatti, rilevano un peggioramento dell'economia nazionale negli ultimi dodici mesi, considerato “netto” o “in parte” rispettivamente per il 54,4 e il 25,1% degli intervistati. Non manca un 11,6% che ritiene che la situazione sia rimasta stabile e un 3,8% che sostiene un “leggero” o “netto” miglioramento (nel 2,9 e nello 0,9% dei casi). Percezioni in controtendenza rispetto al quinquennio precedente, quando la maggioranza dei cittadini sosteneva una certa stabilità della situazione economica della Penisola mentre il pessimismo travolgeva meno della metà degli intervistati. Guardando al futuro, oggi, il 53,4% stima anche un ulteriore peggioramento, sebbene il 42,4% non abbia visto mutare la propria condizione economica nell'ultimo anno.
A calare, intanto, è il numero di famiglie che attingono ai propri risparmi per arrivare a fine mese (47,7%) mentre crescono coloro che dichiarano di non registrare particolari difficoltà (44,3%) o di riuscire anche a risparmiare (27,6%). Segnali positivi se non si considera il fatto che a balzare sono poi coloro che fanno fatica a pagare la rata del mutuo (38,2%) e l'affitto (47,7%), ma anche le spese domestiche (24,1%, in crescita del +1,8%) o le utenze domestiche (27%, +1,1%). Una situazione che spinge il 41,1% a rinunciare all'istruzione privata per i propri figli, alle visite mediche specialistiche (22,4%), all'acquisto di un'automobile (37,3%) o alle spese per la sostituzione di arredi o elettrodomestici (34,5%) ma anche per riparazioni o ristrutturazioni (34,2%).

Oltre il 15% ricorre ai prestiti bancari


Per fronteggiare le difficoltà, il 28,5% dei cittadini dichiara dunque di aver fatto leva sul sostegno economico della famiglia di origine, ma anche di amici, colleghi o altri parenti (in questo caso si parla del 14,8%). Il 15,1% invece ha richiesto un prestito bancario e il 28,7% ha puntato sulla rateizzazione dei pagamenti. Non manca chi ha chiesto soldi in prestito a privati, non riuscendo a ottenere un prestito dal proprio istituto di credito (9,4%), e chi ha venduto o perso dei beni (11,4%). Guardando all'Europa, intanto, il grado di sfiducia è scivolato al 50,7%, sebbene il 51% dei cittadini resti convinto che l'Italia goda di una posizione di marginalità all'interno dell'Unione e subisca le decisioni altrui. Quanto al Recovery fund, il 33,9% mostra fiducia sull'arrivo dei fondi, anche se gli scettici raggiungono comunque una quota del 30%.

“Le criticità emerse hanno messo ancor più in risalto l'insieme dei segnali di malessere economico e sociale denunciati dal nostro istituto nel corso degli anni. Le prime analisi segnalano un ulteriore impoverimento dei ceti medi che si inasprirà tra pochi mesi con lo sblocco dei licenziamenti. Ci troveremo allora a doverci confrontare con nuove forme di disagio e di conflitto sociale”, osserva Fara. “Se, come tutti affermano, il nodo centrale è quello di far ripartire la crescita e rianimare i consumi interni, dobbiamo avere la consapevolezza che ciò non potrà avvenire se non attraverso una coraggiosa operazione di redistribuzione della ricchezza creata e di stimolo alla generazione di nuove fonti di ricchezza, dalle startup giovanili agli investimenti diretti al sud”, aggiunge. Poi conclude: “La costruzione degli scenari futuri va al di là di una semplice proiezione della situazione presente: richiede una visione, una idea di futuro possibile, un sistema di valori di riferimento, in sostanza un pensiero forte in grado di guidare le nostre azioni di oggi verso una direzione ben precisa”.

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