Italia: solo 1 su 10 si attende un anno di prosperità economica

Rita Annunziata
28.12.2021
Tempo di lettura: 5'
Il 46% dei cittadini si attende un 2022 contrassegnato da complicazioni, a fronte di appena l'11% che si prepara a un anno di prosperità. Ma la pandemia non è l'unico rischio che frena facili ottimismi

I giovani sono i più ottimisti sulla possibilità di superare le difficoltà economiche. Come gli abitanti del nord-ovest. Tra i pessimisti gli over 54 e i residenti del nord-est

La speranza negli Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Australia e India risulta in forte calo. In crescita, invece, in Giappone, Messico e Corea

Stoychev: “I timori riguardano non tanto il fatto che l’inflazione toccherà picchi a due cifre, ma piuttosto che durerà significativamente più a lungo dei soliti pochi mesi”

La pandemia continua a scongiurare facili ottimismi. Fomentando timori di imminenti difficoltà economiche. Secondo un nuovo sondaggio di Gallup International, di cui Bva Doxa è responsabile della raccolta dati in Italia, il 46% dei cittadini si attende un 2022 contrassegnato da complicazioni o da una situazione equivalente a quella vissuta nel 2021, a fronte di appena l'11% che si prepara a un anno di prosperità. Nonostante (dati alla mano) rappresentino una delle fasce di popolazione più colpite dalla pandemia, i giovani sono i più ottimisti sulla possibilità di superare le difficoltà economiche. Come gli abitanti del nord-ovest. Tra i più pessimisti gli over 54 e i residenti del nord-est.
Differenze significative caratterizzano le varie macroregioni e i singoli paesi a livello globale. Il 38% della popolazione mondiale crede che il 2022 sarà in generale un anno migliore del 2021, il 28% si attende un anno peggiore e il 27% un anno uguale a quello ancora in corso. Un quadro che poco si discosta da quello rilevato a fine 2020, con il 2008 che continua a mantenere il primato per il più alto tasso di pessimismo nei confronti del futuro. Europa, Russia e Medio Oriente, da questo punto di vista, guadagnano il podio dei pessimisti, mentre i restanti paesi dell'Asia si mostrano più ottimisti. La speranza negli Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Australia e India risulta in forte calo rispetto al sondaggio dello scorso anno, mentre in Giappone, Messico e Corea risulta in forte crescita. La Turchia è l'unica a registrare un aumento record del pessimismo che, secondo i ricercatori, risulterebbe legato al tema inflazione.
Guardando alla congiuntura economica, in particolare, il 26% si aspetta un periodo di prosperità nei prossimi 12 mesi, il 41% si prepara a nuove difficoltà e il 26% non si attende alcun tipo di differenza rispetto al 2021. In questo caso, la Nigeria vanta la maggiore percentuale di ottimisti (61%), seguita da Indonesia (58%), Vietnam (55%), Azerbaigian (52 %), Albania e India (entrambi con il 49%). Le aspettative di difficoltà economiche risultano invece predominanti in Turchia (72%), Bosnia ed Erzegovina (72%), Bulgaria (64%), Polonia (64%), Romania (61%), Afghanistan (60%) e Germania (59%).

“Il sostegno finanziario da parte dei governi ai propri cittadini e alle aziende ha giocato un ruolo positivo e, in un certo senso, ha limitato la diffusione del pessimismo di massa nel mondo, senza però fermarla”, osserva Kancho Stoychev, presidente di Gallup International. “Quando la crisi è iniziata a marzo 2020 la maggioranza della popolazione mondiale era convinta che sarebbe finita entro l'autunno. Il 2021, invece, è stato caratterizzato dalla fiducia nel fatto che i vaccini sarebbero stati la soluzione del problema. In vista del 2022, la percezione è che si sia piuttosto in una situazione in cui non si riesce ancora a ipotizzare una fine chiara dell'emergenza globale”.

La massiccia immissione di denaro nei mercati, aggiunge, rendeva “prevedibile la crescita dell'inflazione che, sebbene abbia superato la soglia limite del 5% nelle ultime settimane, in molti paesi genererà ancora forti timori sullo stato dell'economia”. Tali timori, prosegue, riguardano “non tanto il fatto che l'inflazione toccherà picchi a due cifre, ma piuttosto che durerà significativamente più a lungo dei soliti pochi mesi”. Aggiunta alla crisi della logistica a livello globale e alla crescita dei prezzi dell'energia, conclude, la popolazione mondiale “si trova ora ad affrontare sfide senza precedenti che alimenteranno tensioni politiche, non solo nei paesi meno sviluppati”.

Secondo un sondaggio condotto dal Financial Times su un campione di 38 economisti, la ripresa economica della zona euro nello specifico rischierebbe di essere minata qualora l'inflazione erodesse il reddito disponibile dei consumatori e costringesse la Banca centrale europea a ritirare le misure di stimolo più rapidamente del previsto. Oltre il 40% degli intervistati, infatti, considera l'inflazione un “rischio significativo” per le prospettive di crescita dei 19 paesi che condividono la moneta unica. In altre parole il fattore di rischio più citato per il 2022, insieme alla pandemia. “Se dovessimo assistere a un'inflazione galoppante destinata a rimanere al di sopra dei target anche dopo il 2022, la Bce dovrà frenare la sua posizione molto più bruscamente di quanto attualmente previsto, il che potrebbe pesare sull'economia reale e alimentare i problemi di stabilità finanziaria”, avverte Katharina Utermöhl, senior economist per l'Europa di Allianz. Quanto alla crisi epidemiologica, secondo l'economista Nicholas Bennenbroek di Wells Fargo le precedenti ondate di covid-19 hanno “generalmente avuto effetti negativi a breve termine sulla crescita ma non sono state di lunga durata”. Un modello, aggiunge, che si prevede persista. Ma quasi la metà degli economisti continua a vedere nelle varianti un rischio economico significativo.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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