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Investitori troppo ottimisti? Cosa insegna la storia (e cosa fare ora) | WeWealth

Investitori troppo ottimisti? Cosa insegna la storia (e cosa fare ora)

Rita Annunziata
23.11.2023
Tempo di lettura: 3'
Il legame tra sentiment e mercato azionario non è necessariamente lineare. Filippo Diodovich di IG Italia ci spiega come interpretare questi dati nell’attuale contesto di mercato

Attualmente il sentiment degli investitori è favorevole: l’idea è che Fed e Bce manterranno i tassi di interesse per un po’ di tempo sui livelli attuali

Diodovich: “Non bisogna farsi trascinare dall’entusiasmo, lo scenario potrebbe cambiare all’improvviso. Per questo consigliamo sempre portafogli molto diversificati”

Il “sentiment” misura l’umore degli investitori nei confronti dei mercati finanziari nel loro complesso o di un asset specifico. Può essere positivo o negativo e fornisce tendenzialmente un’idea su come potrebbe influenzare le loro decisioni di investimento e, di conseguenza, i listini. In realtà, come dimostrato da Visual Capitalist in una recente analisi su 30 anni di dati (dal 1993 al 2023) dell’American association of individual investors, il legame tra sentiment e mercato azionario non è necessariamente lineare. Anzi. Un’oscillazione improvvisa del sentiment potrebbe essere considerata un segnale per agire in senso contrario.


Concentrandosi sul sentiment rialzista, che indica la percentuale di investitori che prevedono un mercato azionario in crescita nei sei mesi successivi, Visual Capitalist ha individuato i momenti in cui l’ottimismo ha toccato il massimo nei 30 anni considerati. I picchi più alti si sono verificati nel 2004 e nel 2000, in concomitanza con la bolla delle dot-com (vedi grafico). A gennaio 2004, la media mobile di ottimismo ha infatti registrato valori record, in coincidenza con un rimbalzo dell’economia statunitense stimolato da bassi tassi di interesse dopo che le azioni erano crollate per oltre due anni. L’ottimismo degli investitori aveva in realtà subito un’accelerazione già a inizio secolo, dopo che il Nasdaq aveva registrato un aumento dell’86% nel 1999 grazie all’impennata dei titoli tecnologici (13 società registrarono rendimenti superiori al 1.000%); successivamente però il listino tecnologico statunitense ha raggiunto un picco nel marzo del 2000 per poi crollare e recuperare del tutto solo nel 2015. Più di recente, il sentiment rialzista è balzato nell’aprile del 2021, quando la Federal Reserve ha annunciato che i tassi di interesse sarebbero rimasti prossimi allo zero. L’S&P 500, a sua volta, ha toccato nuovi massimi nello stesso mese, salendo di oltre l’80% dai minimi di marzo 2020.

 

Fonte: Visual Capitalist


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Guardando all'attuale contesto di mercato, quest’anno il sentiment degli investitori è migliorato rispetto al 2022, ma secondo Filippo Diodovich, market strategist di IG Italia, non bisogna farsi trascinare dall’entusiasmo. “La situazione è particolarmente complessa”, dichiara a We Wealth. “Il sentiment degli investitori è favorevole perché si crede che Fed e Bce manterranno i tassi di interesse per un po’ di tempo sui livelli attuali e che nel corso del prossimo anno potrebbero esserci i primi tagli del costo del denaro. Inoltre, ci si attende un’inflazione che torna verso l’obiettivo del 2% a medio termine e che Stati Uniti ed Europa non dovrebbero registrare una profonda recessione”. Ma è uno scenario che può cambiare all’improvviso, avverte lo strategist. “Qualsiasi escalation in relazione alla crisi in Medio Oriente, alla guerra russo-ucraina, a una nuova crisi energetica o a un peggioramento nei rapporti commerciali tra Usa e Cina potrebbe modificare quanto appena descritto”, spiega.


Di conseguenza, Diodovich consiglia cautela nella gestione dei portafogli. “È vero che in questo momento gli indici azionari sono tornati a mostrare segni positivi molto interessanti, ci avviciniamo alla stagione natalizia, quindi è un momento di quiete che ha un po’ spinto gli acquisti. Però, come detto, le situazioni possono cambiare molto velocemente”, osserva l’esperto. Poi conclude: “Per questo consigliamo sempre portafogli molto diversificati, tenendo conto che potrebbero esserci ulteriori turbolenze finanziarie soprattutto se l’inflazione non dovesse diminuire come previsto dalle banche centrali. Alcune aziende del settore finanziario o industriale molto indebitate, in particolare, potrebbero incontrare difficoltà nei prossimi trimestri”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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