Infrastrutture per la ripartenza del Paese (e dei portafogli)

Livia Caivano
Livia Caivano
17.6.2020
Tempo di lettura: 5'
Uno strumento anticiclico per dare nuovo impulso all'economia del dopo covid: ci stanno pensando i governi, perché la storia ci insegna che le infrastrutture sono la via d'accesso più veloce alla crescita. E investire in questo settore può essere un'opportunità anche per gli investitori privati

Secondo un report realizzato da Ispi in collaborazione con McKinsey nei prossimi mesi molti paesi tenteranno di mitigare gli effetti negativi della paralisi economica promuovendo al contempo l'occupazione e migliorando la competitività

L'investimento nelle infrastrutture è essenziale perché ha un impatto sul Pil sia direttamente che indirettamente, producendo un effetto moltiplicatore sulle risorse investite

Ma può essere una buona idea anche per gli investitori privati per proteggersi, ad esempio, dall'inflazione

Passano dalle infrastrutture i piani di rilancio dei principali governi mondiali. Negli Stati Uniti, il presidente Trump starebbe infatti studiando un piano da quasi mille miliardi di dollari per far ripartire l'economia americana dopo la pandemia. Dall'altra parte dell'oceano, intanto, in Italia anche il governo Conte mette le infrastrutture al centro degli Stati Generali. E i private equity guardano con interesse crescente a questo settore.

 
Non a caso, "Infrastruttura per la crescita" è il titolo di un rapporto realizzato dal Centro Ispi in collaborazione con McKinsey sul ruolo che questo asset gioca nella vita economica di un paese. “Si tratta di un formidabile strumento anticiclico in un'epoca in cui consumi, investimenti e commercio sono frenati dal rallentamento economico”, così viene spiegata l'idea del report. I piani di stimolo fiscale giocheranno un ruolo fondamentale nei prossimi mesi, “i paesi tenteranno di mitigare gli effetti negativi della paralisi economica, promuovendo al contempo l'occupazione e migliorando la competitività. L'investimento nelle infrastrutture è essenziale perché ha un impatto sul Pil sia direttamente che indirettamente, producendo un effetto moltiplicatore sulle risorse investite”.

Gli investimenti infrastrutturali durante la crisi finanziaria globale del 2008 hanno svolto un ruolo anticiclico nella ripresa economica. Come si legge nel report: “Nella maggior parte dei paesi, la riduzione degli investimenti in infrastrutture rispetto alle esigenze nazionali ha portato a una crescita del Pil inferiore e tassi di occupazione più bassi. Negli ultimi anni, tuttavia, i paesi hanno anche implementato politiche di risanamento fiscale volte a ridurre il loro deficit e l'accumulo di titoli di debito. Di conseguenza, un numero crescente di operatori privati ​​è entrato nel mercato delle infrastrutture, generalmente in collaborazione con Stati o altre autorità pubbliche regionali o locali”. Le infrastrutture costituiscono da sempre la spina dorsale di nuovi modi di produrre, commerciare e incontrare, sono mezzi essenziali per espandere il potere e l'influenza politica. “In un contesto di investimenti privati contenuti, le maggiori potenze stanno riacquistando vantaggio nelle decisioni relative alle infrastrutture, trasformando i piani infrastrutturali in strumenti geopolitici”. Ne è un esempio la Cina: con una spesa infrastrutturale del 7% del Pil (in Europa oggi è il 2% e l'1% negli Stati Uniti), Pechino si è concentrata fortemente sulla connettività. “La Cina ha usato le infrastrutture prima come motore per la crescita interna e più recentemente come mezzo di proiezione verso l'esterno. La Belt & Road Initiative mira proprio a creare una più stretta interconnessione economica e strategica tra il paese e il blocco eurasiatico attraverso un ambizioso programma di investimenti infrastrutturali, che - dal 2013 in poi - ha tradotto in oltre 600 miliardi di dollari di finanziamenti”.

Il ruolo degli investitori privati


Un'indagine Deloitte in collaborazione con l'Università Luiss sonda gli umori degli investitori privati riguardo alle infrastrutture - intese come asset class. Quali sono gli elementi che più di altri contraddistinguono un infrastructure asset?

I risultati dell'indagine dicono che gli investitori ritengono che che questi asset possano essere definiti tali in virtù del loro scopo (contribuire all'erogazione di un servizio essenziale per la società), perché operano in un contesto con alte barriere all'entrata e perché sono  garantiti da un'attività materiale o immateriale. “Gli investitori intervistati  - si legge nel report - ritengono leggermente meno distintiva di un investimento infrastrutturale la sua capacità di generare rendimenti costanti, “evidenza che potrebbe riflettere la transizione dell'investment thesis di alcuni fondi infrastrutturali dal tradizionale buy and hold verso logiche d'investimento di quasi-private equity”.

Da questi elementi derivano le caratteristiche che gli investitori finanziari vedono in questo asset, che sono spesso il motivo per cui scelgono di investirvi.

  • Cash flows stabili e prevedibili. Per effetto della loro “essenzialità”, oltre che dell'intensità di capitale, le infrastrutture tendono a muoversi in un ambiente di scarsa elasticità della domanda, in regime di monopolio/semi-monopolio o, comunque, in mercati caratterizzati da alte barriere all'entrata. La combinazione di stabilità della domanda, pianificazione pluriennale degli investimenti e posizione di monopolio/semi-monopolio nel mercato si traduce in un profilo di flussi finanziari per lo più altamente prevedibile, segno distintivo di un investimento infrastrutturale “core”.

  • Leva finanziaria. Data la struttura stabile si prestano a sostenere elevati rapporti tra capitale di debito e di rischio, offrendo la possibilità di far ricorso in modo significativo alla leva finanziaria e alla conseguente generazione di valore per gli azionisti.

  • Protezione dall'inflazione. Gli asset infrastrutturali offrono spesso protezione dall'inflazione. I cash flow generati dai progetti infrastrutturali, in particolar modo quelli regolamentati e contrattualizzati, sono, infatti, generalmente legati all'andamento dell'inflazione (o “inflation linked”).

  • Limitata incidenza dei costi operativi. L'incidenza dei costi operativi sui ricavi degli asset infrastrutturali tende a essere, generalmente, limitata, con conseguente generazione di un elevato Ebitda margin (%). In alcuni settori infrastrutturali, tuttavia, una quota consistente del gross cash flow è assorbita dagli investimenti.

  • Lunga vita utile. Una delle principali caratteristiche degli asset infrastrutturali è certamente la tendenza a essere “longevi”. Una volta costruita, l'opera infrastrutturale tende ad avere una lunga vita utile economica e, quindi, a generare reddito nel lungo termine. Inoltre, in generale, gli asset infrastrutturali sono poco suscettibili all'obsolescenza tecnologica data la loro semplice natura operativa (fatta eccezione, in parte, delle opere connesse alla generazione di energia).

  • “Adeguati” rendimenti corretti per il rischio. Considerate le caratteristiche di essenzialità dei servizi, la ridotta elasticità della domanda e gli alti livelli di regolamentazione, il rendimento delle infrastrutture è tipicamente inferiore rispetto a quello di investimenti più incentrati sul mercato, ma la regolamentazione tariffaria deve fare

  • Diversificazione. La bassa correlazione tra i sotto-settori delle infrastrutture, oppure rispetto ai rendimenti dei titoli azionari e obbligazionari e degli immobili, rende le infrastrutture un'asset class interessante in un portafoglio multi- comparto.

  • Scarsa liquidità. Un limite tipico degli investimenti in asset infrastrutturali è la ridotta liquidità, che limita le opportunità di exit degli investitori.

  • Politica e regolamentazione. Se, come abbiamo visto, la rilevanza per la società dei servizi forniti dagli asset infrastrutturali costituisce un aspetto di forza degli stessi, da un altro punto di vista essi sono fortemente esposti a instabilità politica e regolatoria.

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