Inflazione in vista, ma sarà temporanea

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.3.2021
Tempo di lettura: 3'
Nel giovedì delle banche centrali, Lagarde e Powell cercano di tranquillizzare i mercati: l'inflazione sarà temporanea ed è ben lontana dagli obiettivi

JP Morgan si attende che l'inflazione al consumo negli Stati Uniti raggiungerà il picco del 2,6% su base annua entro aprile o maggio, prima di stabilizzarsi intorno al 2,3% entro la fine di quest'anno

Lagarde ha annunciato che una probabilmente ci sarà un'impennata al 2% verso fine anno, ma già nel 2022 si riassesterà all'1,3% e all'1,4% 2023

Gli indicatori di mercato che catturano le aspettative di inflazione, attentamente monitorate dai responsabili della politica monetaria, lasciano pochi dubbi: gli investitori si aspettano una forte ripresa economica, ancor di più alla luce dei nuovi stimoli pari a 1,9 mila miliardi di dollari in procinto di essere immessi nell'economia statunitense, e dunque un'inflazione più alta. Il tasso del Treasury a 10 nelle ultime settimane, a seguito di un persistente sell-off, è passato dallo 0,8% a orbitare intorno al 1,5%. Questa settimana le banche centrali hanno provato a tranquillizzare i mercati. Ci riusciranno?
La curva dei tassi all'inflazione degli Stati Uniti, che segue le previsioni di inflazione degli investitori, si è capovolta, con i tassi a breve termine che eclissano le loro controparti a lungo termine. Ciò è accaduto in precedenza su base sostenuta nel 2008, durante la crisi finanziaria globale. Il tasso a due anni, derivato dai titoli di Stato statunitensi protetti dall'inflazione, si aggira ora al 2,7%, mentre l'indicatore a cinque anni ha recentemente raggiunto il 2,5%. Il tasso a 10 anni è rimasto leggermente indietro, al 2,3 per cento. Le aspettative di inflazione a breve superano quelle di lungo periodo. Jay Powell, presidente della Federal Reserve, si è unito a Janet Yellen, segretario al Tesoro, nel minimizzare le preoccupazioni. Powell ha recentemente affermato che qualsiasi aumento dell'inflazione non sarebbe "né grande né sostenuto" e ha sottolineato che l'economia è ancora molto lontana dall'obiettivo della banca centrale statunitense di un'inflazione media del 2%. L'indice dei prezzi delle spese per consumi personali di base attualmente langue all'1,5%. Anche JP Morgan, il cui consensus circa la crescita economica degli Stati Uniti è al 7,3%, è dello stesso avviso circa la transitorietà dell'inflazione. L'istituto si attende che l'inflazione al consumo raggiungerà il picco del 2,6% su base annua entro aprile o maggio, prima di stabilizzarsi intorno al 2,3% entro la fine di quest'anno e per tutto il 2022.
Attraversando l'Atlantico la musica non cambia. In Europa, i tassi sul mercato obbligazionario sono in aumento. Giovedì una prima reazione è arrivata dall'Eurotower: Lagarde ha annunciato che la Bce aumenterà il ritmo degli interventi in modo «significativo» nel trimestre. "I tassi di interesse di mercato sono aumentati dall'inizio dell'anno, il che mette a rischio le condizioni di finanziamento più ampie", ha avvertito Lagarde. "Se considerevoli e persistenti, gli aumenti di questi tassi di interesse di mercato, qualora lasciati incontrollati, potrebbero tradursi in un inasprimento prematuro delle condizioni di finanziamento per tutti i settori dell'economia. Ciò", ha puntualizzato Lagarde, “è indesiderato in un momento in cui è ancora necessario preservare condizioni di finanziamento favorevoli per ridurre l'incertezza e rafforzare la fiducia, sostenendo in tal modo l'attività economica e salvaguardando la stabilità dei prezzi nel medio termine".

Per ciò che concerne la recente accelerazione dell'inflazione nell'area euro, Lagarde ha riconosciuto che è stata dovuta soprattutto a "fattori transitori", tra cui i rialzi dei prezzi dell'energia. "Sebbene le nostre ultime previsioni prevedano un graduale aumento delle pressioni inflazionistiche sottostanti, confermano che le prospettive di inflazione a medio termine rimangono sostanzialmente invariate e al di sotto del nostro obiettivo di inflazione", ha evidenziato il numero uno dell'Eurotower, che ha stimato nel contempo un'inflazione al 2022 dell'1,3% e al 2023 dell'1,4%, riconoscendo la possibilità di una probabile impennata al 2% verso fine anno.

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