Il Pil sprofonda. Ma l'Italia s'è desta

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Secondo alcune stime, l'economia della Penisola potrebbe contrarsi fino al 5% nel corso dell'anno. Sorprende la prova di maturità e coesione di un paese abituato a una cronica e asfittica litigiosità. Per la ripresa bisogna aspettare il 2021
Guardiamo al bene e al male bene? Può sembrare ironico, per non dire peggio, contemplare la possibilità che questo triste corteo di contagiati, di ammalati, di morti finisca con l'albergare qualcosa di positivo. Ma, così come la guerra fa venir fuori il peggio e il meglio dell'umanità, così sta succedendo da noi, con la precisazione che, a parte l'impatto devastante sull'economia di cui si parlerà più avanti, in Italia il meglio ha sopravanzato il peggio. Torniamo alla situazione politico-sociale prima del virus. L'Italia, come del resto altri paesi (Stati Uniti e non solo), era un paese acerbamente polarizzato, con una metà che odiava l'altra metà: una contrapposizione degna dei furori fra guelfi e ghibellini e fra guelfi bianchi e guelfi neri nella Firenze del Trecento. La crisi ha portato a una spontanea unità nazionale, sono state messe da parte le animosità e gli sgambetti e il pericolo comune ha picconato i muri della diffidenza reciproca. Ci sarà chi considera questa lettura troppo ottimistica, e potrebbe avere in parte ragione: ci sono state smagliature nella catena di solidarietà politica e certamente le cose ritorneranno al punto di prima una volta passata l'emergenza e tornata la spasmodica voglia di giostrare in vista delle elezioni. Tuttavia, gli effetti sulla politica meritano almeno la sufficienza. Molto più della sufficienza meritano gli effetti sulla società. La risposta di medici e infermieri è stata eroica, la risposta di chi è costretto a stare in casa è stata per certi versi sorprendente. Inni spontanei dai balconi, video virali di bambini che parodiavano vecchie canzoni per celebrare che “la vita è bella anche al secondo piano”, riscoperta dei valori del vicinato e solidarietà inattese... Chissà, forse coloro cui mancano club e discoteche scopriranno che magari non è poi così male stare a casa e leggere Guerra e pace. Anche qui forse, tutto tornerà come prima dopo l'emergenza. Ma è consolante sapere che nel fondo conscio o inconscio della nostra società giacciono riserve di fratellanza e di comunione.
Là dove è difficile, se non impossibile, trovare qualcosa di men che peggio, è negli effetti sull'economia, italiana e mondiale.
Per capire i rischi che corre l'economia mondiale col dilagarsi dell'epidemia bisogna partire da un dato di fatto: la Cina, facendo i confronti in parità di potere d'acquisto, è la più grande economia del mondo. Non solo è grande, ma è anche l'economia che è andata crescendo di più: in soldoni, contribuisce per il 40% alla crescita del mondo. E non è finita: dai tempi della Sars (l'altra epidemiada un altro coronavirus) del 2003, l'economia cinese è andata sempre più integrandosi
nell'economia mondiale. Praticamente tutte le catene di offerta globali passano per la Cina. Gli impatti del covid-19 possono essere distinti in diretti e indiretti. Gli impatti diretti, in Cina e altrove, discendono dalle misure prese per contenere il virus. Quarantene massicce, estensione dei periodi di ferie, quindi fabbriche chiuse, ristoranti, cinema, centri commerciali e luoghi pubblici semideserti, mancato arrivo di turisti nel Celeste Impero e, soprattutto, mancate partenze. L'anno scorso sono stati più di 150 milioni i turisti cinesi in giro per il mondo e adesso il governo cinese li ha rinchiusi nel loro paese. Poi ci sono gli effetti indiretti: la gente, in Cina e in altri paesi, ha paura, e chi ha paura è restio a spendere. Chi risparmia uno scellino, disse Keynes negli anni ‘30, toglie a un uomo una giornata di lavoro. La paura è comprensibile: tutti hanno familiarità con l'influenza (ci sono vaccini), anche se l'influenza uccide ogni anno qualche centi- naia di migliaia di persone nel mondo. Ma il tasso di mortalità nel mondo è del 6 per centomila. Mentre la covid-19 (nessun vac- cino) ne uccide più di 2000 per centomila, uno su cinquanta.
Il 2020 (‘anno bisesto, anno funesto') sarà un annus horribilis per l'economia dell'Italia e del mondo. Il pil cadrà in Italia, forse tan- to di quanto crollò nel 2009 (-5%). E anche l'economia del resto del mondo potrà conoscere l'onta del segno meno. Molto dipende da quanto tempo ci vorrà per circoscrivere il virus. Anche nella prognosi il paese chiave è la Cina. Consola il fatto che la circoscrizione in Cina, dopo le misure drastiche di contenimento, abbia funzionato e i nuovi casi siano scesi a livelli trascurabili. Se il decorso dell'infezione segue gli stessi sentieri anche negli altri paesi (i due terzi delle nazioni del mondo hanno casi di covid-19), il 2021 potrà essere l'anno della ripresa. Ma per ora, tutti gli sforzi sono concentrati nell'evitare e/o attutire le devastazioni della pandemia. La storia ci insegna che le catastrofi hanno in genere un effetto limitato sulle grandi tendenze dell'eco- nomia del pianeta. Come scrisse Eugenio Montale: “La storia non è poi / la devastante ruspa che si dice./ Lascia sottopassaggi, cripte, buche / e nascondigli. C'è chi sopravvive”.

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