Il 2021 è l'anno della Cina? Ecco dove e come investire

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
16.4.2021
Tempo di lettura: 7'
Per molti la Cina a breve diventerà l'economia più grande del mondo. Eppure, sono pochi gli investimenti esteri che arrivano nella terra del Dragone. Come e dove investire per non perdere il treno Cina?

La Cina è l’unico paese nel 2020 a non avere conosciuto una contrazione del pil. Le stime di crescita per il 2021 sono di circa l’8%

Lato azionario e-commerce, semiconduttori ed energie pulita sono tre tematiche di investimento su cui prendere posizione

Il differenziale di tasso rispetto a treasury e bund è a tutto favore della Cina. Anche l’obbligazionario offre opportunità interessanti

Un solo paese si è salvato dalle molteplici ondate del covid: la Cina. Il pil del Dragone non solo non è diminuito nel corso del 2020 ma ha fatto segnare un sorprendente +2,3%. E il nuovo anno è iniziato come è finito il precedente: il pil cinese è volato del 18,3% su base annua nel primo trimestre del 2021. Si tratta del tasso di crescita più alto dagli anni novanta. Numeri che si sono riflessi anche sul mercato azionario, che lo scorso febbraio ha toccato il suo massimo storico, prima di subire una correzione non indifferente. Tuttavia le proiezioni sono tutte concordi: la Cina è destinata a crescere ancora. Il colosso asiatico, secondo l'autorevole Centre for economics and business research (Cebr) di Londra, salirà sul tetto del mondo nel 2028, diventando la più importante economia del pianeta, in anticipo di cinque anni rispetto alle precedenti previsioni. Gli investitori sono avvertiti. Come e dove prendere posizione sul mercato asiatico?
We Wealth lo ha chiesto a due esperti di Cina: Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki e Gianluigi Costanzo, ceo di Atman advisory. Entrambi sono concordi su un punto: l'allocazione di portafoglio deve essere rivista. Pochi sono gli investitori che oggi scommettano sulla Cina. Nonostante pesi per il 18% del pil globale, la Cina è quasi (se non del tuto) assente nei benchmark azionari globali: l'indice l'Msci all country weighted index pesa il Dragone solo per il 5,2%, nell'indice Msci world la quota cinese è addirittura pari a zero. “La Cina è diventato un tema non più solo di allocazione tattica ma anche di allocazione strategica. Un portafoglio al passo coi tempi deve essere impostato sul trialismo Stati Uniti-Europa-Cina” afferma Calef. Per Costanzo la quota di portafoglio a tinta rossa può arrivare al 20%. Dove dunque investire?

Azionario


Lato azionario le opportunità sono molte. Il mercato più interessante, per Calef, è quello dei titoli di classe A, quotati a Shenzen e a Shanghai, denominati in renminbi, che si rivolgono agli investitori cinesi. Si tratta del secondo mercato azionario più grande al mondo, secondo solo a quello statunitense e si differenzia dal mercato di titoli di classe B, titoli denominati in valuta estera, e quelli di classe H, la cui piazza principale di quotazione è Hong Kong. Sebbene la classe A sia quella più interessante è anche quella di più difficile accesso: solo gli investitori cinesi possono acquistare questi titoli e per gli stranieri l'unico modo è rivolgersi ai gestori. Preferibilmente che siano legati con gestori attivi locali. “Il mercato cinese sta crescendo molto ma presenta ancora opacità e criticità non indifferenti che solo chi conosce molto bene il mercato ne può capire appieno le dinamiche” spiega Calef che inoltre sottolinea che essendo un mercato a trazione retail, con contenuta presenza degli istituzionali, è più incline ad elevati livelli di volatilità. Inoltre ogni mercato incorpora rischi diversi e talvolta ha una traiettoria divergente dagli altri. Ciò è bene osservabile guardando alle performance dei principali indici azionari da inizio anno: lo Hang Seng ha guadagnato il 6%, lo Shanghai Composite si è contratto del 1,6% (titoli di classe A e B), mentre il CSI 300 (300 titoli A a maggior capitalizzazione) ha perso addirittura il 4%. A livello settoriale, sempre più interessante è il mondo dell'e-commerce che in Cina, come osserva Calef, è arrivato a rappresentare circa un quarto di tutte le vendite retail. Il boom di questo settore ha portato molte aziende alla doppia quotazione. “Oltre ad essere quotate in Cina queste società si possono trovare e acquistare sui listini americani” spiega Calef. Un altro settore in crescita e strategico per la Cina è quello della tecnologia, in particolare dei semiconduttori: “attualmente rappresenta il 60% della domanda globale di chip, ma produce solo circa il 13% dell'offerta. Colmare questo gap è uno dei punti cardine del piano Made in China 2025”. Infine l'ultimo settore sul quale puntare è quello della clean energy, in particolare auto e moto elettriche. “Il mercato è ancora acerbo, i titoli sono pochi ma stanno confluendo sempre più capitali” conclude Calef.
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Fondi azionari che investono in Cina più performanti da inizio anno. Fonte: FIDA (società di distribuzione e analisi dei dati finanziari)

Obbligazionario


Con 15.000 miliardi di dollari, la Cina è attualmente il secondo mercato obbligazionario più grande al mondo, dopo quello degli Stati Uniti e prima di quello giapponese. Eppure è un mercato ancora molto poco considerato dagli investitori internazionali: stando a Pictet la quota di obbligazioni cinesi detenute attualmente da stranieri è inferiore al 3%. “La Cina è stato il miglior mercato obbligazionario dal 2015 ad oggi e continua ad esserlo: i titoli cinesi offrono ottimi rendimenti, il differenziale di tassi è a favore della Cina e la tendenza del renminbi è quella di non svalutarsi e la bilancia dei pagamenti vive di surplus” afferma Costanzo. In questo contesto i titoli governativi sono una garanzia.  Il titolo cinese a 10 anni offre circa 200 punti base (pb) di più rispetto ai Treasuries e quasi 350 pb rispetto ai bund. Inoltre, come osserva Goldman Sachs, il Ftse China Government Bond Index mostra che questi rendimenti vengono offerti “con una volatilità simile o inferiore a quella dei rendimenti dei Treasury statunitensi o dei Gilt britannici”. Lato obbligazioni societarie, le cose leggermente cambiano: l'appetito degli investitori non è così pronunciato. Secondo i dati di Refinitiv, a novembre le obbligazioni cinesi ad alto rendimento rappresentavano solo il 5,4% del mercato globale “high yield” nel 2020, ai livelli minimi dal 2017. In parte questa dinamica inversa può essere spiegata anche alla luce di un cambio di policy da parte del governo centrale. “Fino a poco tempo fa Pechino garantiva la maggior parte delle emissioni. Ora invece ha iniziato a lasciare che anche le aziende controllate dallo stato, che rappresentano la maggior parte del mercato, possano fallire” spiega Costanzo che osserva come queste società operino in settori non ritenuti più strategici dal governo, come quello siderurgico e del carbone. Tuttavia, secondo il ceo di Atman advisory, questo è un dato positivo. “Finalmente in Cina si è iniziato a prezzare il rischio di credito. Il mercato è ancora acerbo ma in prospettiva ci sono delle ottime opportunità”. I settori più interessanti, a detta di Costanzo, quello tech e delle biotecnologie, che tuttavia non avendo molti debiti non sono facilmente rintracciabili nel mercato obbligazionario. Infine, come per l'azionario, la modalità di investimento fortemente consigliata è quella di rivolgersi a gestori specializzati.
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Fondi obbligazionari che investono in Cina più performanti da inizio anno. Fonte: FIDA

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