Ucraina, i due volti finanziari del conflitto: giù le banche, su la difesa

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Alberto Battaglia
28.2.2022
Tempo di lettura: 5'
Mentre il cancelliere tedesco annuncia 100 miliardi di euro in nuove spese militari, i big del comparto difesa procedono in controtendenza

Le nuove sanzioni che estromettono alcune grosse banche russe dal sistema di pagamenti Swift e, allo stesso tempo, la necessità di preparare il continente europeo a nuove iniziative militari: sono i due sviluppi fondamentali che hanno segnato i mercati azionari nelle ultime ore

A Piazza Affari, come nel resto d'Europa, crollano i titoli bancari (Unicredit e Intesa, in particolare) e vincono i titoli legati alle attese commesse militari in ottica anti-russa (Leonardo e Fincantieri)

"Dobbiamo sostenere l'Ucraina in questa situazione disperata e lo abbiamo fatto in larga misura nelle ultime settimane, mesi e anni. Ma con l'invasione siamo entrati in una nuova era": con queste parole il cancelliere tedesco, Olaf Scholz annunciava domenica 27 febbraio uno stanziamento da 100 miliardi di euro per il potenziamento militare della Germania, con il plauso di tutto Bundestag.

Nel frattempo, il presidente russo, Vladimir Putin, allertava il sistema di difesa nucleare, lanciando un minaccioso messaggio alle forze occidentali che hanno deciso di colpire economicamente il Paese - entrato in guerra con l'Ucraina per impedirne, con ogni mezzo, l'adesione alla Nato.

Sono questi gli eventi cruciali in grado di spiegare quanto si sta parando davanti agli occhi dei trader nella mattinata di lunedì 28 febbraio. Da un lato, le nuove sanzioni che estromettono alcune grosse banche russe dal sistema di pagamenti Swift. Dall'altro, la necessità di preparare il continente europeo a difendersi da nuove iniziative militari che, a questo punto, non possono essere sottovalutate. La situazione si riflette nei due titoli che si muovono in modo più deciso, all'interno dell'indice Ftse Mib: Unicredit e Leonardo.

A sprofondare è proprio Unicredit, la banca italiana più esposta alla Russia, con un ribasso superiore al 9% che riporta il titolo ai minimi da inizio dicembre. Così come arretra tutto l'indice settoriale bancario italiano, cedendo oltre il 6%, in linea con l'omologo indice Euro Stoxx Banks (-6,7%).
Di converso, il clangore delle armi ha spinto a una robusta rotazione sui big del comparto difesa. A Piazza Affari il titolo di Leonardo (ex Finmeccanica) è di gran lunga il migliore della giornata con un rialzo che è arrivato a superare il 15%, ai massimi dal marzo 2020. Bene anche Fincantieri, gruppo attivo anche nella cantieristica navale militare, che sta guadagnando oltre l'11%.

L'indice europeo settoriale Stoxx Defence guadagna nel frattempo oltre il 3%, in forte controtendenza con la media, negativa, del mercato. In Francia il big del comparto Thales mette a segno un rialzo superiore al 13%, in Inghilterra BAE Systems aggiunge alla sua capitalizzazione oltre il 14%. Il settore difesa, così, ha raggiunto i massimi dai tempi del coronacrash.

Mentre questo avviene il Ftse Mib cede il 2,8% e l'Euro Stoxx 600 l'1,65%.

Nel dettaglio del comparto bancario, l'impatto negativo della svolta su Swift si è fatto sentire con forza anche su Intesa Sanpaolo (in rosso per oltre il 6%), Banco Bpm (-5,2%), Bper (-4,9%) e Mediolanum (-4%). In Europa si registra il tonfo di Societe Generale, un'altra fra le banche più esposte alla Russia: con un calo superiore all'11% la banca francese è ora ai minimi dal settembre 2021 (in un mese il titolo ha ceduto oltre il 22%). Duro colpo anche per l'austriaca Raiffeisen Bank, che Dbrs Morningstar aveva indicato come una delle banche più vulnerabili nello scenario di una crisi con la Russia – in un mese l'istituto ha perso oltre 41% della capitalizzazione.

Oltreoceano il vento favorevole al riarmo delle forze occidentali ha spinto, fra gli altri, anche il titolo del colosso Lockheed Martin (+3,77% nel pre-market di Wall Street) e Northrop Grumman (+6,18% nel pre-market).

Le ripercussioni del conflitto in Ucraina hanno continuato a farsi sentire anche sul mercato delle materie prime. In particolare, l'esigenza di ritornare parzialmente al carbone per ridurre la dipendenza dal gas russo, scelta condivisa anche dal governo italiano, ha riavvicinato questo impopolare combustibile ai suoi massimi storici visti lo scorso ottobre. Il Newcastle coal future dal minimo di novembre ad oggi ha guadagnato l'85%, con un rialzo del 10% solo il 28 febbraio (a 263 dollari per tonnellata). Le nuove sanzioni occidentali sulla Russia hanno nuovamente spinto anche il future del gas Ttf (+12,16%) e il barile di petrolio Brent, che si è nuovamente riavvicinato ai 100 dollari. Come nei giorni scorsi, crescono alluminio e nichel, ma anche i metalli preziosi come palladio, oro e argento.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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