Guerra Ucraina: investitori pronti a intervenire sul portafoglio

Rita Annunziata
5.5.2022
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Investitori pronti a rivedere i portafogli qualora il mercato dovesse risentire ulteriormente del conflitto russo-ucraino. Occhi su oro, titoli nazionali e petrolio

Il 92% degli investitori a livello globale si attende che la guerra russo-ucraina innescherà un incremento dell’inflazione e oltre la metà crede che l’aumento dei prezzi sia destinato a perdurare per oltre un anno

Molti sono gli imprenditori che decidono di ridimensionare i propri piani su assunzioni e investimenti per focalizzarsi sulla spesa informatica, sulla valorizzazione dei talenti e sui vantaggi per i collaboratori

Nessuna revisione del portafoglio, almeno per ora. Ma qualora il mercato dovesse risentire ulteriormente del conflitto nell’Est Europa, gli investitori si dichiarano pronti a intervenire. Mostrando una maggiore propensione all’acquisto di oro, titoli nazionali e petrolio. Sono i risultati della nuova ricerca trimestrale di Ubs, condotta tra il 30 marzo e il 22 aprile su un campione di 2.644 investitori con almeno un milione di asset da investire e 1.084 imprenditori con almeno un milione di reddito annuale e un collaboratore. Un’occasione per fare il punto sulle prospettive sui mercati azionari ma anche sulle ripercussioni personali ed economiche di quella che Iqbal Khan, co-presidente di Ubs global wealth management, definisce “una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi decenni”.


Il 92% degli investitori a livello globale si attende che la guerra russo-ucraina innescherà un incremento dell’inflazione e oltre la metà crede che l’aumento dei prezzi sia destinato a perdurare per oltre un anno. Il 66% stima rincari energetici, il 64% una maggiore instabilità su scala globale e il 60% un aumento degli attacchi informatici. Il 50%, inoltre, considera la volatilità di mercato più elevata del solito. Eppure, come anticipato in apertura, non hanno ancora rivisto i propri portafogli ma si dichiarano disposti a farlo laddove i mercati ne risentissero ulteriormente. C’è chi inizia a guardare all’oro, ai titoli nazionali e al petrolio, ma tecnologia ed energia restano i settori più attraenti alle attuali condizioni di mercato. 

Parallelamente, a risentirne è la fiducia degli imprenditori sulle proprie attività d’investimento che registra un crollo dell’11% per i prossimi 12 mesi. Di conseguenza, stando allo studio, molti sono coloro che decidono di ridimensionare i propri piani su assunzioni e investimenti per focalizzarsi sulla spesa informatica, sulla valorizzazione dei talenti e sui vantaggi per i collaboratori. “È difficile valutare le implicazioni economiche a lungo termine della guerra in Ucraina, ma una gran parte degli investitori rimane ottimista sulle prospettive per il mercato azionario e ha fiducia nel proprio portafoglio ben diversificato”, spiega Khan. “L'impatto della guerra in Ucraina e l’inflazione in aumento hanno costretto gli imprenditori ad adattarsi nuovamente a una situazione imprevedibile e senza precedenti, dopo aver già gestito gli effetti della pandemia sul proprio business”, aggiunge invece Tom Naratil, presidente di Ubs Americas e co-presidente di Ubs global wealth management.


Guardando alle singole aree geografiche, negli Stati Uniti sale di quattro punti percentuali l’ottimismo a breve termine degli investitori su economia e mercato azionario statunitense; ma in compenso cala del 3% la propensione a investire e sei su dieci mostrano timori sulla guerra e gli effetti sui portafogli. In America Latina l’ottimismo a breve termine è salito invece di due punti percentuali, ma il 56% punta a investire di più nel prossimo semestre. Quanto all’Europa, poco più di due terzi degli investitori si dichiara ottimista sulla propria economia ma si riduce di quattro punti percentuali la quota di coloro che si definiscono ottimisti sulle azioni nella regione (63%). “Senza dubbio la difficile situazione che stiamo vivendo a livello geopolitico a causa del conflitto in Ucraina, oltre ad avere un forte impatto emotivo nelle nostre vite, sta avendo delle notevoli ripercussioni sui mercati”, interviene Paolo Federici, market head di Ubs global wealth management in Italia. “Oggi più che mai, quindi, la costruzione di un portafoglio ben diversificato e posizionato per la volatilità è una priorità per gli investitori”.

Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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