Guerra Russia-Ucraina: i settori e i titoli su cui puntare

Rita Annunziata
6.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Ecco i tre titoli su cui puntare per affrontare la crisi russo-ucraina secondo Jens Zimmermann, equity research analyst di Credit Suisse

Lvmh, leader mondiale nel settore del lusso nato nel 1987 dalla fusione di Louis Vuitton e Moët Hennessy, trarrebbe vantaggio dalla gestione del marchio, dal controllo della distribuzione e dalla leadership nella digitalizzazione

Shell potrebbe godere dei tentativi d’indipendenza dell’Europa dal gas russo che alimenterebbero la domanda di gas naturale liquefatto (di cui la multinazionale britannica è tra i principali fornitori a livello globale)

La guerra russo-ucraina ha innescato un rimbalzo vertiginoso dei prezzi delle materie prime. Ma ha messo in crisi anche le catene di approvvigionamento oltre che la generale propensione al rischio. Un contesto che, secondo un nuovo focus settimanale dell'Investment strategy di Credit Suisse, rischia parallelamente di impattare negativamente sui consumi discrezionali ma anche sui consumi non ciclici. Mentre i prezzi del petrolio si preparano a restare elevati ancora a lungo. Ecco i tre titoli su cui puntare per superare il conflitto nell'Est Europa secondo Jens Zimmermann, equity research analyst - energy/utilities dell'istituto elvetico.
“La guerra in Ucraina dovrebbe avere un impatto positivo nel medio periodo sui seguenti titoli dei settori dei consumi discrezionali e dell'energia: Lvmh, Nike e Shell”. Lvmh, leader mondiale nel settore del lusso nato nel 1987 dalla fusione di Louis Vuitton e Moët Hennessy, tenderebbe secondo l'esperto a mettere a segno un'outperformance in un contesto di mercato complesso “grazie alla sua innovazione senza pari, alla gestione del marchio, al controllo della distribuzione e alla leadership nella digitalizzazione”. Tra l'altro, quelli che vengono definiti come “driver a lungo termine” (quali l'avanzamento del ceto medio nei mercati emergenti e la sempre più consistente ricchezza globale) sarebbero immuni alle attuali tensioni in Ucraina. Senza dimenticare, aggiunge Zimmermann, il “forte potere di pricing di Louis Vuitton e il suo elevato margine lordo” che la rendono maggiormente resiliente all'impennata dell'inflazione.
Quanto a Nike, continua l'analista, può a sua volta beneficiare in questo contesto del suo “potere di determinazione dei prezzi in un contesto inflazionistico” ma anche della solida dinamica del marchio e della nuova strategia direct to consumer. Dopo aver incassato gli effetti negativi delle strozzature nella supply chain e del contraccolpo politico nella Terra del Dragone lo scorso anno, spiega Zimmermann, oggi le “tendenze della domanda stanno migliorando e il management resta ottimista sulla Cina e sulle prospettive globali a medio termine della società”. Chiude il cerchio Shell, che invece potrebbe trarre vantaggio dai tentativi d'indipendenza dell'Europa dal gas russo che, stando all'esperto, alimenterebbero la domanda di gas naturale liquefatto (di cui la multinazionale britannica è tra i principali fornitori a livello globale). Domanda che tra l'altro potrebbe trovare risposta anche negli Stati Uniti, che si stima diventeranno il maggiore esportatore mondiale di gas naturale liquefatto entro il 2024 scavalcando Qatar e Australia.

Ampliando ancora lo sguardo all'impatto a medio termine della crisi russo-ucraina sui diversi settori, come anticipato in apertura, i consumi discrezionali restano comunque tra i più colpiti. “Sebbene l'esposizione del settore al mercato dei consumi russo sia inferiore al 5% delle vendite (anche nell'ambito dei beni di lusso), i timori per la stagflazione e il deterioramento della propensione ai consumi hanno pesato sul settore”, scrivono a tal proposito Zimmermann e Julie Saussier-Clement (equity research analyst - consumer). “Il settore dei beni di lusso ha dimostrato la propria resilienza nel corso di importanti shock dell'economia in passato e driver a lungo termine come la crescita della ricchezza globale e l'espansione del ceto medio nei mercati emergenti sembrano essere inalterati. I consumatori all'estremità inferiore dello spettro, tuttavia, avvertono la stretta dell'aumento dell'inflazione”.

Quanto ai viaggi, aggiungono i due analisti, alcuni itinerari potrebbero trarre giovamento dalla guerra russo-ucraina e altri meno. Ad ogni modo, a dispetto di un'impennata dei costi dei carburanti, le prenotazioni di viaggi restano importanti. In riferimento ai consumi non ciclici, infine, nell'occhio del ciclone sono soprattutto i cereali utilizzati nella produzione di prodotti finali di consumo o alimenti per animali (di cui Russia e Ucraina sono tra i principali produttori) ma anche i costi di imballaggio e trasporto (a causa dell'aumento dei prezzi del petrolio).

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Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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