Guerra Russia-Ucraina: cosa rischiano le imprese italiane

Rita Annunziata
25.2.2022
Tempo di lettura: 5'
A rischio, nelle stime di Paolo Longobardi di Unimpresa, decine di miliardi di euro di fatturato. Nell'occhio del ciclone alimentare, micromeccanica, abbigliamento e nuove tecnologie

Paolo Longobardi: “Temo che l’inflazione compirà un balzo dall’attuale 4,8% fino a superare quota 6%. Una situazione fortemente negativa, soprattutto per il nostro Paese”

A rischio i settori alimentare, micromeccanica, nuove tecnologie, abbigliamento. Ma anche la produzione alimentare interna. Verso incrementi dei prezzi per i consumatori finali

La guerra tra Russia e Ucraina rischia di lasciare segni indelebili anche sulle imprese italiane. E non solo quelle in affari con entrambi i paesi. Stando alle stime raccolte da We Wealth col supporto di Paolo Longobardi, presidente onorario di Unimpresa, a rischio sono decine di miliardi di euro di fatturato. Nello scenario peggiore, l'inflazione potrebbe compiere un balzo dall'attuale 4,8% fino a superare quota 6%. Senza dimenticare i danni relativi all'approvvigionamento delle materie prime che, secondo Longobardi, potrebbero finire per travolgere anche i consumatori finali.
“Anche se la guerra dovesse terminare rapidamente, e purtroppo non mi sembra questa la prospettiva, ormai le conseguenze saranno durature”, spiega Longobardi. “Temo che l'inflazione compia un balzo dall'attuale 4,8% fino a superare quota 6%. Mentre per il prodotto interno lordo ritengo realistica la perdita di un punto percentuale della crescita prevista per il 2022, che dunque si dovrebbe fermare sotto la soglia del 3%. Una situazione pesante e fortemente negativa, nel contesto europeo ma soprattutto per il nostro Paese”.

L'interscambio commerciale


Come ricorda l'esperto, infatti, in Russia operano grandi imprese ma anche realtà di piccole dimensioni. Secondo le ultime elaborazioni Ice (l'agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, ndr) sui dati Istat relativi ai primi 11 mesi del 2021, l'interscambio commerciale tra Russia e Italia sfiora i 20 miliardi di euro. Si parla di oltre 7 miliardi di esportazioni e 12,6 miliardi di importazioni. Nel dettaglio, l'export tra i due paesi risulta trainato principalmente dai settori dell'abbigliamento, dei prodotti chimici, e dei macchinari e apparecchiature nca, mentre l'import dai prodotti delle miniere e delle cave, da coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, e dai prodotti della metallurgia. Se si guarda invece agli scambi commerciali con l'Ucraina, si parla di 1,9 miliardi di esportazioni (anche in questo caso principalmente di articoli di abbigliamento, prodotti chimici, e macchinari e apparecchiature nca) e 2,9 miliardi di importazioni (prodotti dell'agricoltura, pesca e silvicoltura, generi alimentari, e prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi) nello stesso periodo.

I settori più a rischio


“Bisogna distinguere tra imprese che esportano e tra quelle che, pur non esportando, subiranno le conseguenze, gravissime, cagionate dalle sanzioni alla Russia o dai danni diretti dell'Ucraina”, spiega Longobardi. “Nel primo caso, i settori più rilevanti sono quello alimentare, micromeccanica, nuove tecnologie, abbigliamento. Nel secondo caso, ci saranno danni per tutte le aziende energivore, a prescindere dalla dimensione. E poi, se penso ai rischi per la produzione di grano ucraino, ho forti preoccupazioni per quanto riguarda la produzione alimentare interna”.

Gli effetti sul fatturato


Quanto ai potenziali effetti sul fatturato delle imprese italiane, aggiunge, una stima esatta risulta oggi complessa. Gli uffici dell'associazione, spiega, sono al lavoro per calcolare quale sarà l'impatto complessivo. “Ma per le aziende italiane parliamo di rischi per decine di miliardi di euro in termini di fatturato e altri danni economici sul versante dei costi. Basta pensare al rincaro dell'energia che è una delle principali conseguenze della guerra in Ucraina. E poi ci sono danni enormi per l'approvvigionamento di altre materie prime (come il grano) che porteranno a difficoltà nella produzione alimentare interna e a inevitabili incrementi dei prezzi per i consumatori finali. Si innescherà, purtroppo, una spirale negativa assai preoccupante”.

“Credo siano stati ampiamente sottovalutati i danni di questa guerra”, aggiunge Longobardi. Auspicando infine una pronta risposta del governo. “Servono interventi economici importanti per fronteggiare tutti i problemi che a breve ricadranno sugli imprenditori italiani. Non mi illudo che l'Unione europea faccia granché, anche se la risposta, come per la pandemia, dovrebbe essere comune. È che su questo argomento, purtroppo, non vedo una convergenza di interessi. Anzi. I governi vanno in ordine sparso e stanno prevalendo gli interessi nazionali rispetto a una visione unitaria. Che sarebbe invece auspicabile”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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