Guardare al futuro: il risparmio resisterà alla guerra

Teresa Scarale
Teresa Scarale
18.3.2022
Tempo di lettura: 5'
L'ultimo ordine mondiale è saltato in poche ore, lasciando umanità e mercati nel panico. Ma, guardando ai dati, si può leggere un segnale di speranza che non teme il conflitto, legato a un settore particolare dell'economia. Ne hanno parlato, fra gli altri, Carlo Cottarelli, Massimo Doris, Stefano Caselli
È giovedì 24 febbraio 2022. In poche ore salta l'ordine mondiale che reggeva dal 1989, anno che segna la fine della guerra fredda. L'Europa in pochi giorni ha fatto un balzo indietro di 80 anni, gettando nel panico umanità e mercati. Che ne sarà della tranquillità, anche finanziaria, del mondo? La crescita che la ripresa aveva innescato, è destinata a congelarsi? «Ciò che genera paura è la diversità della crisi che stiamo vivendo»: a parlare è il professor Stefano Caselli, prorettore per gli affari internazionali e professore economia dei mercati finanziari Università Bocconi, nel corso dell'evento Mediolanum Market Forum | Uno Sguardo al Futuro, tenutosi nell'aula magna presso la stessa università. Ma anche in tempi di guerra non si deve trascurare la gestione del risparmio e «bisogna imparare a guardare ai fondamentali, alla dimensione dei valori in gioco e alla prospettiva».
Anche questa crisi, come quella covid, sta sortendo l'effetto di una maggior coesione a livello politico europeo. L'Ue è pronta a emettere debito comune per il caro energia. Si prevede nell'Unione europea ancora un 3,75% di crescita quest'anno. Quanto durerà questa stima? Per l'economista Carlo Cottarelli, la spinta alla crescita è ancora forte grazie all'abbrivio dell'anno scorso, «ma la guerra deve finire presto», anche perché, «l'aumento dei prezzi delle materie prime era in atto già da prima a causa della domanda».

Il costo di questo aumento per l'Italia è di 60 miliardi di euro rispetto al 2019, specifica Cottarelli: «40 miliardi di bollette energetiche rispetto agli otto dell'anno precedente». Numeri che da soli «avrebbero già rallentato la forte crescita post covid: il dato della produzione di gennaio è stato infatti molto peggiore del previsto. La guerra poi intervenuta è uno shock da offerta, come il petrolio nel 1973. Lo scenario della stagflazione (recessione più inflazione) può essere evitato, ma si deve arrivare in tempi brevi a un cessate il fuoco, e poi a un accordo durevole».

Quanto al raggiungimento di un qualsivoglia accordo, il professor Vittorio Emanuele Parsi ammonisce che «l'escalation proseguirà. Perché gli ucraini dovrebbero arrendersi proprio ora, anche se le forze dei due paesi sono sproporzionate? Perché, per lo stesso motivo, dovrebbe arrendersi Putin? In guerra c'è uno scontro di volontà. Ma le guerre non possono durare per sempre. Se gli ucraini tengono, si arriverà a una soluzione sostenibile nel lungo periodo per tutti». Inoltre, «il fatto che le sanzioni funzionino così bene come mai è stato in passato, si deve alla grande interdipendenza delle economie. Sono un elemento che peserà sulla Russia, indeboliranno il sistema putiniano».

Il tumulto della guerra non può non interessare il nostro risparmio, interviene Massimo Doris. L'amministratore delegato di Banca Mediolanum aggiunge che «in caso di crisi, Vix, indice della paura, sale, e i mercati scendono. Non bisogna però andare in panico: anche questo momento difficile verrà superato». Con Massimo Doris, Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum: «Siamo sia cittadini che risparmiatori. Le due qualità possono entrare in conflitto fra di loro, ma bisogna essere capaci di staccarsi dalla cronaca per concentrarsi sulle cose essenziali, fra cui la gestione del risparmio, scudo anche in tempo di guerra per noi e le persone che amiamo». A tal proposito, il dirigente sottolinea come, grazie alla sua enorme capacità adattiva, l'economia mondiale negli ultimi 60 anni abbia visto crescere il suo pil da 10.870 miliardi a 86.600 miliardi di dollari».

Gli stessi dati mostrano che l'investimento più performante nel tempo è quello in economia reale, che si conferma «la più straordinaria macchina per creare ricchezza». Infine, conclude Volpato, «a qualunque livello, se si diversifica e si resta nel mercato, si vince: i massimi vengono costantemente superati da quelli successivi». Marina Broggi evidenzia poi che l'esposizione delle banche alla Russia non è così rilevante, seppur «con differenze specifiche negli istituti. E non si dimentichi che la Russia conta solo per il 2% del pil mondiale».

Donatella Principe (director, market and distribution strategy, Fidelity International) conferma che il mercato sta facendo il suo lavoro, ovvero «sta riprezzando la realtà: i mercati odiano l'incertezza più delle cattive notizie. Attualmente, lo scenario base degli analisti è la stagflazione, quello peggiore è la recessione».

In uno scenario così turbolento come quello odierno, in cui l'inflazione Usa sfiora quasi l'8% («come quella di un paese emergente»), il valore reale dei soldi lasciati semplicemente sul conto corrente si erode, «è come pagare una tassa. Siamo entrati nell'era delle quattro “D”: decarbonizzazione deglobalizzazione, demografia, debito; quattro fattori che renderanno l'inflazione permanente. Ma se ho un portafoglio ben diversificato, posso cogliere in ogni momento delle opportunità». C'è di più: «La crisi bellica non sta colpendo tutto il mondo nello stesso modo. L'Europa è la pima linea, ma poi c'è l'Asia. Bisogna chiedersi: questa crisi ha mutato i trend secolari su cui il mercato stava scommettendo? I dieci anni precedenti la pandemia sono stati gli anni del tech, non si tratta di una tendenza che si esaurirà. Saranno sempre più importanti i settori della cyber sicurezza, della difesa, delle energie rinnovabili».

Stefano Caselli nomina come ancore per un mondo in tempesta i valori, il senso di prospettiva, i fondamentali. I valori economici in gioco sono importanti per il nostro futuro anche perché «le famiglie italiane hanno raggiunto i 4880 miliardi di euro di risparmio». E in generale «il risparmio nel mondo è oggi un multiplo di cinque volte il pil mondiale. Il senso di prospettiva, a sua volta, si chiama economia reale. Investire in imprese ancora non quotate è meno liquido e richiede maggiore attesa. Ma protegge dalla volatilità dei mercati, e vuol dire scommettere sul futuro, su piccole aziende destinate alla crescita». E i fondamentali? «Sono i temi delle energie rinnovabili, come aveva già indicato il pnrr, della tecnologia». Ora siamo nel mezzo delle tensioni inflattive. Ma se riusciremo a essere indipendenti energeticamente, i costi si ridurranno, e ne conseguirà una spinta deflattiva. Serve grande coraggio per tenere dritta la barra di navigazione». L'economia reale ci salverà? I dati storici dicono questo. Ma un accordo geopolitico deve arrivare in fretta.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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