Gli aculei Covid sui negoziati commerciali post Brexit

Teresa Scarale
Teresa Scarale
19.3.2020
Tempo di lettura: 2'
Boris Johnson aveva detto di non volerne sapere della Covid (anche) per la Brexit. Ma il coronavirus ha il potere di rimescolare le carte sul tavolo del premier britannico

Per Boris Johnson la Brexit è cosa fatta

Ma la malattia Covid ha allungato la sua ombra sui negoziati. "Tengo ad informarvi che sono risultato positivo al Coronavirus", annuncia infatti con un tweet il caponegoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier

Ultim'ora: anche il caponegoziatore britannico David Frost annuncia di essere stato contagiato

La Brexit "è cosa fatta", tagliava corto in conferenza stampa Boris Johnson il 18 marzo 2020, in piena crisi da coronavirus. "Una proroga della transizione oltre la scadenza del 31 dicembre 2020 non è al momento sul tavolo sullo sfondo del coronavirus. C'è una legge approvata (che vieta l'estensione della transizione) e non intendo cambiarla". Però aggiungeva anche che "la questione non è stata discussa" in seno al governo sulla base dell'emergenza sanitaria attuale.

Ma il giorno successivo la Covid ha allungato la sua ombra sui negoziati. "Tengo ad informarvi che sono risultato positivo al Coronavirus", annuncia infatti con un tweet il caponegoziatore Ue per la Brexit, Michel Barnier. "Sto bene, e il morale è alto. Seguo naturalmente tutte le istruzioni come anche la mia squadra. Il mio messaggio a tutti coloro che sono colpiti o attualmente isolati: insieme ce la faremo! Uno per tutti". Nella giornata del 20 marzo, anche il caponegoziatore britannico David Frost annuncia di aver preso la Covid.

Gli aculei del coronavirus sul completamento della Brexit


La Commissione europea intanto ha pubblicato la bozza dell'accordo per le relazioni commerciali future col Regno Unito. E' un documento di circa quattrocento pagine, che includono anche temi relativi al trasporto aereo, alle indicazioni geografiche, al copyright.


In particolare questa bozza si rifà alla dichiarazione sottoscritta nell'ottobre scorso, recependo il mandato degli Stati membri, intenzionati a costruire una base di regole comuni per "evitare la concorrenza sleale" da parte del Regno Unito. Il negoziato, già in salita, ora appare anche più difficile a causa dell'epidemia di coronavirus.

caporedattore

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