Generazione Z: sfide impegnative per consulenti e analisti

Maddalena Liccione
Maddalena Liccione
31.3.2021
Tempo di lettura: 3'
I giovani di oggi hanno molto da sperare. Ma hanno anche molto da temere. Oltre a una crisi climatica ereditaria, dovranno subire le conseguenze economiche di una pandemia e le difficili prospettive finanziarie

Fatalmente chi inizia oggi ad accantonare risparmio, risulterà meno prosperoso rispetto ai baby boomers o anche alla generazione X

Ritorni grami attendono i Millennials

Si preannunciano anni duri per la generazione Z: coloro che sostanzialmente hanno appena terminato gli studi e si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro. Gli attuali 25enni, insomma. Secondo una ricerca di Credit Suisse, riportata dal settimanale The Economist, un'allocazione 70/30 in azioni/reddito fisso, al netto dell'inflazione genererà ritorni annualizzati non superiori al 2%: questo soprattutto grazie alla componente equity, con il reddito fisso che negli anni a venire produrrà ritorni negativi.
Essendo nati nel periodo più florido della storia umana, i giovani di oggi hanno molto da sperare. Ma hanno anche molto da temere. Oltre a una crisi climatica ereditaria, i giovani dovranno subire le conseguenze economiche di una pandemia. Per la generazione Z, i nati dopo il 1997, questo potrebbe significare tassi di disoccupazione più alti, guadagni inferiori e tasse più alte per ripagare i debiti dell'era della pandemia. Aggiungi poi a questa lista infelice un problema meno notato ma non per questo meno serio: le tristi prospettive finanziarie della generazione Z.
Secondo l'ultimo annuario dei rendimenti degli investimenti globali del Credit Suisse, i guadagni della generazione Z da azioni e obbligazioni saranno significativamente inferiori a quelli delle generazioni precedenti. Gli autori del rapporto, Elroy Dimson della Cambridge University e Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School, iniziano osservando i rendimenti medi degli investimenti dal 1900. Stimano che i baby boomer (qui definiti come i nati 1946-1964), generation X (nati nel 1965-80) e Millennials (nati nel 1981-96) hanno tutti ottenuto rendimenti reali medi di almeno il 5% sulle azioni e almeno del 3,6% sulle obbligazioni.
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Fonte: Global investment returns yearbook 2021 by Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton, Credit Suisse, 2021

Ritorni grami attendono i Millennials


Gli autori hanno quindi previsto ciò che la generazione Z potrebbe aspettarsi di guadagnare nei prossimi decenni. Per fare ciò, assumono che il rendimento reale delle azioni sarà uguale al rendimento aggiustato per l'inflazione su un'attività priva di rischio (rappresentato da buoni del Tesoro), che stimano a -0,5%, più un "premio per il rischio" per l'acquisto azioni di circa il 3,5%, per un rendimento reale di appena il 3%. Per le obbligazioni, gli autori ipotizzano i rendimenti reali attuali negativi sulla varietà indicizzata.

Tutto ciò si somma a rendimenti annualizzati per la Gen Z di appena il 2% su un portafoglio di azioni e obbligazioni 70/30. “Si tratta di una performance annualizzata, pari a meno di un terzo dei risultati messi a segno dai baby boomer (nati fra il 1946 ed il 1964). Persino i Millennial hanno conseguito ritorni comparativamente strabilianti, al pari della mia generazione (nati fra il 1965 ed il 1980)”, commenta Gaetano Evangelista, strategist Age Italia e redattore dal 1996 del Rapporto Giornaliero.

Queste ipotesi potrebbero rivelarsi troppo pessimistiche, ma forse non così drammaticamente. Gli autori ammettono che un grave attacco di deflazione potrebbe aumentare i rendimenti obbligazionari. Ma attualmente l'inflazione, non la deflazione, è la preoccupazione.

 

Le performance che non ritorneranno più


“Fatalmente chi inizia oggi ad accantonare risparmio, esso risulterà meno prosperoso rispetto ai baby noomers o anche la generazione X. Negli ultimi vent'anni (2002-2021) il ritorno medio composto annuo del mercato obbligazionario (nello specifico: Bloomberg Barclays Globale Aggregate TR Index) è sceso ad un nuovo minimo: +4.2% medio annuo. Questo, nonostante nei primi sei anni della finestra considerata, lo yield ad esempio dei treasury decennali Usa si sia collocato pressoché stabilmente sopra il 4%; sistematicamente sotto dal 2008 in avanti. Rendimenti oggi inimmaginabili, che apportano polpa alla performance, ma su cui nessun investitore potrà contare. Difatti negli ultimi dieci anni il ritorno medio composto annuo, in termini total return, si attesta ad un ancor più modesto +2.7%. Invece negli ultimi vent'anni lo S&P500 ha messo a segno una performance media composta annua del +6.2%; senza considerare i dividendi (un paio di punti percentuali all'anno) e nonostante i bear market del 2002 e del 2008-9. È irrealistico, quindi, confidare nei ritorni degli anni passati per chi inizia adesso a risparmiare”.

 

Una sfida impegnativa per consulenti e analisti finanziari


“Queste proiezioni generano sfide impegnative: per le famiglie che si vanno costituendo, per i consulenti finanziari chiamati a pianificare le scelte di investimento di lungo periodo; e per gli analisti finanziari come me, incaricati di fornire ad entrambi le soluzioni di investimento più sensate in ottica strategica, a condizioni ottimali di rischio”, conclude Evangelista.

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