Fusione Mps-UniCredit, per analisti accordo molto rischioso

Teresa Scarale
Teresa Scarale
2.11.2020
Tempo di lettura: 3'
Secondo gli analisti, l'eventuale fusione di Mps in UniCredit aumenterebbe il profilo di rischio della banca di piazza Gae Aulenti. E nessun aspetto dell'eventuale combinazione di business fra le due banche sarebbe benefico il gruppo. Né quello fiscale, né quello delle sinergie di costo, né quello della presenza territoriale

I rischi legali in capo a UniCredit aumenterebbero da 10,7 miliardi (coperti al 7%) a 21 miliardi (coperti al 12%). E la componente specificatamente legata a Mps sarebbe di circa 6 miliardi, coperti al 24%

Unicredit non riuscirebbe a godere appieno nel breve periodo dei benefici fiscali derivanti dall'operazione (3,6 miliardi di imposte differite di Monte Paschi)

Ipotizzando un concambio a prezzi mercato, il Ministero dell'economia e delle finanze diventerebbe il primo azionista di UniCredit con il 17%

L'acquisizione di Mps sarebbe una zavorra molto pesante per UniCredit dal punto di vista del rischio. Nemmeno i benefici fiscali e delle sinergie di costo sarebbero significativi. Lo afferma l'analisi di Equita Sim quando dice che l'eventuale fusione delle due entità bancarie aumenterebbe “in modo rilevante” il profilo di rischio della banca presieduta da Pier Carlo Padoan. "In questioni generali secondo noi l'operazione presenta più rischi che opportunità per Unicredit, con conseguente aumento del profilo di rischio e impatto negativo sulla valutazione", scrivono gli analisti. Un ammonimento presente anche nel contesto di ricapitalizzazione di Rocca Salimbeni: le indiscrezioni parlano infatti di un aumento di capitale di 2-2,5 miliardi di euro. Ma quei fondi saranno da destinarsi alla copertura dei rischi legali e ai 3000 esuberi previsti.

Unione Monte Paschi-UniCredit, quali vantaggi?


I rischi legali in capo a UniCredit aumenterebbero infatti da 10,7 miliardi (coperti al 7%) a 21 miliardi (coperti al 12%). E la componente specificatamente legata a Mps ammonterebbe a circa 6 miliardi, coperti al 24%. Un livello che il mercato potrebbe non ritenere adeguato.

Inoltre, l'istituto di Pierre Mustier non riuscirebbe a soddisfare la condizione di neutralità sul Cet (indice di solidità patrimoniale) dopo la fusione. Il motivo è che Mps, anche dopo la cessione ad Amco dei suoi crediti deteriorati, avrebbe un Cet inferiore al 10%. Le nuove risorse dell'aumento di capitale dell'antica banca di Siena verrebbero impiegate per la ristrutturazione. C'è di più. Secondo Equita, Unicredit non riuscirebbe nemmeno a godere appieno nel breve periodo dei benefici fiscali derivanti dall'operazione. I 3,6 miliardi di imposte differite a bilancio Monte Paschi infatti, non entreranno a far parte del capitale societario, vista la redditività ridotta attesa.

Dal punto di vista della sinergia dei costi, gli analisti di Equita evidenziano che una fusione UniCredit-Mps sarebbe diluitiva del 20% circa sull'earning per share 2022-23 della prima. Ipotizzando poi un concambio a prezzi mercato, Mef diventerebbe il primo azionista di UniCredit con il 17%. Uno scenario che creerebbe incertezze di governance, nonché il rischio che sul mercato finiscano troppi titoli, con inevitabili ricadute sul prezzo delle azioni (cosiddetto rischio di overhang).

Si allontanerebbe anche la prospettiva di separazione delle attività italiane da quelle estere


A differenza di quanto apparso nelle analisi degli ultimi tempi, il report di Equita segnala che una eventuale combinazione Mps-UniCredit allontanerebbe una scissione delle attività domestiche della banca europea da quelle estere. La ragione è che il solo business italiano diventerebbe poco remunerativo, avendo margini inferiori e un maggiore costo del rischio rispetto al resto del gruppo. Infine, è indubbio che Gae Aulenti migliorerebbe il posizionamento competitivo a livello nazionale. Tuttavia, non aumenterebbe in modo significativo la sua presenza territoriale nelle regioni più ambite. Ciò detto, Equita conferma il rating “hold” e il prezzo obiettivo di 8,8 euro per azione sulla banca guidata da Pierre Mustier.

Un'analisi che probabilmente non giunge gradita al Ministero dell'economia, azionista al 68% di Mps. In ogni occasione infatti il Mef ha fatto capire di essere interessato a uscire dal capitale del Monte e a chiudere il dossier entro il 2021.
caporedattore

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