Fmi, Europa a rischio con i dazi

Livia Caivano
Livia Caivano
17.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Non sono molte le buone notizie in arrivo dall'Fmi. Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le stime di crescita per l'Italia per i prossimi due anni.

Crescita Ue: +2,4% nel 2017 e +2,2% nel 2018

Crescita Italia: +1,2% nel 2017 e +1% nel 2018

Con implementazioni dazi commerciali: -0,5% crescita mondiale

Nel frattempo Ue e Giappone firmano l'accordo sul libero scambio

Si prevede che nel 2017 il Pil italiano crescerà dell'1,2%, 0,3 punti percentuali in meno rispetto alle scorse previsioni, del mese di aprile. Nel 2018, secondo l'Istituto guidato da Christine Lagarde, la crescita si fermerà all'1%, ancora in discesa. Causa della revisione gli “spread più ampi sui titoli di stato e alle più strette condizioni finanziarie in seguito alla maggiore incertezza politica e che dovrebbero farsi sentire sulla domanda interna”. Da non sottovalutare anche il ‘tema migranti', che sembra essere rimasto l'unico vero file rouge tra le diverse linee politiche dell'Eurozona.

Rallenta anche l'Eurozona, stabili gli Usa


Anche per il resto dei Paesi europei le notizie non sono rassicuranti. La stima infatti è che la crescita rallenterà “gradualmente” dal +2,4% di quest'anno al +2,2% del 2018 e +1,9% del 2019. Per la Gran Bretagna previsioni al ribasso dello 0,2%: l'Fmi si aspetta una crescita dell'1,4% nel 2018 e dell'1,5% nel 2019.

Invariate le previsioni per gli Stati Uniti: si prevede infatti una crescita del 2,9% nel 2017 e del 2,2% nel 2018.  «L'Unione Europea si trova ad affrontare sfide politiche fondamentali sui migranti, sulla governance di bilancio e sull'architettura istituzionale dell'area euro”, si legge nel World Economic Outlook. “I termini della Brexit non sono ancora stati fissati dopo mesi di trattative”.

Il maggior rischio arriva dal protezionismo


Le responsabilità maggiori dei problemi dell'Eurozona riguardano, secondo l'Fmi, le misure protezionistiche, che andrebbero “evitate, perché rischiano di far deragliare la ripresa economica mondiale: i dazi sono la minaccia maggiore alla crescita”. Se le politiche commerciali annunciate dovessero realizzarsi, la fiducia calerebbe e la crescita mondiale “rischierebbe di calare dello 0,5% rispetto alle attuali stime per il 2020. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno imposto dazi su diversi beni importanti, innescando misure ritorsive dai partner commerciali”. E mette in guardia: “Un'escalation delle tensioni commerciali può mettere a rischio la fiducia delle aziende e dei mercati finanziari, facendo sentire sugli investimenti e sugli scambi commerciali. La cooperazione multilaterale in un sistema commerciale aperto e basato sulle regole ha un ruolo vitale nel preservare la crescita globale e rafforzare le prospettive di medio termine”.

Ue – Giappone: accordo di libero scambio


Pronta la risposta dell'Unione Europea. Questa mattina a Tokyo Jean - Claude Junker, Donald Tusk e Shinzo Abe hanno firmato l'accordo di libero scambio tra Ue e Giappone. "Con il più grande accordo di commercio bilaterale di sempre, oggi cementiamo l'amicizia Giappone - Europa. Geograficamente, siamo distanti. Ma politicamente ed economicamente non potremmo essere più vicini”, così commenta via twitter il presidente del Consiglio Europeo. Nel comunicato divulgato subito dopo la firma, si ribadisce che le due parti hanno intenzione di perfezionare l'intesa attraverso negoziati che verranno finalizzati entro la fine dell'anno. L'accordo prevede che il Giappone elimini i dazi sul 94% delle importazioni provenienti dall'Unione europea; l'Unione europea, dalla sua, cancellerà la tassazione sul 99% delle merci giapponesi. L'entrata in vigore è prevista per fine marzo 2019, dopo la ratifica dei rispettivi parlamenti.

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