L'export come chiave per la ripartenza: focus sull'Italia

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Nicola Dimitri
24.8.2021
Tempo di lettura: 3'
L'Italia, nonostante le generalizzate contrazioni economiche dovute alla pandemia, ha registrato una crescita progressiva delle esportazioni; al di sopra dei volumi degli altri grandi paesi europei

Per l'Italia il 2021, dal punto di vista delle esportazioni, si appresta ad essere l’anno della ripresa

I processi di trasformazione digitale e green dell'industria rappresentano un’opportunità per il Made in Italy che, da sempre, si contraddistingue per la capacità di saper mantenere intatto il suo valore nei pur mutevoli contesti economici, sfruttando la combinazione tra tradizione e creatività

L'Ice, l'Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, ha recentemente rilasciato il report dal titolo “L'Italia nell'economia internazionale”, con il quale, da un lato, fotografa il modo in cui la pandemia ha inciso sul tessuto socio-economico italiano e sugli scambi commerciali con l'estero e, dall'altro, guarda al prossimo futuro; offrendo una serie di dati e tendenze che, se ben interpretati, possono permettere alle imprese italiane di affrontare nel modo giusto le sfide e le opportunità commerciali che si profilano all'orizzonte di un mondo che cambia.

Stando ai dati riportati nel report in commento – segnatamente il 35° report Ice sul commercio estero -, emerge che, nonostante l'attuale contesto mondiale sia caratterizzato da un'inedita complessità, che ha messo in deroga perfino il tradizionale modo di intendere la globalizzazione, per l'economia italiana le esportazioni si confermano un traino essenziale, rappresentando - stando ai dati del 2020 - il 30% del Pil.

In particolare, è l'eccellenza del Made in Italy che farà da volano per la ripartenza, – così come è accaduto nel corso della crisi del 2008.
Non è un caso se, già nel primo quadrimestre del 2021, in molti settori, l'Italia ha superato le performances di esportazione di molti paesi G8.

Come risulta dal rapporto Ice, nella prima fase dell'anno in corso, si è registrata una crescita delle esportazioni in particolare dei prodotti alimentari; tessili; farmaceutici; elettrici; chimici.

Dalla lettura del report in esame, emergono poi dei dati particolarmente interessanti. In primo luogo, si apprende che è la Cina il primo paese extra-Ue nei cui confronti si è intensificato - o quanto meno, non si è ridotto nel periodo pandemico - il flusso di scambi e di esportazioni. L'export italiano verso Pechino ha, infatti, registrato agli inizi del 2021 la maggiore crescita, raggiungendo il 55,3% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Con rifermento ai settori più trainanti, emerge che i prodotti che hanno resistito di più alle contrazioni emergenziali sono il farmaceutico, quello chimico e botanici, il settore alimentare, dell'agricoltura e della pesca.

E invero, se dal punto di vista complessivo, l'Italia ha mantenuto alto il livello di esportazioni, prendendo in esame i diversi territori dello Stivale emerge che non tutte le regioni italiane hanno reagito alla crisi pandemica allo stesso modo.

A tal proposito, le 5 regioni italiane che hanno sofferto di meno la crisi emergenziale sono la Liguria, la Toscana, l'Abruzzo, la Basilicata e il Molise; al contrario, le zone che più di altre hanno patito l'imperversare della pandemia sono la Valle d'Aosta, la Calabria, la Sardegna, la Sicilia e l'Umbria.
Infine, un altro dato da non sottovalutare è quello che riferisce alle tipologie di imprese che permettono di tenere alti i volumi di esportazioni verso l'estero.

Contrariamente a quanto si può pensare, sono le piccole e medie imprese italiane a fare la differenza.

In effetti, dai dati presenti nel report Ice si può osservare che le micro imprese - dunque le imprese con massimo 9 addetti - generano circa il 33% dell'export italiano di beni e servizi. Le piccole imprese (fino a 49 addetti), competono per il 42%; mentre le medie e le grandi imprese (fino a 250 addetti) per la restante parte.

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