Euro, tra i Paesi dell'Eurozona l'Italia è quella che ci ha perso di più

Livia Caivano
Livia Caivano
26.2.2019
Tempo di lettura: 5'
A 20 anni dalla sua introduzione, la moneta unica è ancora oggetto di discussione. Il Centro delle politiche europee (Cep) in un report analizza quali Paesi hanno guadagnato maggiormente dalla sua introduzione

La Germania ha guadagnato più di tutti. Secondo il Cep si tratta di quasi 1.900 miliardi di euro tra il 1999 e il 2017: la cifra equivale a circa 23mila euro per abitante

Nei primi anni dalla sua introduzione, la Grecia ha guadagnato enormemente dalla moneta unica, ma dal 2011 il processo si è invertito

In tutti gli altri Paesi analizzati, la moneta unica ha prodotto un calo della prosperità: 3.600 miliardi di euro in Francia e 4.300 miliardi in Italia

L'euro festeggia il suo 20esimo compleanno ma la sua crisi inizia alla fine del 2009, in Grecia. Il culmine arriva attorno alla metà del 2012, arrivando a coinvolgere fino a cinque dei 17 Paesi dell'Eurozona. Attraverso i fondi di assistenza finanziaria appositamente creati la Grecia ha ricevuto 261,9 miliardi di euro, l'Irlanda 45 miliardi, la Spagna 41,3, il Portogallo 50,3 e Cipro 6,3. La situazione si è attenuata solo quando, il 26 luglio 2012, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, ha promesso che la Bce avrebbe fatto tutto quanto in suo potere per sostenere l'unione monetaria. Nonostante gli importanti passi avanti fatti, Grecia e Italia, secondo il Cep, oggi attraversano gravi difficoltà a causa del fatto che non sono in grado di svalutare la propria valuta. In effetti ogni Paese dell'area euro a un certo punto si è trovato ad affrontare la questione. “Mentre i cittadini dei paesi in crisi dell'eurozona lamentano una bassa crescita economica e un'alta disoccupazione – si legge nel report – quelli di altri Paesi criticano l'intervento di Mario Draghi e il fatto che l'assistenza finanziaria li rende responsabili per i paesi problematici”. A vent'anni dalla sua introduzione, l'euro è quindi più controverso che mai.

“Sebbene siano stati condotti studi sul fatto che l'euro abbia promosso il commercio tra i paesi della zona euro, i risultati non sono chiari. Inoltre, concentrarsi sul commercio getta luce su un piccolo aspetto dell'introduzione dell'euro. Gli svantaggi dell'introduzione dell'euro derivante dal fatto che i paesi della zona euro non possono più svalutare le proprie valute, restano sconosciuti”.

L'analisi è stata condotta solo sui paesi della zona euro in cui il divario tra l'adesione all'Ue e l'introduzione dell'euro è stato maggiore, poiché questo è l'unico modo per garantire che il risultato dell'analisi non sia stato distorto dall'adesione all'Ue e ai suoi mercato interno. SI parla quindi di Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna. Esclusi Lussemburgo e Irlanda perché, anche se membri fondatori dell'Unione, i dati disponibili non consentono di trarre conclusioni.

Paese per Paese


Nel 2017 solo la Germania e i Paesi Bassi risultano aver guadagnato dall'euro. In Germania il Pil è aumentato di 280 miliardi (Pil pro capite +3.390 euro). L'Italia è il Paese che ha perso di più. Senza la moneta unica, il Cep riporta che il prodotto interno lordo italiano sarebbe stato più alto di 530 miliardi di euro, che corrisponde a 8.756 euro pro capite. Anche in Francia l'euro ha comportato perdite significative in fatto di benessere, pari circa a 374 miliardi di euro complessivi, 5.570 euro pro capite.

 
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In Italia l'introduzione dell'euro nel periodo 1999-2017 ha quindi comportato un calo della prosperità di circa 74 mila euro pro capite o di 4.300 miliardi di euro per l'economia nel suo insieme. Per la Francia, la perdita ammonta a quasi 56mila euro rispettivamente pro-capite o 3.600 miliardi di euro. La Germania ha conseguito un aumento della prosperità di 23mila euro pro-capite e 1.900 miliardi rispettivamente. Il fatto che gli effetti dell'euro sulla prosperità in Grecia siano ancora positivi, si legge sul report Cep, è dovuto al fatto che la Grecia ha guadagnato enormemente dall'euro nei primi anni.

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