Esg a parole: la finanza green investe nella deforestazione

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
21.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Da JPMorgan all'Industrial and Commercial Bank of China sono numerose le banche che, nonostante si proclamino green, finanziano società intente nella deforestazione

Global Witness ha condotto una ricerca sulle banche e il loro finanziamento a società ree della deforestazione. L’analisi ha coinvolto prestatori con sede nel Regno Unito, nell'UE, negli Stati Uniti e in Cina

La sottoscrizione di obbligazioni è stata la maggiore fonte di finanziamento, seguita da linee di credito rotativo e prestiti aziendali

L'anno in cui è entrato in vigore l'accordo di Parigi sul riscaldamento globale, il 2016, è stato l'anno più trafficato per valore, seguito dal 2019

Secondo l'ultima indagine di Global Witness, società di ricerca impegnata nella preservazione del pianeta, le banche globali e i gestori patrimoniali hanno finanziato 20 grandi aziende agroalimentari legate alla deforestazione per almeno 119 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni, ovvero da quando è stato firmato l'Accordo di Parigi. E al contempo hanno continuato a fregiarsi dell'etichetta green. Guidano le fila delle banche bifronti le big statunitense - JPMorgan e Bank of America in testa – seguite da gruppi inglesi e europei quali HSBC e BNP Paribas, per arrivare fino all'Industrial and Commercial Bank of China. Decine gli accordi di finanziamento conclusi tra il 2016 e il 2020.
I dati raccolti da Global Witness sono relativi a più di 5 mila accordi ed indicano che l'attività di credito delle prime cinque banche più attive hanno interessato quasi 570 obbligazioni, crediti e accordi di sottoscrizione con 20 aziende agroalimentari tra il 2016 e il 2020, per un valore complessivo di 32 miliardi di dollari. Tutte e cinque le istituzioni eccetto l'ICBC, hanno politiche "no-deforestation". Tutte e venti le aziende agroalimentari sono state pubblicamente collegate alla deforestazione e sono state elencate in un database di aziende attive in settori a rischio forestale, come la palma da soia o la carne di manzo.

I dati mostrano che la cinese ICBC è stata la più attiva, finanziando otto delle 20 aziende in questione. L'accordo più importante è stato il prestito di circa 1,1 miliardi di dollari al commerciante di materie prime Cofco International, i cui fornitori sono stati al centro di accuse da parte del gruppo di difesa Mighty Earth di essere i responsabili del disboscamento di più di 20.000 ettari di foresta in Brasile tra il 2019 e il 2021.JPMorgan, il secondo più grande finanziatore, ha sottoscritto tre obbligazioni tra il 2018 e il 2019 del commerciante di materie prime Cargill, accusato di acquistare soia coltivata in aree disboscate. Ha inoltre aperto linee di credito revolving per 730 milioni di dollari per Olam International, società sotto inchiesta da parte del Forest Stewardship Council per aver presumibilmente distrutto la foresta pluviale in Gabon.
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Le 10 banche che hanno investito di più in queste società. Fonte: Financial Times
Barclays e Santander, nel frattempo, hanno sottoscritto ciascuno tre obbligazioni tra il 2018 e il 2019 per JBS, il produttore di carne che ha affrontato le accuse di attivisti e investitori per i legami con la distruzione della foresta pluviale amazzonica. La Santander al Ft ha detto che la banca era "impegnata a proteggere l'Amazzonia" e si aspettava che i suoi clienti che lavorano la carne di manzo nella regione avessero una "catena di approvvigionamento completamente tracciabile e che non comportasse la deforestazione". Secondo Global Witness tuttavia le 20 aziende agro-alimentari "hanno dei precedenti problematici che avrebbero dovuto sollevare grandi bandiere rosse per i team di compliance delle banche".

Oltre al finanziamento diretto, le 1.500 banche e gestori patrimoniali tracciati nel database al quarto trimestre del 2020 detenevano circa 37,5 miliardi di dollari di azioni nelle 20 aziende agroalimentari.

Quanto riportato da Global Witness è di particolare importanza. Come sottolinea il Financial Times infatti la deforestazione è una delle principali fonti di emissioni di carbonio, tant'è che la questione dovrebbe essere tra gli argomenti in discussione al prossimo summit sul clima delle Nazioni Unite COP26 nel Regno Unito. Nonostante infatti il crescente interesse tra le aziende nel piantare alberi che assorbono il carbonio, affrontare il tema della deforestazione nelle catene di fornitura rimane una questione meno mainstream per molti investitori rispetto ad altre preoccupazioni ambientali come la misurazione delle emissioni aziendali dirette.

 

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