Emergenti e vendite, cosa succede secondo Investec AM

Teresa Scarale
Teresa Scarale
26.7.2018
Tempo di lettura: 3'
I fondi obbligazionari emergenti si sono inaspettatamente contratti. Perché, se i fondamentali macroeconomici di quei paesi sono buoni? Risponde Peter Eerdmans, co-head, Emerging market fixed income di Investec Asset Management

Un attore fondamentale della scena economica internazionale ha mutato nettamente il suo comportamento. Si tratta naturalmente degli Usa

Esattamente come nel cd. taper tantrum del 2013, oggi lo scenario di debolezza si è presentato in corrispondenza di un ritmo più accentuato nella normalizzazione dei tassi e nel quantitative tightening degli Stati Uniti

Ma le economie emergenti sono in genere nella fase iniziale del ciclo, con una crescita in recupero dopo il rallentamento del quadriennio 2013/2016

Buoni fondamentali e drenaggio di flussi, perché?


Gli ultimi mesi hanno fatto registrare, come ampiamente noto, una contrazione significativa e "inaspettata" dei tanto ricercati fondi obbligazionari relativi alle economie emergenti. Un attore fondamentale della scena economica internazionale ha però mutato pesantemente il suo comportamento. Si tratta naturalmente degli Usa.

Emerging tantrum


Il rialzo dei tassi da parte della Fed ha cambiato l'attrattività degli asset dell'emerging debt, determinando così il sell-off poi verificatosi. Esattamente come nel cd. taper tantrum del 2013. Allora si trattava del tapering del quantitative easing. Oggi, lo scenario di debolezza si è presentato in corrispondenza di un ritmo più accentuato nella normalizzazione dei tassi e nel quantitative tightening degli Stati Uniti.

Historia magistra anche per gli emergenti


Si tratta di un fenomeno già accaduto. Aumenti sostanziosi nei tassi Usa hanno sempre influito sulla scelta di questa classe. C'è però da dire che il ritmo della stretta dei tassi americani si è attenuato nelle ultime settimane. Secondo Investec, oggi si può dire che si è passata la metà del ciclo dei rialzi.

Come nel 2013, i mercati emergenti più vulnerabili sono stati i più colpiti. Tuttavia il loro numero è inferiore a quello di allora. Infatti, ad eccezione di Argentina e Turchia la maggior parte degli altri mercati emergenti si trova in condizioni migliori. Negli ultimi anni in effetti le bilance commerciali dei mercati emergenti sono per lo più passate dal deficit al surplus.

Fondamentalmente buoni


Oggi le economie emergenti sono in genere nella fase iniziale del ciclo, con una crescita in recupero dopo il rallentamento del quadriennio 2013/2016. La conseguenza è che c'è un ritardo considerevole in molti mercati. Questo permette alla crescita di accelerare senza stimolare l'inflazione o il deficit di parte corrente. Senza dimenticare che la crescita globale resta buona, così come i prezzi delle materie prime.

Valutazioni e rischi


A differenza del 2013, i fondamentali del credito sono su una traiettoria positiva. Senza tralasciare naturalmente i rischi possibili. Primo, la retorica della guerra commerciale. Il gestore ritiene che gli effetti concreti della guerra commerciale saranno marginali. Però il rischio permarrà nel corso dell'estate, durante la quale Trump continuerà ad "agitarsi".

Il secondo aspetto è la composizione della crescita globale. Lo stimolo fiscale Usa 2018 ha spinto l'economia americana a sovraperformare gli altri paesi fino ad oggi.

Secondo l'analista infine, il ritmo della crescita americana rallenterà nella seconda metà di questo 2018, mentre gli emergenti crescono più velocemente degli Stati Uniti.
Caporedattore della sezione Pleasure Asset di We Wealth. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia e mercati dell’arte. È in We Wealth dalla sua fondazione

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