Emergenti, i mercati restano solidi nonostante le difficoltà

Teresa Scarale
Teresa Scarale
15.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Mercati emergenti alla prova del rafforzamento del dollaro. La valuta statunitense sta rafforzandosi e mette sotto pressione gli asset dei paesi in via di sviluppo

Rafforzamento del dollaro e capacità di allineamento alle aspettative di crescita mettono alla prova i mercati emergenti

Le previsioni di Fondo monetario e banche di investimento

Il ruolo chiave del BRIC

La situazione geopolitica attuale continua a generare incertezza soprattutto nei paesi emergenti. Nel 2017, era stata anche la debolezza del dollaro a determinare la buona performance degli asset investiti nelle aree emergenti. Ora la loro vulnerabilità appare aumentata, soprattutto in paesi come l'Argentina.

Nei mesi scorsi, il consensus economico internazionale sembrava credere o sperare a una persistente debolezza del dollaro. Ciò alla luce del crescente disavanzo pubblico Usa, nonché di quello commerciale. Ad oggi però, i tassi americani sono in salita. Inoltre persistono le divergenze politiche fra di essi e il resto del mondo. In tutto ciò, il rientro dei capitali nel Paese grazie al condono fiscale voluto da Trump ha posto ulteriori pressioni al rafforzamento del dollaro.

Oltre al pur importante andamento della valuta americana però, saranno le aspettative a fare la parte del leone negli investimenti verso gli emergenti. La crescita reale dovrà naturalmente essere in linea con quanto atteso.

La maggior parte delle previsioni istituzionali, tra cui quelle del Fondo monetario internazionale e delle banche d'investimento, prevedono che la crescita continui. Di più, prevedono che il differenziale di crescita tra mercati emergenti e sviluppati continui ad aumentare. E' questo un aspetto cruciale per le attività dei paesi emergenti. L'evidenza empirica dimostra infatti che un fattore determinante dei flussi di capitali verso gli emergenti è proprio il differenziale di crescita rispetto ai mercati sviluppati. Ora, nel nuovo scenario macroeconomico, si parano: un dollaro più forte, rendimenti Usa più elevati e aumenti del prezzo del petrolio. Tutti fattori che giocano un ruolo chiave nel determinare i futuri tassi di crescita delle aree emergenti. La recente fragilità di queste realtà si accompagna a un forte sell-off a causa della loro vulnerabilità ai fattori esterni. E la volatilità connessa a tali scenari potrebbe essere aggravata da sorprese negative.

Non mancano le buone notizie. La crescita dei mercati emergenti sembra essere stata sostanzialmente stabile nel primo trimestre rispetto al precedente. Questo, a giudicare dai dati disponibili nei primi quattro mesi del 2018. I modelli di Aberdeen Standard Investments in particolare hanno evidenziato una tendenza di leggero indebolimento in termini sequenziali.

C'è però una caratteristica saliente in questa fase. Il differenziale di crescita tra mercati emergenti e paesi industrializzati tende ad essere inferiore rispetto a quella dei passati cicli. Nonostante un buon tasso su base annua, la crescita delle aree emergenti è rallentata nel corso della seconda metà del 2017. Almeno considerandola “trimestre su trimestre”.

In particolare, la ripresa di Brasile e Russia, che avrebbero dovuto trainare la crescita totale, ha rallentato inaspettatamente. Il Brasile pare funestato da una debolezza persistente. La produzione industriale, le vendite al dettaglio e il Pil sono diminuiti nel primo trimestre 2018. La Russia invece sembra fare meglio rispetto alle tendenze del terzo e quarto trimestre 2017. Ma comunque non in linea con le aspettative. E' vero che produzione industriale, vendite al dettaglio, esportazioni  e Pil mensile sono migliorati. Le sanzioni economiche imposte al Paese però gravano sulle prospettive. L'impatto in questo caso è di tipo psicologico: si prevede che esse incideranno negativamente sulla fiducia generale verso e nell'economia russa.

Per quanto riguarda la Cina, la sua economia si è mantenuta stabile, con una sorprendente tendenza al rialzo. Ancora una volta il Dragone batte il consensus. Anche l'India appare in solida ripresa. L'incognita di questo scenario resta però il differenziale di crescita fra mercati emergenti e sviluppati. Un suo assottigliamento aumenterebbe di molto il rischio di volatilità nel rendimento degli asset investiti in quelle aree.
Caporedattore Pleasure Asset. Giornalista professionista, garganica, è laureata in Discipline Economiche e Sociali presso l'Università Bocconi di Milano. Scrive di finanza, economia, mercati dell'arte e del lusso. In We Wealth dalla sua fondazione

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