Ecco perché il risparmio privato non fluisce verso l'economia reale

Rita Annunziata
21.10.2021
Tempo di lettura: 5'
In occasione della 97esima Giornata mondiale del risparmio, gli esperti del settore spiegano come quella che viene definita una “sterile accumulazione” possa trasformarsi in una leva per la ripartenza del Paese. E quali sono gli ostacoli da scavalcare

Il 54% degli italiani ritiene che la fine della crisi sanitaria sia sempre più prossima. Un ulteriore 53% dichiara di riuscire ad accantonare denaro senza particolare difficoltà e il 79% afferma di poter sostenere anche spese impreviste sui 1.000 euro

Ignazio Visco: “Sulla dinamica degli investimenti ha inciso per circa un quarto il calo della componente pubblica. Ma è stata evidente anche la difficoltà per il risparmio privato di trovare utili occasioni di impiego nell’economia reale”

Negli ultimi due anni le imprese italiane hanno prevalentemente “tirato i remi in barca” in attesa che diventasse più chiara l'evoluzione della crisi, congelando gli investimenti. Allo stesso modo, racconta il presidente dell'Acri Francesco Profumo in occasione della 97esima Giornata mondiale del risparmio, le chiusure forzate e il generale clima di incertezza hanno contratto i consumi dei cittadini spingendo le risorse accantonate sui conti correnti verso livelli record. Ma quella che viene definita una “sterile accumulazione” potrebbe trasformarsi in una vera e propria leva per la ripartenza del Paese. Accompagnata alle risorse europee e all'introduzione di adeguati incentivi fiscali.
Stando all'indagine “Gli italiani e il risparmio” condotta dall'Acri in collaborazione con Ipsos, il 54% degli italiani ritiene che il peggio sia ormai alle spalle e che la fine della crisi sanitaria sia sempre più prossima. Un ulteriore 53% dichiara di riuscire ad accantonare denaro senza particolare difficoltà (in calo di 5 punti percentuali rispetto allo scorso anno) e per il 44% risparmiare significa “tranquillità” ma anche “poter aprire una finestra sul futuro (33%). Il 79% delle famiglie, inoltre, afferma di poter sostenere spese impreviste per 1.000 euro (contro l'82% del 2020) mentre il 42% non avrebbe problemi anche qualora tali spese corrispondessero a 10mila euro. Certo, non bisogna dimenticare che il 19% degli italiani nell'ultimo anno non solo non è riuscito a risparmiare ma ha anche dovuto far leva su quanto accumulato (15%) o su prestiti (4%). Si registra dunque una polarizzazione tra coloro “che hanno un lavoro dipendente a tempo indeterminato in aziende medio-grandi, che lavorano nel pubblico o sono pensionati”, spiega Profumo, e quei “lavoratori precari, autonomi, commercianti e tutti i cittadini in difficili condizioni economiche”, cui si aggiungono anche tutti coloro che “hanno perso o hanno dovuto rinunciare al lavoro per dedicarsi alla cura di bambini o anziani”. A partire dalle donne.
In questo contesto, secondo Profumo, l'idea di introdurre incentivi fiscali per stimolare gli investimenti “è stata evocata da più parti, ma probabilmente da sola non è sufficiente”. Se l'incertezza “ci spinge a non rischiare e a tenere bloccati i risparmi sul conto”, aggiunge, “è la fiducia e la speranza nel futuro che ci sprona a liberare le risorse per contribuire a un processo più grande”. E la campagna vaccinale, congiuntamente al riavvio delle attività e alle progressive riaperture, “può contribuire a diffondere un clima di crescente fiducia e speranza, prerequisito indispensabile per sbloccare i risparmi e riavviare gli investimenti”. Ma è indispensabile, continua Profumo, anche “continuare a promuovere il valore del risparmio in tutte le sue forme”.

“Sulla dinamica degli investimenti ha inciso per circa un quarto il calo della componente pubblica”, osserva Ignazio Visco, governatore della Banca d'Italia. “Ma è stata evidente anche la difficoltà per il risparmio privato di trovare utili occasioni di impiego nell'economia reale. Vanno quindi create le condizioni affinché il risparmio, non solo nazionale, possa trovare adeguati sbocchi negli investimenti privati; così pure le risorse pubbliche, comprese quelle europee, vanno impiegate per porre solide basi per il ritorno su un sentiero stabile di crescita sostenuta”.

Secondo Visco, la scarsità dell'offerta di strumenti liquidi e negoziabili da parte delle imprese italiane limita inoltre “il ruolo che il mercato può assolvere per contribuire al finanziamento dell'economia”. Di conseguenza, affinché il risparmio possa essere indirizzato a sostenere l'economia reale e in particolare le imprese residenti è “necessario agire soprattutto sul fronte dell'offerta” di tali strumenti. “Si amplierebbero così le possibilità di attrarre investimenti di fondi dall'estero, beneficiando anche in tal modo degli sviluppi attesi sul fronte della creazione di un autentico mercato unico dei capitali nell'Unione europea”, conclude Visco.

A intervenire infine sul tema anche Antonio Patuelli, presidente dell'Associazione bancaria italiana, che spiega come fino a quando nell'Unione europea non ci sarà una “pressione fiscale uniforme”, i singoli Stati continueranno a competere per attrare risparmi e investimenti. “Per rafforzare e prolungare la ripresa, l'Italia deve essere più competitiva” in tal senso, spiega. “Occorre distinguere fiscalmente gli speculatori dai risparmiatori cassettisti e diffondere l'azionariato popolare, rafforzando le radici e la solidità anche prospettica delle imprese. Anche lo Stato avrebbe vantaggi da maggiori investimenti del risparmio: oggi incassa somme irrisorie dalla tassazione al 26% della liquidità depositata nei conti correnti che, con i tassi europei negativi, mediamente in Italia maturano lo 0,02% annuo di interessi lordi. Sulle imprese occorre ridurre la pressione fiscale, innanzitutto su quelle che non producono utili, abolendo l'Irap, di dubbia costituzionalità”, aggiunge Patuelli. Poi conclude: “Più tutela del risparmio, più equità e più lotta all'evasione sono ingredienti decisivi per una prolungata e cospicua ripresa”.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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