Dopo il tech, il clima: Usa e Cina sono pronte a darsi battaglia

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
25.2.2021
Tempo di lettura: 5'
Gli anni venti potrebbero offrire un nuovo campo di battaglia per le aspirazioni egemoni di Cina e Stati Uniti: il clima. Il dragone è in pole position, l'aquila insegue, mentre l'Europa, quatta quatta, potrebbe uscire dalla penombra degli ultimi anni. In attesa della guerra per lo spazio

Il cambiamento climatico sarà il tema più importante negli anni '20: Stati Uniti e Cina gareggeranno per sfruttare le opportunità  derivanti e consolidare o conquistare il primato economico

La Cina è in una posizione di vantaggio nella produzione di batterie al litio, veicoli elettrici, energia solare e terre rare, con 1,2 mila miliardi di dollari investiti nell'ultimo decennio, contro i 700 miliardi spesi dagli Stati Uniti

L'Europa è invece in una posizione di avanguardia per quanto riguarda le rinnovabili. Le 8 principali società di cleantech hanno sede nel vecchio continente

La guerra tra Cina e Stati Uniti è arrivata al terzo capitolo: prima commerciale, poi tecnologica e ora climatica. Non si tratta solo di salvare il pianeta. Le strategie per combattere il surriscaldamento climatico offrono un nuovo campo di battaglia per la conquista della supremazia globale. Se da una parte il danno economico dovuto al cambiamento climatico potrebbe raggiungere i 69 mila miliardi di dollari entro la fine secolo,  di contro, per evitarlo, si aprirebbe una nuova direttrice di crescita: per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050, gli investimenti nella transizione energetica dovrebbero aumentare di 4 miliardi di dollari all'anno.
A dirlo è il report di Bank of America, Thematic Investing: Climate Wars, con il quale l'istituto statunitense fa luce sull'imminente nuovo capitolo della sfida per la supremazia globale tra Cina e Stati Uniti. La posta in gioco è alta: in assenza di un intervento corale da parte di governi, imprese e famiglie, il danno economico potrebbe infatti superare il pil del 3% all'anno entro il 2030. Qualcosa si sta muovendo. Si prevede che il mercato legato al clima raddoppierà entro il 2025 fino a raggiungere i 2 miliardi di dollari all'anno, in settori come l'energia pulita, i biocarburanti, l'efficienza energetica e l'elettrificazione dei trasporti. Per raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 ci vorrebbero, secondo l'IPCC, 3,8 miliardi di dollari all'anno. Quel che potrebbe essere un danno dalle dimensioni immense, si potrebbe rivelare invece un'opportunità di ugual misura.

Il dragone è in pole position, l'aquila insegue


Alla luce di questi numeri, secondo BofA, così, nello stesso modo in cui le superpotenze globali hanno guardato alla tecnologia, al commercio o ai mercati dei capitali come importanti strumenti politici, il cambiamento climatico potrebbe persino eclissarli, sostenendo ulteriormente un significativo sostegno politico. Ed economico: il clima sarà per gli anni avvenire quello che la tecnologia dal 1990 ad oggi, in termini di crescita. Ogni regione ha punti di forza e di debolezza, che possono essere utilizzati o sfruttati, per ottenere vantaggi nella corsa agli “armamenti climatici”.

La Cina è in pole position. Nell'ultimo decennio ha investito 1,2 mila miliardi di dollari, quasi più del doppio degli Stati Uniti (700 miliardi), con particolare focus su energia rinnovabile, veicoli elettrici e batterie. Dei 200 miliardi investiti nella produzione di batterie al litio, ben il 75% è avvenuto in Cina, la quale inoltre ha un predominio nelle catene di approvvigionamento solare e nella produzione di metalli delle terre rare. Spostando lo sguardo al futuro, lo scenario non cambia. Nell'ipotesi più ottimistica, la capacità eolica e solare della Cina aumenterà di 4 volte entro il 2030, contro le 3 volte degli Stati Uniti. Stesso ordine di grandezze per le batterie per i veicoli elettrici.
Su quest'ultimi sono invece in vantaggio gli Usa con il 69% (840 miliardi) della capitalizzazione dell'industria statunitense del cleantech rappresentata da società che producono veicoli elettrici. Ad eccezione di questo ambito, gli Usa negli ultimi anni sono rimasti molto indietro sul tema energetico fino ad uscire nel 2017 dagli accordi di Parigi. La nuova amministrazione Biden, che ha annunciato un piano di stimoli di circa 2 mila miliardi, focalizzato sull'ambiente, tuttavia sembra voler rientrare nella corsa. Tra i piani più ambiziosi, c'è quello di diventare il mercato di riferimento per le vetture elettriche, di raggiungere un settore energetico privo di inquinamento da carbonio entro il 2035, migliorare case, uffici e negozi da un punto di vista energetico e costruire una rete di infrastrutture di trasporto incentrate sull'energia pulita.

Il terzo incomodo


Mentre le relazioni USA-Cina sono state sotto i riflettori negli ultimi dieci anni, l'Europa è rimasta nella penombra. Ma questo sembra destinato a cambiare. Il vecchio continente è infatti leader nella politica climatica, con il 70% degli asset dei fondi comuni di investimento esg, la regolamentazione verde più avanzata e un significativo vantaggio sulla decarbonizzazione: già oggi il 57% dell'elettricità generata è a zero emissioni nette e tale rapporto è destinato a salire all'85% entro il 2030. La crescita attesa più intensa è sulle batterie. L'Europa infatti è destinata a passare entro il 2025 dal 4% al 24% del mercato. Lato veicoli elettrici nel 2020 ha triplicato il numero di veicoli venduti: un'auto su dieci è elettrica. Entro il 2030 questa percentuale dovrebbe arrivare al 40%. Inoltre, le otto maggiori aziende mondiali di cleantech sono europee.

Spazio: il 4°capitolo della saga?


In attesa di sapere chi sarà il vincitore, secondo BofA, il prossimo campo di battaglia potrebbe essere allo spazio, già al centro delle aspirazioni egemoni di Stati Uniti e Russia durante la Guerra Fredda. L'attenzione al clima, le telecomunicazioni e il 6G potrebbero far tornare in auge la conquista di nuove "galassie" e segnare la prossima fase delle tensioni Usa-Cina.

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