La curva dei rendimenti Treasury forse predice le crisi

Teresa Scarale
Teresa Scarale
16.11.2020
Tempo di lettura: 2'
Le ultime otto crisi economiche americane hanno avuto come preannunciatrice l'inversione della curva dei rendimenti dei titoli Treasury. Guardare la sola curva in sé non è però saggio, avverte il professor Sefano Caselli dell'Università Bocconi

Sta cominciando la salita. Ma è troppo presto per dire che questo andamento possa predire una caduta del mercato: è dal 2012 che non siamo a un livello di 1, la base di partenza è bassissima

Se questo indicatore fosse legato a dati fondamentali negativi, allora ci sarebbe da preoccuparsi, avrebbe una ‘valenza predittiva'. Oggi abbiamo un solo indizio

Dal 1969 a oggi, negli Usa la recessione si è verificata otto volte. E tutte e otto le volte, “qualcosa” ne ha previsto il verificarsi. Il “qualcosa”, come noto agli operatori, è l'inversione della curva dei rendimenti dei titoli di Stato Usa (Treasury) fra quelli a breve e quelli a 10 anni. Ossia quando, controintuitivamente, i tassi di interesse a breve risultano superiori a quelli a 10 anni: per lo Stato americano, costa meno indebitarsi a lungo che a breve. Detta in altre parole: gli operatori non hanno fiducia nello stato di salute dell'economia di lì ai prossimi mesi/paio d'anni.

Un irripidimento della curva può preannunciarne la caduta?


«Quando i tassi a breve cominciano a salire, vuol dire che il mercato sta ‘realizzando', gli operatori stanno vendendo», spiega a We Wealth il professor Stefano Caselli, prorettore per gli affari internazionali dell'Università Bocconi. È la relazione di base di qualsiasi mercato finanziario. «Quello che sta accadendo da giugno 2020 è che il tasso dei Treasury a dieci anni sta aumentando», essendo passato da circa 0,5% a 1%. «Sta cominciando la salita. Ma è troppo presto per dire che questo andamento possa predire una caduta del mercato: è dal 2012 che non siamo a un livello di 1, la base di partenza è bassissima. Certo, questo movimento si era manifestato anche nel 2019 [quando si verificò l'inversione]. È un indizio, ma è troppo presto perché possa predire una caduta del mercato americano». Il professor Caselli ribadisce che è «meglio guardare gli indicatori fondamentali. Il mercato dipende di più dagli indicatori fondamentali» che da strumenti di predizione.

Ciò però non vuol dire sottovalutarne la carica informativa. «Se questo indicatore fosse legato a dati fondamentali negativi, allora ci sarebbe da preoccuparsi, avrebbe una ‘valenza predittiva'. Oggi abbiamo un solo indizio, l'economia reale sta tenendo, il fattore Biden è positivo». Un problema potrebbe arrivare da una infinita diatriba legale fra il presidente uscente Trump e quello eletto Biden, prosegue Caselli: un evento scongiurabile. A quel punto, i tassi a breve potrebbero iniziare a salire, e con i dati dell'economia reale che scricchiolano, si, ci sarebbe una forte capacità predittiva della curva dei rendimenti. In questo momento però, non si può che «continuare a osservare l'indicatore, senza slegarlo dai fondamentali del mercato».
caporedattore

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