Cuccioli di drago: i soldi cinesi paradiso del risparmio gestito

Teresa Scarale
Teresa Scarale
5.4.2018
Tempo di lettura: 3'
Di qui al 2025 più del 20% (fonte PwC) del denaro liquido mondiale risiederà nell'Asia Pacifico. Un mare in cui i professionisti del risparmio devono tuffarsi per tempo.

I dati sono concordi: i soldi cinesi sono il prossimo paradiso per i gestori del risparmio. La crescita della liquidità da gestire è esponenziale.

Le eccellenze italiane della finanza sono presenti da tempo sul territorio. Con un piccolo primato.

In che modo le tariffe commerciali americane entreranno nella questione fondi?

Quali che siano le società di consulenza a prevederlo, i risultati non cambiano: la crescente montagna di denaro cinese fa del Dragone il prossimo animale da gestire (finanziariamente). La nuova frontiera dell'asset management o risparmio gestito che dir si voglia, sorge in Cina, e si irradia in tutta l'area Asia Pacifico. Solo per citare due fonti: secondo la società di consulenza americana Oliver Wyman di qui a cinque anni i gestori cinesi vedranno duplicare il valore dei fondi da gestire, con un passaggio da settemila miliardi di dollari a quattordicimila. Pwc fa eco dicendo che entro il 2025 oltre il 20% del denaro liquido mondiale risiederà nell'area Asia Pacifico. E i gestori italiani non stanno a guardare. Realtà come Fideuram e Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo), Intesa Sanpaolo, Generali, Ubi Banca, Gruppo Azimut sono in pole position nella corsa alla gestione dei 14mila miliardi del risparmio cinese, essendosi preparate per tempo. Partendo dal Gruppo Azimut: questa società di gestione del risparmio estranea al mondo bancario può fregiarsi di un primato. A inizio marzo 2018 è stata la prima in Europa ad essere autorizzata direttamente con il proprio marchio alla gestione di fondi sul territorio cinese, tramite la controllata locale Az Investment Management di Shanghai. Poi ci sono le presenze partecipative decennali, come quelle di Generali, Ubi Banca e del gruppo Intesa Sanpaolo. Generali è presente nel capitale di Guotai Asset Management con una quota del 30%; Ubi banca possiede il 32% di Zhong Ou Am, una società di gestione del risparmio attiva nei fondi di investimento cinesi per un valore di circa dieci miliardi di dollari, così come Guotai del resto. Infine, il gruppo Intesa Sanpaolo è presente nel Paese di Mezzo con una partecipazione del 15% nella Bank of Quingdao nonché con una partecipazione di controllo nella sgr Yi Tsai. Fondata nel 2016, Yi Tzai è partecipata, oltre che da Intesa, anche da Fiduram e Eurizon. Eurizon poi è proprietaria della fiorente società di asset management Penghua Fund Management (patrimonio quadruplicato in pochi anni). Ed è probabile   che che nell'integrazione con un'altra entità internazionale di risparmio gestito - recentemente auspicata dai manager del gruppo Intesa - anche il rafforzamento in Asia sarà preso in considerazione. L'astronomia delle cifre snocciolate riporta però sulla terra, o almeno in Estremo Occidente. Come la mettiamo con i tanto paventati dazi trumpiani? L'aquila americana pare si sia fatta un po' volpe, e ha inserito la questione della gestione dei fondi nelle trattative per le nuove tariffe commerciali Cina USA.
caporedattore

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