Crisi Ucraina: il ruolo geopolitico dei patrimoni degli Hnwi russi

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Nicola Dimitri
2.3.2022
Tempo di lettura: 3'
Le sanzioni introdotte hanno congelato beni di molti Hnwi russi, ritenuti vicini al Cremlino

L’Ue e gli Usa hanno introdotto un pacchetto di sanzioni per colpire i patrimoni degli oligarchi russi

La libertà di cui gli Hnwi e gli oligarchi russi hanno finora dovuto, in ragione della loro capacità economica, si sta fortemente contraendo

Molte delle politiche fiscali introdotte dagli Stati occidentali, negli ultimi decenni, hanno risposto all'esigenza di sostenere l'economia domestica, incrementare gettito, dunque fare cassa, e aumentare la capacità competitiva interna, attraendo sul territorio nuove imprese, know how e capitale umano.

Nel solco di questa tendenza, diverse giurisdizioni hanno introdotto regimi tributari agevolati, tesi a incentivare il trasferimento di residenza di nuovi contribuenti: ad esempio, pensionati ad alta capacità economica, ricercatori, lavoratori impatriati, sportivi professionisti, neo-residenti o Hnwi.
E invero, a leggere ciò che accade in questo momento storico, parrebbe che - almeno per una certa parte del mondo - per giustificate ragioni, questo trend di politica economico-fiscale si sia (apparentemente) interrotto.

Come noto, infatti, molti Stati Ue e gli Usa, per rispondere all'invasione militare russa in Ucraina hanno introdotto misure sanzionatorie volte, da un lato, e in senso generale, ad incidere sui mercati della Federazione e sul suo sistema economico-finanziario, dall'altro, in modo specifico, a colpire singoli individui, vale a dire Hnwi russi.

In questi termini, si può constatare che la libertà di cui gli Hnwi e gli oligarchi russi hanno finora dovuto, in ragione della loro capacità economica, si sta fortemente contraendo.

I patrimoni dei russi più ricchi sono entrati nel mirino dell'Italia – si veda la proposta del presidente Mario Draghi di istituire un registro internazionale degli oligarchi russi con patrimoni superiori a 10 milioni di euro –; della Francia, che attraverso il ministro delle finanze Bruno Le Maire, ha individuato una serie di beni da confiscare (si tratta di ville, yacht, conti correnti) in quanto riconducibili a oligarchi russi; del Regno Unito, ove il primo ministro ha comunicato che le sanzioni incideranno sugli individui russi che a Londra detengono patrimoni elevati (in particolare, si tratterebbe di Gennady Timchenko, Boris e Igor Rotenberg).

Ma non è tutto. L'America di Biden si sta muovendo lungo la stessa direzione, congelando i patrimoni dei russi che in Usa hanno beni o gestiscono imprese multimilionarie. Più nel dettaglio, gli Usa hanno istituito una task force transatlantica per identificare le società e gli oligarchi russi da sanzionare. Le misure prenderanno di mira, anche in questo caso, gli asset più importanti: tra cui ville e yacht.

Proprio per questo, molti oligarchi per aggirare queste misure stanno correndo ai ripari.

Miliardari come Vagit Alekperov, presidente della società energetica russa Lukoil, si sono mobilitati per trasferire i loro yacht verso quei paesi che fino ad ora non hanno assunto posizioni specifiche nei loro confronti e che non hanno sottoscritto trattati di estradizione.
La generale tendenza a favorire e attrarre i detentori di capitale, pertanto, sta cambiando. O quanto meno, prende una piega diversa.

In questi termini, la conclusione che, tra le altre cose, può trarsi da queste vicende è che gli Hnwi e i loro grandi patrimoni ricoprono un ruolo fortemente strategico per le politiche degli Stati. Questo è vero, tanto da un punto di vista fiscale ed economico (si pensi alle misure di agevolazione fiscale pensate per attrarre queste categorie), quanto, perfino, come stiamo scoprendo in questo momento storico, da un punto di vista geopolitico.


Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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