Crisi Ucraina: le reazioni della Russia e la guerra del rublo

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Nicola Dimitri
31.3.2022
Tempo di lettura: 3'
La Russia per scongiurare una crisi economica immediata all'interno del Paese ha adottato delle contromisure volte a rafforzare il rublo

Per il Fondo monetario internazionale, l’eventuale default della Russia potrebbe non incidere in modo determinante sull’economia globale

La minaccia di pagare l’energia in rubli, almeno per il momento, sembra essersi allontanata

La guerra è un fenomeno complesso che, prendendo le mosse da crisi, ostilità, contrasti, pregressi e radicati ma esacerbati oltre i limiti della tolleranza o della diplomazia, mette in evidenza una serie interminabile di contraddizioni, di ruoli, di prese di posizione, di valori.
All'interno di questa complessità, non è certo facile tenere il filo degli eventi: questi si sommano, si confondono e, sicuramente, per certi versi, si nascondono sottotraccia agli occhi della comunità spettatrice che solo da lontano – più o meno impotentemente – assiste ai botta e risposta degli attori belligeranti.
E in effetti, se l'invasione russa dell'Ucraina ha innescato l'adozione di numerosi pacchetti sanzionatori da parte di Usa, Ue, Regno Unito – principalmente –, queste misure sanzionatorie, a loro volta, hanno dato vita ad una serie di contromisure (alcune riuscite, altre meno) da parte della Federazione russa che, successivamente, hanno obbligato gli Stati sanzionanti ad inasprire le loro posizioni.

E invero, la Russia per resistere alle negative conseguenze economiche delle sanzioni occidentali e del Giappone, come pure ai disinvestimenti e al blocco dell'import-export dei privati, e dunque per scongiurare – o solo allontanare – lo spettro di una profonda crisi finanziaria, se non addirittura di un default ha, tra le altre cose, manifestato la richiesta di ricevere pagamenti per le forniture di energia esclusivamente in rubli.

Come mette in evidenza l'Osservatorio Conti Pubblici Italiani (Ocpi) una simile mossa si giustifica, dal punto di vista politico, con il fatto che le sanzioni dell'occidente avrebbero minato la credibilità del governo e, dal punto di vista economico, in quanto questa operazione (ove mai implementata) obbligherebbe gli importatori occidentali a vendere dollari o euro sul mercato per procurarsi rubli Sostenendo così il corso del rublo che, in effetti, si è apprezzato subito dopo l'annuncio.

La minaccia di pagare l'energia con moneta russa, tuttavia, – soltanto per il momento – rimane tale o, comunque, non è facile comprendere se e in che misura le dichiarazioni di Putin e del suo entourage siano attendibili: dopo la notizia del dietrofront del Cremlino che, anche in forza di possibili violazioni contrattuali, comunicava la decisione (per asseriti “problemi tecnici”) di non implementare il pagamento in rubli, è subito seguita una nuova dichiarazione, secondo cui dal 1° aprile verranno accettati solo pagamenti in moneta russa.
Ebbene, da questa ondivaga presa di posizione emerge con palmare evidenza che la guerra in corso si sta giocando, anche attraverso il rublo, quasi interamente sul piano dell'energia.

La Russia, infatti, è consapevole di quanto sia necessario per i paesi occidentali garantirtisi almeno nel breve periodo un approvvigionamento energetico sufficiente al proprio fabbisogno e, pertanto, è consapevole che la via del gas e del petrolio è, e sarà, la strada più sicura per evitare, o tentare di evitare, la caduta libera della sua economia.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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