Crisi Ucraina: prospettive di crescita e scenari di rischio per l'Italia

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Nicola Dimitri
20.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Il nuovo scenario geopolitico ha, tra le altre cose, inevitabilmente influenzato anche lo scenario programmatico per la crescita dell'economia italiana

I tassi di crescita per il 2022 sono rivisti al ribasso rispetto alle stime di settembre 2021

Il Documento di Economia e Finanza prospetta quattro principali scenari di rischio per l’economia italiana

La guerra in corso, che va avanti da circa due mesi, riproponendo una sorta di polarizzazione del mondo tra est e ovest, ha stravolto i meccanismi e gli equilibri tipici della globalizzazione.
Ogni aspetto della vita in comune, in questi termini, sembra potenzialmente idoneo ad essere messo in deroga dal fenomeno bellico e ogni giorno sembra aprire le porte a nuove conseguenze negative, dal punto di vista politico, istituzionale, economico e commerciale.
Per tale ragione, come si evince dal Documento di Economia e Finanza (Def), che ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita dell'economia italiana (rispetto alla Nota di Aggiornamento al Documento di Economia e Finanza – NADEF – di settembre 2021) il nuovo scenario geopolitico ha, tra le altre cose, inevitabilmente influenzato anche lo scenario programmatico per la crescita trimestrale del 2022.

Come messo in evidenza dall'Osservatorio sui Conti Pubblici (Ocpi) dell'Università Cattolica di Milano, l'incertezza sui recenti sviluppi russo-ucraini, unitamente all'aumento dei prezzi delle materie prime e all'incremento dell'inflazione al 6,7 per cento, hanno indotto il governo a ridurre la crescita prevista per il 2022 dal 4,7 per cento al 3,1 per cento. Ma non è tutto. Al ribasso è rivisto anche l'aumento del Pil per il 2023. In questo senso, per ritornare a livelli di crescita pre-Covid, occorrerà rimandare ancora: almeno al terzo trimestre del 2024.

Il Documento di Economia e Finanza prospetta quattro principali scenari di rischio per l'economia italiana.

La prima ipotesi riferisce al caso di embargo totale di gas e petrolio russo nel periodo compreso tra aprile 2022 e dicembre 2023 senza razionamento del gas.

Secondo Ocpi il blocco delle importazioni di beni energetici, pur comportando un aumento dei prezzi delle materie prime, non impedirebbe alle imprese venditrici di gas di soddisfare il fabbisogno nazionale grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti.

Il secondo scenario di rischio contempla l'ipotesi di un embargo totale di gas e petrolio russo da aprile 2022 a dicembre 2023 con razionamento del gas.

In questa circostanza, secondo quanto ripotato da Ocpi, le imprese venditrici di gas non riuscirebbero a soddisfare il fabbisogno nazionale, con un conseguente razionamento del gas stesso e aumenti dei prezzi dei beni energetici anche più alti dello scenario precedente.

Nel terzo scenario, si considera la possibilità di un più contenuto apprezzamento del dollaro rispetto all'euro nel 2022 e un apprezzamento dell'euro rispetto alle altre valute. In questo caso, il Pil resterebbe al livello del tendenziale.
Infine, nella quarta ipotesi, si considera la possibilità che gli effetti della guerra incidano sulle condizioni finanziare, determinando un livello del tasso di rendimento dei Btp a 10 anni più alto di 100 punti base. In questo caso, nel 2022 non ci sarebbero variazioni nella crescita rispetto al tendenziale, ma i tassi di crescita sarebbero più contenuti nel triennio seguente.

Lo scenario peggiore corrisponde al secondo, vale a dire al caso di embargo del gas con razionamento: in questo scenario, infatti, l'economia italiana entrerebbe in recessione.

Occorre certamente considerare che queste sono al momento solo proiezioni e che ci potrebbero essere diversi interventi o strumenti legislativi per intervenire a favore di Pmi e famiglie e per scongiurare ricadute sull'occupazione.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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