La crisi di governo sfiora appena Piazza Affari: occhi sugli Usa

Rita Annunziata
14.1.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia, la crisi di governo desta solo in parte le attenzioni degli investitori. Risale lo spread, cartina di tornasole dell'incertezza politica. Ancora caldo il tema dei ristori, mentre le imprese tricolori si preparano a un buco da 15 miliardi di consumi

Filippo Diodovich: “Sullo spread c'è stato un rialzo ma ridotto, perché permane lo scudo protettivo della Banca centrale europea”

Secondo le stime di Confesercenti, il prolungamento delle restrizioni determinerà un crollo dei consumi di 15 miliardi nel primo trimestre

Il Consiglio dei ministri, riunitosi nella serata del 13 gennaio, ha deliberato intanto la proroga fino al 30 aprile dello stato d'emergenza

Dopo aver beneficiato del dividendo straordinario di Fca, Piazza Affari rallenta il passo, con l'indice Ftse Mib che chiude le contrattazioni a 22.637,72 punti (-0,47%). La crisi di governo sembra destarne solo appena le attenzioni, con gli occhi degli investitori rivolti in parte anche dall'altra parte dell'Oceano sul nuovo impeachment contro il presidente uscente, Donald Trump, e l'atteso maxi-piano di aiuti all'economia.
“Durante la conferenza stampa di Matteo Renzi (che nella serata del 13 gennaio ha annunciato le dimissioni delle ministre di Italia Viva dal governo, ndr), c'è stato un ribasso limitato dell'indice. Poi in apertura si è allineato con gli indici europei, sia con la Germania che con la Francia, dimostrando che l'effetto-crisi è stato molto limitato sul mercato azionario – spiega a We Wealth Filippo Diodovich, senior strategist di IG Italia – Sullo spread, che è una sorta di cartina di tornasole dell'incertezza politica italiana, c'è stato un rialzo, ma anche in questo caso ridotto, perché permane lo scudo protettivo della Banca centrale europea. È chiaro che è presto per fare delle valutazioni, perché gli scenari sono tutti aperti e non sappiamo cosa accadrà nel breve termine”.

Quanto invece alle dinamiche oltreoceano, secondo lo strategist gli indici europei “stanno guardando agli Stati Uniti”, in particolare al post-insediamento di Joe Biden e all'atteso “secondo piano di aiuti dopo quello da 900 miliardi firmato da Trump”. “Bisogna anche tenere conto del fatto che la vittoria al Senato dei democratici ha aumentato le possibilità del neopresidente di promuovere le proprie riforme, ma è da sottolineare che per le leggi più importanti (che chiedono una maggioranza qualificata) bisognerà comunque convincere i repubblicani a votare a favore. Mi aspetto che il nuovo piano accoglierà i loro consensi, anche se magari non sarà così importante come nei desiderata della speaker democratica, Nancy Pelosi. In ogni caso, potrebbe aiutare i mercati, perché gli investitori si attendono ulteriore liquidità nel sistema. Le banche centrali continueranno con le loro politiche accomodanti ed espansive e ci si aspetta tanta politica fiscale di aiuti, che potrebbe portare gli indici e i valori azionari verso l'alto”.

Ristori, l'allarme di Gualtieri


Tornando al fronte italiano, resta caldo intanto il tema dei ristori, dopo i dubbi sollevati dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri sul nuovo scostamento di bilancio da 24 miliardi. Un atto che, secondo l'esperto, “richiede un esecutivo nella pienezza dei suoi poteri”, rivelandosi dunque “incompatibile con una crisi di governo”. Ma l'ex premier, Matteo Renzi, ha assicurato il suo sostegno all'esecutivo su entrambi i fronti. Non si lascia attendere il monito di Carlo Bonomi che, in un'intervista al Corriere della Sera, ha sottolineato come la politica dovrebbe “uscire dalla gabbia dei personalismi” e che per “aprire la strada della ripresa” l'industria nel suo complesso debba essere ascoltata. L'Istituto nazionale di statistica, ha aggiunto, “stima che un terzo delle imprese italiane siano fortemente a rischio. Non significa che siano tutte destinate a fallire, ma è un numero che fa pensare anche perché la crisi non inizia oggi. Prima della pandemia il pil era ancora del 4% sotto ai livelli del 2008 e dal 2017 abbiamo perso 32mila imprese manifatturiere. Come ho detto: è tempo che la politica esca dalla gabbia dei personalismi e guardi in faccia la realtà”.

Consumi, atteso un buco da 15 miliardi


Intanto, il nuovo anno sembra partire ancora col freno tirato sul fronte dei consumi. Secondo le stime di Confesercenti, il prolungamento delle restrizioni determinerà un crollo di 15 miliardi nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un buco che andrebbe a incidere su un sistema già fortemente intaccato, se si tiene conto che nel 2020 la crisi pandemica ha mandato in fumo 105 miliardi di euro di consumi, determinando una contrazione del pil del 6,1%. A percepire il peso dell'incertezza sono soprattutto le imprese del commercio, del turismo e della ristorazione, che hanno registrato un calo medio del valore aggiunto del 16,2% (contro il 9,6% delle altre imprese). “Un problema per la crescita”, spiega l'associazione, considerando la contrazione della quota di pil generata da tali comparti: dal 6,2 al 4,4% del pil per “alberghi e pubblici esercizi”, dal 4,2 al 3,3% per “ricreazione e cultura” e dal 3,7 al 3% per “abbigliamento”.
“Lo stop dei consumi, effetto delle restrizioni e dell'incertezza generata dall'emergenza pandemica, ha gettato le imprese del terziario in una crisi senza precedenti. I prossimi mesi rischiano di vedere aumentare drammaticamente il numero di cessazioni delle attività, in particolare quelle di prossimità e legate alla filiera turistica”, spiega Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti. “In questo contesto, la priorità deve essere permettere alle imprese di lavorare nella massima sicurezza, appena possibile, anche implementando nuovi protocolli più efficaci nel contenimento del rischio epidemiologico. Se invece si sceglie di sacrificare pubblici esercizi, imprese turistiche e commercio per limitare la circolazione dei cittadini, e quindi a vantaggio del bene comune, dobbiamo cambiare passo sui sostegni”, aggiunge. Secondo De Luise è necessario dunque un “intervento di largo respiro, con più risorse e un cronoprogramma chiaro, per dare alle attività la certezza di sostegni sufficienti a portarle oltre la fine dell'emergenza sanitaria”. Un intervento, tra l'altro, che dovrebbe fronteggiare anche il problema dei costi fissi, dagli affitti alle utenze. Oltre al rilancio del tessuto imprenditoriale, “prevedendo anche misure per la ricollocazione e la riconversione intelligente delle attività”, conclude De Luise.

Prorogato lo stato d'emergenza fino al 30 aprile


Il Consiglio dei ministri, riunitosi nella serata del 13 gennaio, ha deliberato intanto la proroga fino al 30 aprile dello stato d'emergenza. Approvato, inoltre, un decreto-legge che introduce nuove disposizioni urgenti per il contenimento dell'emergenza pandemica. Confermato fino al 15 febbraio il divieto di spostamento tra regioni o province autonome diverse, salvo comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute, oltre al rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione. Dal 16 gennaio al 5 marzo 2021, inoltre, sarà consentito una sola volta al giorno spostarsi verso un'altra abitazione privata tra le 5.00 e le 22.00 a un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi, che potranno portare con sé figli minori di 14 anni e persone disabili o non autosufficienti. Istituita, infine, la cosiddetta area “bianca”, nella quale si collocheranno le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, un livello di rischio “basso” e un'incidenza dei contagi inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti per tre settimane consecutive.

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