Credito europeo: i tassi di default aumenteranno al 3%

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
29.6.2022
Tempo di lettura: 3'
Stagnazione e inflazione non sono due buone notizie per le imprese europee: tre su cento potrebbero fallire entro la fine dell’anno

S&P Global ha pubblicato il report “Pain on the horizon”, in cui ha analizzato le condizioni di credito per l’Europa nel prossimo trimestre

Secondo l’agenzia di rating, l’outlook non è dei migliori per le imprese europee con i tassi di default che potrebbero spingersi fino al 3% entro la fine dell’anno

Per le imprese europee l’attuale contesto macroeconomico non è certo dei migliori. L’incertezza regna sovrana a livello geopolitico, la Cina deve fare i conti ancora con le restrizioni per contenere la pandemia, i mercati sono preda della volatilità, l’inflazione non accenna ad arrestarsi e la crescita economica è sempre più stagnante. Risultato i tassi default aumenteranno da qui a fine anno.

Con le azioni delle banche centrali mirate a ridurre l'inflazione molto alta, ad essere sacrificata sarà la crescita. Dopo un inizio d’anno forte, S&P Global prevede una stagnazione del pil dell'eurozona per il resto del 2022, con una crescita del pil del 2,6% per l'anno e dell'1,9% per il 2023. Sebbene l'inflazione dovrebbe raggiungere il picco quest'anno, l'effetto dell'aumento dei prezzi e dei tassi d'interesse continuerà a erodere il reddito disponibile delle famiglie e ad aumentare i costi dei fattori produttivi delle imprese, indebolendone il contesto operativo e la performance finanziaria. A ciò si aggiungono tutta una serie di rischi inerenti all’intensificarsi delle interruzioni della supply chain per via della guerra, all’inasprimento delle condizioni di finanziamento, che risveglia i timori di una frammentazione e alla sostenibilità del debito delle entità più vulnerabili. 

 

Fronte offerta, l'aumento dei costi dell'energia e di altri fattori produttivi comprimerà sempre più i margini delle imprese europee. Finora le aziende sono state in grado di trasferire i maggiori costi ai clienti grazie a una domanda molto robusta. Tuttavia, tutti questi fattori stanno intaccando la fiducia dei consumatori. Sebbene alcuni settori – in particolare quelli del tempo libero delle compagnie aeree e degli alberghi, in quanto i viaggiatori hanno pianificato le vacanze estive anche in presenza di prezzi più elevati - stiano ora beneficiando della domanda non più repressa – S&P prevede che questo effetto si disperderà dopo l'estate e nel 2023. Con l'affievolirsi di questi fattori e il rallentamento della crescita, il mantenimento della redditività diventerà più difficile per molti, in particolare per le aziende che dipendono maggiormente da tendenze di spesa discrezionali o che hanno una produzione ad alta intensità energetica. I più penalizzati sono gli emittenti con rating speculativo, generalmente meno in grado di far fronte a un contesto del genere, data la loro gamma di prodotti più ristretta e le strutture di capitale più deboli.

 

In questo scenario è probabile che i rating subiscano ulteriori pressioni fino al 2023. Le condizioni operative e di finanziamento più rigide porteranno imprese e risparmiatori a concentrarsi sulla liquidità, per proteggersi da prospettive altamente incerte e, dunque, dal rischio di solvibilità dei debitori più vulnerabili. S&P prevede che i tassi di default aumenteranno a circa il 3% entro la fine dell'anno e nel primo trimestre del 2023.

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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