Crediti deteriorati: le nuove geografie dei non performing

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Qual è la vera magnitudo dei crediti deteriorati e come verrà gestita dall'industria del credito? In occasione del CvSpringDay, a Palazzo Mezzanotte, è stata fatta la fotografia di un settore (il mercato italiano degli Npe) sempre più dinamico, versatile e soprattutto diversificato

In Italia, nel triennio 2022-2024 ci si aspetta un flusso di nuovi crediti deteriorati da 70-90 miliardi di euro

Gli asset attualmente in gestione sono pari a circa 300 miliardi e comprendono 92 miliardi di deteriorati presenti nei bilanci delle banche e 220 miliardi classificati, a giugno 2021, come Stage 2 (pari al 14,3% del totale)

“Non ci sono soltanto gli Npe (esposizioni non performanti, ndr). Oltre ai 92 miliardi di crediti deteriorati che esistono nei bilanci delle banche, ci sono anche 220 miliardi di credit classificati Stage 2, che rappresentano il 14,3% a livello di sistema del totale dei crediti a giugno 2021 (in crescita dal 9% di fine 2019, ndr) e altri 250 miliardi di prestiti garantiti, emessi durante la pandemia,  di cui 45 miliardi con erogazione semplificata e quindi un po' più a rischio”.

A parlare è Pier Paolo Masenza, partner di PwC, che in occasione del CvSpringDay, intitolato “Next generation Npe: il ruolo dei distressed credit nel Pnrr”, ha scattato la fotografia italiana ed europea del settore dei crediti deteriorati, spiegando che c'è un consenso di mercato che si attende circa 70-90 miliardi di nuovi flussi nel triennio 2022-24, valori che verranno poi visti in crescita alla luce del recente scenario geopolitico.
Le grandezze in gioco sono estremamente rilevanti. “Qui c'è in gioco circa la metà del Pil del Paese”, precisa Masenza, che ricorda che non è detto che tutto lo stock dello Stage 2 sia ad alto rischio,  perché molti di questi crediti sono semplicemente delle riclassificazioni contabili derivanti da un deterioramento significativo della posizione del merito creditizio di una linea di credito,  per cui questo non vuol dire in termini assoluti che poi la singola posizione sia ad alto rischio.

Oltre quello italiano, anche il mercato europeo è altrettanto rilevante e dipendente dall'evoluzione degli Stage 2. Se in Italia, questa categoria di performing sotto osservazione ha un peso del 12,6 %, in Europa siamo all'8,7%, per un valore di mercato di circa 1.700 miliardi. Le percentuali dei vari paesi sono un po' più basse rispetto al mercato italiano. Il motivo è legato al fatto che la definizione non è univoca e non è oggettiva, quindi ci potrebbero essere delle differenze di interpretazione della norma stessa.  C'è da dire poi che, guardando anche gli altri paesi europei che non sono stati al centro del dibattito sugli Npe negli ultimi anni, come per esempio la Francia, adesso questi stessi stati iniziano ad avere uno stock abbastanza rilevante e questo potrebbe aprire “nuove geografie sul mondo dei non performing”.
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Crediti deteriorati - mercato europeo
Fonte PwC
A livello europeo gli Npe sono 419 miliardi, un dato abbastanza tranquillizzante rispetto a quelle che erano le stime catastrofiche che aveva fatto anche la Bce durante la pandemia, in cui si era parlato di un worst case che arrivava 1.500 miliardi.
“La situazione geopolitica e le grandezze macroeconomiche, e quindi in generale la capacità delle piccole medie imprese di essere più o meno resilienti, porteranno fortemente la partita sul “what next?”, ha aggiunto il partner di PwC che ritiene che il settore del credit management avrà un ruolo chiave nel sostegno dell'economia reale.

“I crediti stage 2 e gli Utp sono crediti 'vivi', principalmente di pmi appartenenti ai settori più colpiti dalla crisi”, ha infatti precisato Masenza, che poi ha concluso dicendo che "si potrebbe immaginare una soluzione olistica, un'alleanza tra tutti i player: banche, operatori specializzati, investitori e stackeholder locali”.

Durante il CvSpringDay, oltre a definire lo scenario in cui si muovono i non performing, si è poi parlato di riforma della giustizia, digitalizzazione, innovazione tecnologica, centralità della persona, sostenibilità, green e immobiliare come di temi che coinvolgono tutti gli attori della credit industry. Con la riforma della giustizia e la transizione digitale ed ecologica, che ne rappresentano i pilastri, ci si aspetta una maggiore competitività dell'intero sistema Paese e, di conseguenza, dell'industria del credito che ne beneficerà a tutti i livelli.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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