Credit Suisse: la ripresa dei mercati dopo il Covid-19

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Il Covid-19 continua a fare vittime. E ci sono diverse aree del pianeta alle prese con la pandemia. Tutti prima o dopo hanno subito la violenza di questo virus anche i mercati finanziari

Il mondo sta vivendo il più grande shock da almeno 70 anni e le misure di politica governativa sono state usate in modo aggressivo per contrastarlo

All'inizio del 3trimestre, l'economia e i mercati finanziari stanno reggendo, anche se l'aumento dei contagi da Covid-19 globali sottolinea, ancora una volta, l'incertezza degli investitori fino a quando non si troverà un vaccino

La quiete prima della tempesta. La volatilità della crescita globale è stata eccezionalmente tranquilla dal 2010 al 2019, ma il 2020 è un anno senza pari. Il mondo sta vivendo il più grande shock da almeno 70 anni e le misure di politica governativa sono state usate in modo aggressivo per contrastarlo. Il tutto è stato causato dalla pandemia di coronavirus che continua ad esserci e ad avere una diffusione geografica notevole. Attualmente l'epicentro non è più la Cina ma il continente americano.
Un dato positivo arriva dalla produzione mondiale che risulta essere ben al di sopra dei minimi di marzo/aprile e, nei prossimi mesi, molti indicatori economici continueranno a migliorare, come se si fosse riaccesa una luce. Ma la minaccia di un nuovo contagio, l'incompleto processo di valutazione dei danni e le implicazioni finali delle misure di politica governativa suggeriscono che un rimbalzo della dinamica di crescita non dovrebbe essere scambiato per una vera ripresa. Queste alcuni aspetti che il report: “un anno come nessun altro” pubblicato da Credit Suisse riporta.
E dunque tutte le incertezze, o almeno quelle più importanti per il 2 semestre dell'anno si concentrano sul virus, sulle ulteriori risposte e su eventuali sviluppi politici, compreso il risultato delle elezioni di novembre negli Usa. E partiamo proprio dagli Stati Uniti d'America.

Il mercato americano


Negli Usa, l'attività registra un rimbalzo, dopo le chiusure in tutta la nazione di marzo e aprile. Tuttavia, un aggravamento dei casi di Covid-19 e la scadenza delle misure fiscali rappresentano un rischio a breve termine. Anche i fallimenti aziendali e la disoccupazione prolungata stanno causando danni a lungo termine. “Prevediamo che la crescita e il mercato del lavoro siano compromessi per almeno 18 mesi, e non ipotizziamo che il vecchio trend del prodotto interno lordo (PIL) sarà raggiunto fino ad almeno il 2022. Ci aspettiamo una crescita annuale del PIL del –5,6% e del +3,5% nel 2020 e nel 2021”, si legge nel report. Gli stimoli fiscali hanno sostenuto efficacemente il reddito delle economie domestiche e hanno permesso alle aziende in difficoltà di mantenere i lavoratori. Tuttavia, molte di queste misure sono state ideate per combattere uno shock a breve termine, e non una debolezza prolungata. Presto saranno dunque necessarie nuove misure fiscali, altrimenti il reddito e la spesa diminuiranno drasticamente e lo stress finanziario delle economie domestiche aumenterà. La Federal Reserve (Fed) è stata aggressiva nella stabilizzazione dei mercati finanziari. Questo sosterrà il mercato immobiliare e consentirà di evitare uno stress per le imprese, ma le condizioni finanziarie non sono il fattore limitante della domanda in questo momento. E infine le elezioni di novembre. Aspetto da non sottovalutare perché potrebbe anche essere che dopo le votazioni nessuno dei due partiti abbia una forte maggioranza in Senato. Ciò significa che sarà difficile approvare una legislazione ambiziosa. È più probabile che le elezioni influenzino l'economia attraverso il sentiment di mercato e le modifiche regolamentari.

Eurozona


L'Eurozona è stata uno degli epicentri della pandemia di Covid-19 a marzo e aprile, e i rigidi lockdown hanno causato il crollo dell'attività economica. I lockdown hanno avuto un discreto successo: i tassi di contagio giornalieri si sono abbassati. E di conseguenza, i governi stanno allentando i lockdown e l'attività economica ha iniziato a riprendersi. “Prevediamo che la ripresa durerà 18 mesi, e il Pil tornerà ai livelli pre-coravirus alla fine del prossimo anno. Ipotizziamo una crescita del Pil del –8,2% nel 2020 e del +8,1% nel 2021. Il rischio principale è il virus: una seconda ondata di contagi, che provocherebbe nuovi lockdown, significherebbe una ripresa non uniforme e più lenta”, sottolinea il report. Un altro rischio è però rappresentato dai danni strutturali provocati dalla recente recessione. Ma le misure di politica economica volte a mitigarli hanno finora avuto successo: le imprese sono in grado di accedere a un'ampia liquidità dalle banche, e la politica fiscale e i piani per i permessi hanno impedito un'impennata della disoccupazione.

Cina


L'attività economica in Cina ha registrato un netto rimbalzo da quando, a gennaio e febbraio, sono stati imposti i lockdown. Diversi indicatori economici sono tornati vicini ai livelli pre-pandemia, tuttavia, con l'affievolirsi delle difficoltà iniziali legate al ritorno al lavoro, la crescita è rallentata. Prevediamo una crescita del Pil del 3,3% nel 2020 e del 5,6% nel 2021. La Cina potrebbe rappresentare una buona anticipazione del percorso di crescita in altri Paesi che hanno ridotto significativamente i tassi di contagio. Parti del settore dei servizi hanno registrato solo un rimbalzo limitato, e gli indicatori ad alta frequenza del traffico passeg- geri a lungo raggio rimangono molto al di sotto dei livelli pre-Covid.

Economie emergenti


Le economie emergenti se la sono cavata relativamente bene durante la recente volatilità finanziaria. I responsabili politici sui mercati emergenti, aiutati da un'ampia liquidità globale, hanno messo in campo una serie di strumenti. Finora, sottolinea Credit Suisse, sono stati evitati adeguamenti macroeconomici disordinati. Tuttavia, resta da vedere se il contesto finanziario relativamente benevolo potrà essere sostenuto, e l'attenzione si concentrerà ora sulle strategie dei Paesi per uscire dai programmi di stimolo.
Il rischio principale è che la pandemia si stia intensificando in molte regioni emergenti. America Latina e Asia meridionale stanno registrando grandi epidemie del virus. Le fragili infrastrutture sanitarie sono state estremamente sollecitate. “Se le epidemie continueranno per un lungo periodo, fornire un ulteriore supporto politico potrebbe rivelarsi difficile, dato che è già stato utilizzato molto spazio a livello politico. Molte economie dell'Est asiatico sono finora riuscite a evitare grandi epidemie e hanno goduto di un calo meno sostanziale della crescita”, si legge nel report.

Gli investitori


Il report sottolinea come il prodotto interno lordo globale subirà la peggiore contrazione dalla seconda guerra mondiale nel 2020, e il 2trimestre sarà quello più colpito. Ciononostante, si è chiuso come il miglior trimestre per Wall Street in due decenni. Questo è stato possibile grazie allo stimolo fiscale e monetario che ha sostenuto persone e imprese durante i lockdown, consentendo ai mercati finanziari di toccare il minimo a marzo. A giugno, i mercati finanziari hanno infatti registrato un'altra performance complessivamente positiva, e azioni, investimenti alternativi e reddito fisso hanno registrato ampi progressi. Gli indicatori macroeconomici anticipatori si stanno muovendo nella giusta direzione.

E estate come andrà?


All'inizio del 3trimestre, l'economia e i mercati finanziari stanno reggendo, anche se l'aumento dei contagi da Covid-19 globali sottolinea, ancora una volta, l'incertezza degli investitori fino a quando non si troverà un vaccino. “Detto questo, l'affermazione non ci sono alternative alle azioni, dato il contesto caratterizzato da tassi più bassi più a lungo, continua a essere vera, e l'IC ritiene che questa classe di attivi offrirà un potenziale al rialzo rispetto alla liquidità nei prossimi 3–6 mesi, anche se potrebbe essere una corsa più accidentata ri- spetto al 2t”, spiega il report.
“In occasione della riunione di luglio, l'Ic ha confermato il suo sovrappeso nelle commodity. Il dollaro più debole e la nascente ripresa economica dovrebbero fungere da fattori di spinta, anche per quanto riguarda le obbligazioni in valuta forte Ig e dei Me, l'IC ha confermato l'allocazione sovrappresata” continua Credit Suisse.

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