Covid-19: spazio all'impact investing

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In un mondo modellato sempre più dalla pandemia devono essere cambiati gli approcci agli investimenti e la mentalità di tutti i giorni. I riflettori sono accessi sugli impact investing

Le fondazioni bancarie si caratterizzano per un particolare allineamento tra la loro missione e gli investimenti a impatto sociale

Queste avrebbero un patrimonio netto contabile, nel 2019, che ha raggiunto i 40,3 miliardi di euro ed erogazioni per 24,1 miliardi tra il 2000 e il 2019

Le fondazioni bancarie come strumento per investimenti ad impatto sociale. La pandemia ha fatto riscoprire l'importanza dell'impact investing. Nuove opportunità devono essere colte in questo nuovo mondo scolpito dal virus. E tra queste emergono dunque gli investimenti che hanno ripercussioni sul territorio e più in generale sull'economia del Paese
Ma dunque, cos'è l'impact investing? Questa non è altro che un'attività di investimento in imprese, organizzazioni e fondi che operano con l'obiettivo di generare un impatto sociale misurabile e compatibile con un rendimento economico. Secondo una recente analisi pubblicata da Itinerari previdenziali le fondazioni di origine bancaria si caratterizzano per un particolare allineamento tra la loro missione e gli investimenti a impatto sociale.

Stando agli ultimi dati queste avrebbero un patrimonio netto contabile, nel 2019, che ha raggiunto i 40,3 miliardi di euro ed erogazioni per 24,1 miliardi tra il 2000 e il 2019. Sommate al patrimonio, fanno superare i 70 miliardi di euro. L'analisi sottolinea inoltre come gli investimenti a impatto sociale delle prime 27 fondazioni in Italia rappresentano circa il 7,6% di tutti i fondi d'investimento alternativi acquistati direttamente.

Questi rientrano nella categoria dei mission related investment, dal momento che la logica dell'impact investing è quella tipica con cui le fondazioni decidono le loro opportunità di investimento. Da sottolineare inoltre come, a differenza di altri investitori istituzionali, le fondazioni di origine bancaria non hanno iscritti e raccolta nuova. Il patrimonio rappresenta dunque il principale asseta disposizione delle fondazioni per adempiere al proprio scopo: sostenere il benessere della comunità di riferimento e promuovere lo sviluppo economico e sociale del territorio.

Ed è proprio per questo che da diverso tempo le fondazioni hanno iniziato a guardare al patrimonio non solo come fonte per lo svolgimento della propria attività, ma anche come strumento per il perseguimento della propria missione. La conseguenza di questa visione è che l'investimento assume un orizzonte di riferimento molto più ampio rispetto all'erogazione.

Stando poi ai dati emersi dall'indagine annuale condotta dall'Acri, nei bilanci del 2018 gli investimenti correlati alla missione sono arrivati a 4.447 milioni di euro (erano 3.236 milioni nel 2009, +37,4%) e rappresentano il 9,7% del totale attivo e l'11,2% del patrimonio, valori assoluti in leggera crescita rispetto all'anno precedente, ma sostanzialmente inalterati come incidenza sugli aggregati totali. L'analisi di Itinerari previdenziali sottolinea come “complessivamente si registra dunque una variazione che, seppure di soli 12 milioni di euro, fa segnare un aumento (+0,3%), a fronte del decremento di 140 milioni del 2017. Guardando al dettaglio per settore, lo sviluppo locale risulta essere quello cui viene indirizzata la quota più rilevante delle risorse, con circa l'87% del totale, seguito da Arte e beni culturali e da Assistenza sociale (settore che ha registrato la variazione più significativa rispetto all'anno precedente, +26 milioni)”.

 

 

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