Cosa rischiano le Big Tech (e gli investitori)

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La sovraperformance dei titoli delle Big Tech porta con sé alcuni interrogativi sul futuro del settore e i rischi per gli investitori

"Sickly Tech", l'analisi di Eoin Murray (Hermes Investment Management)

Tre rischi legati alle Big Tech

Le azioni da compiere a supporto di un cambiamento positivo nelle Big Tech

Nonostante la crescita significativa dei prezzi delle azioni Big Tech, crescono gli interrogativi sul futuro di questo settore e sui rischi per gli investitori. Eoin Murrary, Responsabile Investimenti di Hermes Investment Management affronta questi temi nella sua analisi dal titolo “Sickly Tech”.

Se si ecludessero le FANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) comprese Nvidia e Microsoft, l'indice S&P 500 risulterebbe in discesa nel corso dell' anno, tale è l'influenza dello slancio di questi titoli, che hanno retto alla tempesta abbattutasi sui mercati finanziari a inizio anno. Tuttavia, il report sottolinea come problemi di sostenibilità mettano a rischio le capacità dei colossi tecnologici di aumentare i ricavi, la redditività e, in ultima analisi, le capacità di operare in modo efficace in un contesto sociale. "È facile considerare le Big Tech come una scommessa a senso unico con un impatto sociale positivo unidirezionale, ma le considerazioni sulla sostenibilità sono il suo tallone d'Achille e rappresentano un rischio solo recentemente riconosciuto dagli investitori. Diventando una componente sempre più importante degli indici statunitensi, gli investitori devono chiedersi se queste società stiano affrontando adeguatamente i temi legati alla governance e una miriade di altre questioni" spiega Murrary.

Nel report vengono delineati tre rischi legati alle Big Tech:

Aumento di interventi normativi stringenti, in particolare quelli per combattere le iniziative sulla rete legate al terrorismo

Il primo ministro britannico Theresa May ha riconosciuto a settembre che Facebook e altre aziende tecnologiche hanno compiuto progressi nei loro sforzi per affrontare questi problemi, ma ha aggiunto che devono ancora andare "oltre e più velocemente". In particolare, la velocità di cancellazione del materiale connesso al terrorismo è una questione controversa e indica le possibilità future di interventi normativi.

Disinnesto della crescita

Gli inserzionisti sono sensibili e non vogliono che a livello reputazionale i loro prodotti siano associati a contenuti illeciti. Infine, alcune aziende come Facebook o Amazon dipendono dall'engagement dei consumatori che, se dovessero diventare disillusi, o scollegarsi, potrebbero mettere a rischio il business di queste società.

Disgregazione/nazionalizzazione forzata

Si tratta di un rischio indotto, con bassa probabilità che l'evento si realizzi, ma con un elevato impatto potenziale. Per il momento, la maggior parte di queste imprese non ha adottato il tipo di comportamento anticoncorrenziale che le sottoporrebbe all'attenzione della legislazione antitrust. Tuttavia, ci sono segnali di maggiore aggressività. Amazon ha lanciato una campagna per avvicinare i piccoli editori denominandola "The Gazelle Project", guardandoli “allo steso modo in cui un ghepardo guarderebbe una gazzella malaticcia".

Successivamente il report si focalizza sulle misure necessarie da attuare a supporto di un cambiamento positivo nelle Big Tech che “può essere raggiunto attraverso un'azione di collaborazione tra le aziende, i governi e i gestori di fondi al fine di individuare i settori in cui è necessario compiere progressi”.

Controlli e equilibri

Le sorti di molte di queste aziende sono legate a quelle dei loro carismatici fondatori, che possono avere o meno ambizioni politiche, ma che hanno sicuramente ambizioni filantropiche. Per molte aziende è importante che questo potere e queste ambizioni siano controllabili. Ma è sufficiente? Dopotutto, questo riguarda una persona. Data la prevalenza dei dati, non sembra irragionevole dare alle Big Tech l'incarico di agire come un fiduciario dell'informazione.

Convenzione di Ginevra digitale o Magna Carta tecnologica

Abbiamo dovuto aspettare fino al 2015 affinché l'ONU seguisse il suggerimento di Microsoft secondo cui il diritto internazionale vigente si applicherebbe anche al cyberspazio. Microsoft, tra gli altri, ha proposto una convenzione di Ginevra digitale. In base alle loro proposte, vi sarebbe ampio spazio per il coinvolgimento di tutte le parti interessate, siano esse governi, singoli cittadini o Big Tech. L'accordo su una serie di principi di base è un primo passo ovvio.

L'impegno con i Governi

Queste imprese riconoscono sempre più la necessità di impegnarsi con i governi e le autorità fiscali al fine di evitare una repressione più onerosa e invadente. Google ha siglato un accordo con le autorità fiscali britanniche nel 2016 per pagare 130 milioni di sterline di imposte arretrate e ha promesso di sostenere un onere fiscale maggiore in futuro. Tuttavia, i paesi possono continuare ad arbitrare le leggi fiscali, pertanto un accordo internazionale può essere difficile.

Modifiche ai modelli di business

Apple e IBM hanno recentemente avviato iniziative di pubbliche relazioni per dimostrare il loro uso responsabile dei dati. Il nuovo sito web sulla privacy di Apple presenta funzionalità che lo differenziano, ad esempio, da Google - algoritmi che funzionano a livello di singoli dispositivi piuttosto che in-the-cloud. Si tratta di un aumento degli sforzi al fine di essere visti come utilizzatori di dati responsabili.

Ruolo dei gestori

In qualità di gestori e detentori di patrimoni, non è sufficiente inserire le Big Tech in una lista di società bandite a meno che queste non decidano di riformarsi - il ruolo di gestori di patrimoni come amministratori del capitale deve essere quello di impegnarsi direttamente con queste società al fine di contribuire a cambiare il loro modus operandi, fargli meritare la loro patente sociale, e di cercare l'aiuto dei governi nel reclamare la proprietà dei nostri dati. Gli azionisti hanno la capacità di rafforzare la necessità di gestire i dati personali con maggiore attenzione, di essere consapevoli degli effetti indesiderati sulla democrazia e di mettere in discussione la proprietà sociale dei social media.

"Le strutture azionarie esistenti che sono imperniate su fondatori dominanti rendono queste azioni impegnative, ma azioni di engagement attente e ben strutturate su questi temi difficili dovrebbero essere in grado di fare la differenza” conclude Murray.

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