Competenze digitali? Per gli europei ancora un miraggio

Rita Annunziata
24.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Negli ultimi sei anni i progetti finanziati dall'Unione e incentrati sullo sviluppo delle competenze digitali dei cittadini sono stati relativamente pochi. Ma la crisi torna a porre l'accento sulla loro rilevanza. Ecco alcune sfide cruciali per il prossimo futuro secondo la Corte dei conti europea

Nel 2019 oltre 75 milioni di cittadini con un'età compresa tra i 25 e i 64 anni non possedevano competenze digitali almeno di base

Iliana Ilvanova, membro della Corte dei conti europea: “Gli adulti con maggiori competenze digitali guadagnano di più di chi è meno qualificato”

La Commissione punta a incrementare la percentuale di individui con competenze digitali di base dal 56% del 2019 al 70% nel 2025

Secondo un'indagine della Corte dei conti europea, nel 2019 oltre 75 milioni di cittadini con un'età compresa tra i 25 e i 64 anni non possedevano competenze digitali almeno di base. Una quota che tendeva ad acuirsi nel caso dei disoccupati, dei soggetti più anziani e degli individui con un basso livello di istruzione. E la crisi pandemica non ha fatto altro che sottolineare quanto sia fondamentale che questo gap venga colmato, evidenziando tra l'altro come gli adulti con maggiori conoscenze in tal senso siano in grado di trovare un impiego più facilmente e di guadagnare anche di più di chi è meno qualificato. Ma ancora molto resta da fare.
All'interno della comunicazione Plasmare il futuro digitale dell'Europa del mese di febbraio 2020, infatti, la Commissione europea ha sottolineato come oltre il 90% dei posti di lavoro richiedano competenze digitali almeno di base. Ma una recente analisi dell'Ocse mostra come in media più del 40% dei lavoratori che utilizza giornalmente un software da ufficio non possiede competenze sufficienti per usufruirne in modo efficace e, stando a quanto rivelato dalla Corte dei conti, il 15% dei posti di lavoro a livello comunitario presenta lacune in tal senso. Lacune prevalenti fra i tecnici (22%), i professionisti non qualificati (21%), gli addetti alle vendite (20%) e gli impiegati (17%).

“L'istruzione e la formazione professionale sono responsabilità degli Stati membri”, spiega la Corte in un comunicato ufficiale. “Il divario digitale fra gli adulti che possiedono competenze di base e coloro che ne sono privi varia però considerevolmente da uno Stato membro all'altro” e, secondo gli indicatori utilizzati dalla Commissione, negli ultimi anni i livelli di competenza digitale di base nell'Unione “non sono cresciuti in modo significativo”. Dal 2015, continuano i ricercatori, la Commissione ha adottato una serie di misure in tal senso, offrendo a quasi 11 milioni di cittadini appartenenti a tutte le fasce di età l'opportunità di migliorare la propria alfabetizzazione digitale. Tuttavia, spiegano, “circa la metà di questi erano studenti delle scuole primaria e secondaria e non sono disponibili dati sull'impatto che tali attività hanno avuto, in ultima analisi, sugli obiettivi dell'iniziativa”.
Tra l'altro, le evidenze disponibili rivelano come i finanziamenti dedicati al miglioramento delle competenze digitali siano stati relativamente modesti. I progetti relativi alla formazione digitale degli Stati membri, per esempio, hanno raccolto circa il 2% dei finanziamenti totali del Fondo sociale europeo tra il 2014 e il 2020, sebbene questo settore fosse ritenuto prioritario. Considerando che, per il periodo 2021-2027, la Commissione ha introdotto per la prima volta l'obiettivo di portare la percentuale di cittadini con competenze digitali di base dal 56% del 2019 al 70% nel 2025 (un obiettivo che richiederà un investimento annuo di 48 miliardi di euro a valere su fonti private e pubbliche nazionali e internazionali, ndr), la Corte ha dunque individuato alcune sfide cruciali per il futuro.

In primo luogo “disporre di finanziamenti adeguati per migliorare le competenze digitali” poiché, “sebbene nell'agenda per le competenze per l'Europa siano menzionati i diversi fondi dell'Ue che potrebbero sostenere l'attuazione dei progetti, non sono specificati gli importi interessati”, scrive l'istituzione. Poi, definire dei traguardi e dei valori-obiettivo intermedi che potrebbero aiutare a monitorare l'attuazione della politica in questione. Sul fronte del monitoraggio, invece, si suggerisce un aggiornamento dell'indicatore composito dell'Eurostat per valutare il livello di competenze digitali dei cittadini europei e i progressi verso il raggiungimento dell'obiettivo del 70% sopracitato. E, infine, introdurre ancora un sistema di monitoraggio dei progetti finanziati tra il 2021 e il 2027, volto a discernere tra azioni più o meno efficaci.

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